Il dollaro si rafforza mentre le speculazioni sulla Fed alimentano la volatilità

Il dollaro statunitense ha registrato guadagni moderati contro un paniere di valute principali venerdì, in una sessione caratterizzata da elevata volatilità. I movimenti di prezzo intraday sono stati innescati dalle dichiarazioni del presidente Trump, che hanno alimentato speculazioni sulla possibilità che Kevin Hassett, attuale consigliere economico, non venga nominato alla guida della Federal Reserve. L’indice DXY ha chiuso a 99,375, in rialzo dello 0,02%. Un movimento contenuto ma significativo nel contesto delle attuali dinamiche di mercato.

Le parole di Trump su Hassett e le implicazioni per il mercato valutario

Durante un evento pubblico, Trump ha dichiarato: “Vedo Kevin tra il pubblico e voglio ringraziarlo. Sei stato fantastico in televisione oggi. Voglio tenerti dove sei, a dire il vero”. Queste parole hanno avuto un impatto immediato sul forex. Il dollaro si è apprezzato perché i mercati hanno interpretato le dichiarazioni come un segnale che Hassett rimarrà nel suo ruolo attuale invece di diventare presidente della Fed.

Perché Hassett è considerato un fattore ribassista per il dollaro

Kevin Hassett è percepito come una figura “dovish”, favorevole a tassi di interesse più bassi. La sua esclusione dalla corsa alla presidenza della Fed ha ridotto le probabilità di una leadership accomodante, elemento che avrebbe esercitato pressione al ribasso sul biglietto verde. Adam Button, chief currency analyst di investingLive, ha commentato: “Abbiamo osservato acquisti sul dollaro in seguito a questa notizia, poiché sottolinea che la decisione sulla Fed riguarda principalmente la credibilità politica. Tra i candidati, Hassett è visto come il meno indipendente, il che lo renderebbe il più accomodante data la nota preferenza di Trump per tassi più bassi”.

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Aspettative sui tassi: primo taglio spostato a giugno 2026

Un ulteriore fattore di supporto per il dollaro è arrivato dalla revisione delle aspettative sui tassi di interesse. Il primo taglio dei tassi nel 2026 potrebbe slittare a giugno, mentre in precedenza i mercati puntavano su marzo.

I dati macro che hanno modificato le previsioni

Due elementi chiave hanno contribuito a questo cambiamento di sentiment: Inflazione stabile: i dati sui prezzi al consumo continuano a mostrare una dinamica inflazionistica persistente, che giustifica un approccio più cauto da parte della Fed. Mercato del lavoro solido: le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione hanno evidenziato un miglioramento, segnalando resilienza dell’economia americana.

Yen giapponese e rischio intervento: cosa monitorare

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Sul fronte internazionale, particolare attenzione va rivolta al cambio dollaro/yen. Venerdì lo yen si è rafforzato dopo che il ministro delle Finanze giapponese Satsuki Katayama ha dichiarato che Tokyo non esclude alcuna opzione per contrastare la debolezza della valuta, incluso un intervento coordinato con gli Stati Uniti. Lunedì i mercati americani resteranno chiusi per festività, il che potrebbe limitare i volumi di scambio. Tuttavia, eventuali sviluppi dal Giappone potrebbero generare movimenti significativi.

Analisi tecnica del DXY: livelli chiave da osservare

Dal punto di vista tecnico, l’indice del dollaro ha chiuso in una posizione favorevole per superare il livello di ritracciamento di Fibonacci a 99,384. Un breakout confermato potrebbe innescare un’accelerazione rialzista verso la prossima resistenza significativa, rappresentata dal massimo del 21 novembre a 100,395.

Supporti e medie mobili

Sul lato ribassista, il DXY trova supporto in un cluster di prezzo formato da: – Trendline a 99,092 – Livello del 50% di Fibonacci – Media mobile a 50 giorni a 99,009 – Media mobile a 200 giorni a 98,753 Queste medie mobili stanno attualmente sostenendo il trend rialzista di medio termine, offrendo una base tecnica solida per eventuali correzioni.