Il ritmo della diplomazia trumpiana: minacciare e poi ritrattare

Quando Donald Trump è arrivato a Davos, i nervi erano già tesi. Quello che è seguito ha sorpreso anche gli osservatori più esperti. Dopo aver insistito che avrebbe ottenuto la Groenlandia “nel modo facile o nel modo difficile”, il presidente ha improvvisamente fatto marcia indietro, sostituendo le minacce con la vaga promessa di un “framework” in arrivo. Mercoledì sera il panico si era già attenuato. Giovedì mattina, gli investitori si comportavano come se nulla di insolito fosse accaduto.

Un accordo misterioso con la NATO

La retromarcia è arrivata dopo giorni di nervosismo sui mercati, frenetiche trattative diplomatiche, minacce tariffarie e un comprensibile stupore nelle capitali europee. Trump è emerso in Svizzera per annunciare quello che ha definito “il framework di un futuro accordo” con il Segretario Generale della NATO Mark Rutte. La minaccia dei dazi è rientrata. La Groenlandia, apparentemente, non era più in vendita. Il contenuto esatto di questo framework rimane un mistero. Quasi certamente non prevede alcun trasferimento di sovranità: la premier danese è stata categorica nel dichiarare che “non possiamo negoziare sulla nostra sovranità”. L’accordo potrebbe riguardare l’accesso statunitense alle materie prime o una cooperazione ampliata sulla sicurezza artica. Oppure potrebbe semplicemente significare che tutti hanno concordato di smettere di urlare per un po’. Persino Trump è apparso confuso sui dettagli, arrivando a confondere Groenlandia e Islanda durante una dichiarazione.

La reazione dei mercati finanziari globali

Una volta chiaro il dietrofront, un’ondata di sollievo ha attraversato i mercati globali. Le azioni statunitensi sono rimbalzate con forza: l’S&P 500 ha registrato il maggior guadagno giornaliero degli ultimi due mesi, mentre i titoli small-cap hanno fatto ancora meglio. La volatilità, che aveva toccato i massimi da due mesi, è rientrata rapidamente. I futures hanno continuato a salire la mattina successiva.

Performance per area geografica

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Dall’altra parte dell’Atlantico, l’Europa ha ritrovato stabilità. In Asia, Giappone e Corea del Sud hanno registrato rialzi significativi, mentre Hong Kong è rimasta indietro di una frazione simbolica, giusto per fare la contrarian. Ma attribuire il rimbalzo esclusivamente alla questione groenlandese sarebbe riduttivo.

Il settore dei semiconduttori sotto i riflettori

I mercati amano i colpi di scena, ma hanno bisogno anche di protagonisti secondari convincenti. Questa volta, il settore dei semiconduttori è salito alla ribalta. Il CEO di Nvidia, Jensen Huang, era a Davos per consegnare quello che è diventato il suo messaggio distintivo: l’intelligenza artificiale non è una bolla, è un inizio, e richiederà trilioni di dollari per essere costruita.

Ottimismo AI contro cautela aziendale

Non tutti condividono lo stesso entusiasmo. Il CEO di Microsoft ha offerto una nota più fredda, sottolineando che, prima o poi, tutta quella costosa infrastruttura dovrà essere effettivamente utilizzata. Gli investitori, almeno per ora, hanno preferito l’ottimismo di Huang. Le azioni Intel sono balzate ai massimi degli ultimi quattro anni in vista della trimestrale, sostenute dagli upgrade degli analisti. AMD ha esteso la sua striscia vincente più lunga da quasi un anno, sulla scia delle aspettative di domanda esplosiva per i chip AI destinati ai server.

Oro e asset difensivi: il prezzo dell’ottimismo

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Gli asset difensivi hanno pagato il prezzo di questo rinnovato entusiasmo. L’oro è scivolato con l’attenuarsi dei timori geopolitici, anche se pochi lo stanno abbandonando completamente, specialmente dopo che Goldman Sachs ha alzato le previsioni sul prezzo dell’oro a fine 2026 a 5.400 dollari l’oncia.

La Fed e l’indipendenza della politica monetaria

Sul fronte interno, i meccanismi istituzionali di controllo hanno mostrato la loro efficacia. Mercoledì, i giudici della Corte Suprema, trasversalmente rispetto agli orientamenti ideologici, hanno espresso disagio per il tentativo di Trump di licenziare la Governatrice della Federal Reserve Lisa Cook. La Corte sembra orientata a mantenerla in carica mentre il caso procede. È una battuta d’arresto per una Casa Bianca desiderosa di esercitare maggiore influenza sulla politica monetaria.

I dati macroeconomici: conferme senza sorprese

La questione dell’influenza presidenziale sulla Fed assume particolare rilevanza mentre gli investitori tornano a concentrarsi sui dati economici. Un arretrato di pubblicazioni ritardate sta finalmente arrivando: PIL rivisto del terzo trimestre, richieste settimanali di sussidi di disoccupazione e l’indice PCE (Personal Consumption Expenditures), il parametro di inflazione preferito dalla Fed.

Numeri solidi ma datati

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I dati pubblicati hanno fatto poco per cambiare il quadro generale: Richieste di sussidi: 200.000, sotto le aspettative PIL terzo trimestre: rivisto al rialzo al 4,4% annualizzato Inflazione core PCE: confermata al 2,9%, in linea con le previsioni Numeri solidi, ma anche datati: utili per conferme, non per indicazioni direzionali. I mercati sono molto più interessati a dove si dirigono inflazione e crescita piuttosto che a dove erano lo scorso autunno. Per ora, i dati hanno offerto rassicurazione più che eccitazione, e i futures sono rimasti saldamente in territorio positivo: Dow Jones +0,4%, S&P 500 +0,6%, Nasdaq 100 in testa con +0,9%.

Stagione delle trimestrali: segnali contrastanti

La stagione degli utili prosegue. Procter & Gamble, GE Aerospace, Abbott Laboratories e Intel sono tra i grandi nomi che hanno pubblicato i risultati, offrendo indizi sulla domanda dei consumatori, le pressioni sui costi e come le aziende hanno navigato una fine anno turbolenta. I primi segnali sono contrastanti: GE ha battuto le aspettative, McCormick ha deluso con le sue previsioni, e i ricavi di P&G hanno mancato di poco le stime, mantenendo vive le preoccupazioni sulla debolezza della spesa dei consumatori.

Il nuovo paradigma dei mercati nell’era Trump

Sì, si può tirare un sospiro di sollievo. Lo spavento groenlandese è passato. I dazi non sono arrivati. Le azioni sono rimbalzate. Ma vale la pena notare quanto poco sia bastato per scuotere la fiducia, e quanto rapidamente il sollievo si sia trasformato in compiacenza. Potremmo non sapere cosa abbiamo evitato per un soffio, o se abbiamo evitato qualcosa. Quello che sappiamo è che questo è il pattern ormai consolidato: brinkmanship improvviso, diplomazia affrettata, e mercati che oscillano tra panico e scrollata di spalle. Gli investitori farebbero bene a memorizzare questo ritmo: escalation, de-escalation, ripetere.