Panoramica dei mercati valutari: dollaro misto in chiusura di settimana

Il dollaro statunitense mostra un andamento contrastato nell’ultima sessione nordamericana della settimana. Come ampiamente previsto dagli analisti, la Bank of Japan ha mantenuto i tassi di interesse invariati, mentre le successive oscillazioni dello yen hanno alimentato speculazioni su possibili interventi materiali da parte delle autorità giapponesi. Sebbene permanga un certo scetticismo sulla portata di eventuali interventi diretti, è innegabile l’intensificazione dell’intervento verbale da parte dei funzionari nipponici, con la possibilità che abbiano effettuato verifiche sui livelli di cambio.

PBOC: fixing del dollaro sotto CNY7.0 per la prima volta dal 2023

Lo sviluppo più significativo della giornata riguarda la People’s Bank of China, che ha fissato il tasso di riferimento del dollaro sotto la soglia di CNY7.0 per la prima volta dal 2023. Il fixing odierno è stato stabilito a CNY6.9929, in calo rispetto al CNY7.0019 della sessione precedente. Questa mossa riveste un’importanza psicologica notevole: la soglia di CNY7.0 rappresentava un obiettivo atteso da molti operatori negli ultimi mesi. Si tratta inoltre della riduzione più consistente del fixing dallo scorso agosto. Il fatto che alcune banche statali stiano sostenendo il dollaro durante la sua discesa appare meno rilevante rispetto a questo segnale di politica monetaria.

Stati Uniti: attesa per la nomina del presidente Fed

Il presidente Trump dovrebbe annunciare nei prossimi giorni la sua scelta per la presidenza della Federal Reserve. Resta incerto se Powell rimarrà in carica fino al completamento del suo mandato come governatore dopo maggio. Il FOMC si riunirà la prossima settimana e la decisione di mantenere i tassi invariati dovrebbe risultare meno controversa rispetto al taglio deliberato il mese scorso. Nel frattempo, la Camera dei Rappresentanti a guida repubblicana ha approvato un disegno di legge per il finanziamento del governo federale fino alla fine dell’anno fiscale, includendo alcune resistenze alle priorità presidenziali. Il Senato dovrebbe approvare il provvedimento, scongiurando un nuovo shutdown governativo.

Analisi delle principali valute G10

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Euro: segnali tecnici rialzisti

L’euro ha registrato ieri una giornata di inversione rialzista, negoziando su entrambi i lati del range di mercoledì e chiudendo sopra i massimi. Dal punto di vista tecnico, una chiusura sopra il massimo della scorsa settimana (~$1.17) configurerebbe una settimana di inversione al rialzo. La moneta unica ha toccato quasi $1.1760, fermandosi poco sotto il massimo di martedì a $1.1770. Gli indicatori di momentum intraday appaiono tesi, preparando il terreno per un possibile rimbalzo nella sessione nordamericana.

Yen giapponese: volatilità post-BOJ

Dopo la decisione della BOJ di mantenere i tassi invariati, il dollaro è schizzato a quasi JPY159.23 per poi invertire bruscamente, scendendo fino a JPY157.35, nuovo minimo dall’8 gennaio. Esistono opzioni per $1.7 miliardi con strike a JPY159 in scadenza oggi. Le speculazioni su un intervento materiale appaiono poco probabili; più verosimile un’intensificazione dell’intervento verbale. Il Ministro delle Finanze Katayama ha utilizzato espressioni codificate per segnalare un’escalation, dichiarando di “monitorare lo yen con senso di urgenza”.

Sterlina britannica: massimi plurisettimanali

La sterlina ha testato e mantenuto il minimo di mercoledì, appena sopra $1.3400, per poi lanciarsi verso un massimo di due settimane e mezza poco sopra $1.3500. Oggi ha recuperato fino a $1.3535, il livello migliore dal 6 gennaio. Gli indicatori di momentum giornalieri sembrano pronti a girare al rialzo.

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Dollaro canadese: pressione ribassista

Il biglietto verde ha registrato una giornata di inversione contro il dollaro canadese, mantenendosi sotto CAD1.3800 e sopra CAD1.3780. Il prossimo obiettivo tecnico di ritracciamento si colloca vicino a CAD1.3750, seguito da CAD1.3710. Il minimo a cinque mesi dello scorso mese, poco sotto CAD1.3645, rappresenta un target ragionevole nelle prossime settimane.

Dollaro australiano: condizioni di ipercomprato

L’Aussie è stata una delle valute G10 più forti a inizio anno. I dati sull’occupazione migliori delle attese e le crescenti speculazioni su un rialzo dei tassi già il mese prossimo l’hanno spinta a quasi $0.6655, massimo da ottobre 2024. Tuttavia, i rialzisti rischiano di anticipare troppo: la valuta ha chiuso ieri a oltre tre deviazioni standard sopra la media mobile a 20 giorni, il livello di ipercomprato più elevato degli ultimi anni.

Mercati emergenti: focus su peso messicano e rupia indiana

Peso messicano: dollaro ai minimi

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Il dollaro rimane ancorato vicino ai minimi di un anno e mezzo contro il peso messicano, raggiungendo MXN17.4225. La prossima area di supporto si identifica a MXN17.38. Gli indicatori di momentum giornalieri sono tesi ma non hanno ancora invertito.

Rupia indiana: pressione persistente

La rupia indiana resta sotto pressione. Dall’inizio dell’anno, gli investitori esteri hanno venduto circa $3 miliardi di equity indiana, acquistando poco più di $200 milioni in obbligazioni. Le riserve della banca centrale sono aumentate di $14 miliardi la scorsa settimana (a $701.4 miliardi), suggerendo un’intensificazione degli interventi. Si tratta del maggior incremento settimanale da marzo scorso. Nonostante ciò, il dollaro ha toccato un nuovo record storico vicino a INR91.97.

Obbligazioni e materie prime

Rendimenti obbligazionari

Il rendimento del JGB decennale è salito di un solo punto base oggi, in calo di un punto base sulla settimana. I rendimenti a 30 e 40 anni sono scesi per la terza sessione consecutiva ma restano 13-15 punti base più alti sulla settimana. I rendimenti benchmark europei a 10 anni sono misti oggi, in rialzo di 4-7 punti base settimanali. Il Treasury USA decennale è leggermente più debole, poco sotto il 4.24%.

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Oro e argento: nuovi record

L’oro ha stabilito un nuovo record vicino a $4967.35 prima di invertire e attestarsi intorno a $4920. L’argento ha anch’esso toccato un massimo storico (~$99.40) e mantiene meglio le posizioni, scambiando poco sotto $99.

Petrolio

Il WTI marzo è stabile vicino a $60.40, negoziando all’interno del range di ieri (~$58.95-$60.80).

Dati macroeconomici in evidenza

Il tracker del PIL della Fed di Atlanta stima una crescita USA nel Q4 al 5.4%, dopo la revisione al rialzo del Q3 al 4.4%. Con tagli fiscali e rimborsi, il momentum economico dovrebbe proseguire nella prima parte dell’anno. Il PMI preliminare di gennaio dovrebbe confermare questa narrativa, con piccoli aumenti nel manifatturiero e nei servizi che potrebbero portare il PMI composito a 53.0 dal 52.7 di dicembre. Il PMI composito dell’eurozona è risultato misto: manifatturiero più solido ma servizi più deboli. Il composito è rimasto stabile a 51.5. Il PMI composito tedesco è salito a 52.5 da 51.3, mentre quello francese è sceso a 48.6.

Giappone: inflazione e prospettive BOJ

L’inflazione giapponese di dicembre è scesa al 2.1% dal 2.9%, con la misura core in calo al 2.4% dal 3.0%, in linea con le attese. Il PMI composito preliminare di gennaio è salito a 52.8 da 51.1. Le previsioni aggiornate della BOJ indicano aspettative di crescita migliore per l’anno fiscale in corso e il prossimo, con proiezioni sull’inflazione core riviste al rialzo. Il Governatore Ueda ha sottolineato l’importanza della crescita salariale primaverile nel processo decisionale, mostrandosi aperto ad aggiustare gli acquisti di obbligazioni alla luce dell’impennata dei rendimenti.