Produzione industriale in Eurozona: il calo di dicembre non frena la ripresa

La produzione industriale dell’Eurozona ha registrato una contrazione dell’1,4% su base mensile a dicembre, pur mantenendo una crescita dell’1,2% su base annua. Il dato negativo mensile era in larga parte atteso, considerando le cifre deboli già pubblicate da Germania e Francia per lo stesso periodo. Tuttavia, il quadro complessivo suggerisce che la ripresa ciclica del settore manifatturiero europeo sia tutt’altro che esaurita.

Ostacoli strutturali: un freno reale ma non insormontabile

Sarebbe facile cedere al pessimismo osservando le sfide strutturali che continuano a gravare sull’industria europea. I prezzi del gas naturale in Europa restano oltre tre volte superiori rispetto a quelli statunitensi, un divario che incide pesantemente sui costi di produzione e sulla competitività delle imprese del Vecchio Continente. A questo si aggiunge la pressione crescente delle esportazioni cinesi a basso costo verso il mercato europeo, che continuano ad aumentare a ritmo sostenuto. Sul fronte del commercio internazionale, gli esportatori europei devono inoltre fare i conti con dazi doganali più elevati imposti dagli Stati Uniti, un fattore che limita la capacità di penetrazione nel mercato americano e comprime i margini di profitto.

Segnali positivi dalla domanda interna e dagli ordini tedeschi

Nonostante queste criticità, emergono indicatori incoraggianti. Dall’indagine sulla fiducia delle imprese condotta dalla Commissione Europea a gennaio, è emerso un quadro misto ma significativo: se la valutazione degli ordini dall’estero resta debole, il dato complessivo sugli ordini ha mostrato un miglioramento tangibile. Questo scollamento tra ordini esteri e ordini totali indica che la domanda interna dell’Eurozona sta iniziando a rafforzarsi. Un ruolo chiave in questa dinamica è giocato dai piani di stimolo fiscale della Germania, che stanno producendo effetti concreti sull’attività economica. A conferma di ciò, gli ordini industriali tedeschi sono cresciuti di quasi il 20% negli ultimi quattro mesi del 2025, un dato che rappresenta un segnale di svolta significativo per la prima economia dell’Eurozona.

Correzione delle scorte quasi completata

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Un ulteriore elemento a favore della ripresa manifatturiera riguarda il ciclo delle scorte. La fase di destoccaggio che ha pesato sulla produzione industriale negli ultimi trimestri appare ormai in gran parte conclusa: la valutazione dei livelli di magazzino si è riportata in prossimità della media storica, eliminando uno dei principali fattori frenanti per il settore.

Prospettive per il manifatturiero europeo nel 2026

Alla luce di questi sviluppi, le attese per il settore manifatturiero dell’Eurozona nel 2026 sono moderatamente positive. Il comparto industriale dovrebbe fornire un contributo positivo alla crescita del PIL dell’area euro nel corso dell’anno, sostenuto dalla ripresa della domanda domestica, dall’effetto degli stimoli fiscali tedeschi e dalla normalizzazione del ciclo delle scorte. È tuttavia fondamentale sottolineare che le problematiche strutturali — dal differenziale energetico con gli Stati Uniti alla concorrenza cinese, fino alle tensioni commerciali transatlantiche — sono ben lontane dall’essere risolte. La ripresa ciclica in corso rappresenta un segnale incoraggiante, ma la competitività di lungo periodo dell’industria europea richiederà interventi più profondi in termini di politica energetica, innovazione tecnologica e riposizionamento strategico nelle catene globali del valore.