Tre sviluppi chiave scuotono i mercati globali
La settimana si apre con tre eventi di portata significativa che stanno ridefinendo gli equilibri sui mercati finanziari internazionali. La schiacciante vittoria elettorale del Partito Liberal Democratico (LDP) guidato dal Primo Ministro Sanae Takaichi in Giappone, le pressioni di Pechino sulle istituzioni finanziarie cinesi affinché riducano l’esposizione ai Treasury statunitensi, e l’aggravarsi della crisi politica nel Regno Unito con le dimissioni del capo di gabinetto del Premier Starmer. Questi tre fattori stanno generando movimenti rilevanti su valute, obbligazioni e mercati azionari.
Giappone: la vittoria storica di Takaichi e le implicazioni per lo yen
Una maggioranza dei due terzi che cambia gli scenari
Il Primo Ministro Takaichi ha guidato l’LDP verso una vittoria elettorale travolgente, conquistando una super maggioranza dei due terzi che rappresenta un mandato politico estremamente forte. Questa maggioranza qualificata apre concretamente la strada a una possibile riforma costituzionale, un tema che da decenni anima il dibattito politico giapponese. Sul fronte dei mercati, la reazione iniziale è stata quella attesa: vendite sui JGB (titoli di stato giapponesi) e acquisti sulle azioni nipponiche. Il Nikkei ha registrato un rialzo superiore al 5% in un determinato momento della seduta, per poi chiudere con un guadagno di quasi il 4%. Il rendimento del decennale giapponese è salito di quasi sei punti base, portandosi al 2,27%.
Lo yen sfida le aspettative e si rafforza
L’elemento più sorprendente è stato il comportamento dello yen. Dopo un iniziale indebolimento immediatamente successivo alla notizia della vittoria, la valuta giapponese ha recuperato integralmente le perdite, sfidando le previsioni della maggior parte degli analisti. Il cambio dollaro/yen ha oscillato in un ampio range compreso tra 156,20 e 157,75, inglobando l’intera price action delle due sessioni precedenti. Una chiusura al di sotto del minimo di venerdì scorso avrebbe implicazioni ribassiste per il biglietto verde. I dati macroeconomici giapponesi hanno offerto un quadro misto: la spesa delle famiglie a dicembre è calata dello 0,3% su base annua, mentre i salari nominali sono cresciuti del 2,4% anno su anno, leggermente al di sotto delle attese. Il vero problema resta la crescita dei salari reali, che si è attestata a -0,1% rispetto all’anno precedente, confermando la difficoltà delle famiglie giapponesi nel mantenere il potere d’acquisto. Il surplus delle partite correnti di dicembre si è ridotto a 729 miliardi di yen dai 3.670 miliardi di novembre, in linea con il consueto deterioramento stagionale.
Cina: pressioni per ridurre l’esposizione ai Treasury USA
Una mossa di gestione del rischio o geopolitica?
Le autorità di regolamentazione cinesi hanno recentemente chiesto alle istituzioni finanziarie di ridurre le proprie posizioni in Treasury statunitensi. Secondo le fonti disponibili, la motivazione ufficiale è legata alla diversificazione del rischio e alla gestione prudenziale dei portafogli, piuttosto che a considerazioni di natura geopolitica o a ritorsioni verso le politiche commerciali americane. Questa direttiva, comunicata sia attraverso canali formali che informali, sembra essere stata avviata già nelle settimane precedenti e non rappresenta quindi una reazione improvvisa agli eventi più recenti. I dati disponibili indicano che, alla fine del terzo trimestre, le banche cinesi detenevano circa 300 miliardi di dollari in obbligazioni denominate in dollari.
Riserve valutarie e oro in crescita
Nel fine settimana, la Cina ha comunicato che il valore in dollari delle proprie riserve valutarie è aumentato di 41,2 miliardi di dollari, raggiungendo quota 3.399 miliardi. In termini assoluti, si tratta dell’incremento più consistente dalla fine del 2023. In termini percentuali, la crescita dell’1,23% è stata la più elevata dall’aprile scorso. Parallelamente, le riserve auree cinesi sono aumentate di circa 40.000 once troy, portandosi a 74,19 milioni di once. Al prezzo attuale di circa 5.050 dollari l’oncia, il valore complessivo delle riserve auree cinesi si aggira intorno ai 319,45 miliardi di dollari.
Il nodo della valutazione dello yuan
La People’s Bank of China (PBOC) ha fissato il tasso di riferimento del dollaro a CNY 6,9523, un nuovo minimo per l’attuale ciclo. Il dollaro è stato venduto anche contro lo yuan offshore, scendendo sotto quota CNH 6,92. In un recente rapporto, il Dipartimento del Tesoro statunitense ha affermato che, alla luce dei consistenti surplus esterni e di una valuta sottovalutata, le autorità cinesi dovrebbero consentire un apprezzamento dello yuan. Tuttavia, molti osservatori leggono questa posizione come coerente con la volontà dell’amministrazione americana di perseguire un indebolimento del dollaro: dato l’ampio deficit esterno degli Stati Uniti e la sopravvalutazione del biglietto verde, sarebbe Washington a dover favorire un deprezzamento della propria valuta.
Regno Unito: la crisi politica di Starmer si aggrava
Dimissioni del capo di gabinetto e pressioni crescenti
Il Primo Ministro britannico Keir Starmer affronta una crisi politica sempre più profonda. Il suo capo di gabinetto si è dimesso in seguito alla controversa nomina di Peter Mandelson, ma questo sacrificio non sembra aver alleviato la pressione sul leader laburista. Circolano voci secondo cui altri ministri del gabinetto potrebbero minacciare le dimissioni, mentre all’orizzonte si profilano un’elezione suppletiva nel corso del mese e le elezioni locali in primavera. Sul fronte dei mercati, la sterlina ha inizialmente esteso le perdite post-Bank of England fino a circa 1,3510 dollari, per poi recuperare verso 1,3625 e stabilizzarsi. La resistenza più vicina si colloca nell’area 1,3650-1,3665. Il rendimento del Gilt decennale britannico è salito di quasi cinque punti base, riflettendo l’ansia politica crescente.
Dollaro USA in calo contro tutte le valute del G10
Panoramica sulle principali coppie valutarie
Il dollaro statunitense si è indebolito contro tutte le valute del G10, con il dollaro australiano e il dollaro neozelandese a guidare i rialzi, nonostante l’Australia abbia riportato dati deludenti sulla spesa delle famiglie. EUR/USD: L’euro ha superato la soglia di 1,1870 grazie a un follow-through di acquisti. Il primo obiettivo di ritracciamento del calo dal massimo del 27 gennaio (~1,2080) si colloca vicino a 1,1885, con il successivo intorno a 1,1925. USD/CAD: Il dollaro ha registrato una giornata ribassista di tipo “outside down” contro il dollaro canadese, scendendo fino a circa CAD 1,3625, corrispondente al ritracciamento del 38,2% dei guadagni mensili. I prossimi supporti si trovano a CAD 1,3600 e CAD 1,3575. AUD/USD: Il dollaro australiano ha messo a segno una giornata rialzista di tipo “outside up”, recuperando da sotto 0,6900 fino a raggiungere 0,7045. Il massimo della settimana precedente, dopo il rialzo dei tassi della Reserve Bank of Australia, era a 0,7050, mentre il massimo di fine gennaio si collocava poco sotto 0,7100.
Valute emergenti sotto i riflettori
USD/MXN: Il dollaro ha registrato un’altra giornata ribassista “outside down” contro il peso messicano, invertendo la rotta dopo un breve superamento di MXN 17,5650 e scendendo fino a circa MXN 17,2265. Il minimo della settimana precedente si trovava vicino a MXN 17,1935, mentre il minimo del mese scorso è stato segnalato intorno a MXN 17,1050. USD/INR: Il dollaro ha scambiato in leggero rialzo contro la rupia indiana, mantenendosi tuttavia al di sotto del massimo pre-weekend vicino a INR 90,8550.
Mercati azionari: rally in Asia, cautela in Europa e USA
Le borse dell’Asia-Pacifico hanno registrato un rally generalizzato. Oltre al Nikkei, il Kospi sudcoreano ha guidato la regione con un guadagno del 4,1%. In Thailandia, dopo la vittoria del partito al governo, il mercato azionario è balzato di quasi il 3,5%. In Europa, lo Stoxx 600 ha registrato un modesto guadagno, mentre i futures sugli indici statunitensi mostravano perdite contenute: il Nasdaq in calo di circa lo 0,5% e l’S&P 500 in ribasso dello 0,3%. La reazione degli investitori americani alle mosse di Pechino sui Treasury potrebbe definire il tono dei mercati nei prossimi giorni.
Obbligazioni, oro e petrolio: il quadro completo
Rendimenti obbligazionari in rialzo
I titoli di stato sono stati venduti su scala globale. In Europa, i rendimenti decennali sono saliti di 1-2 punti base, con l’eccezione del Gilt britannico (+5 bp). Il rendimento del Treasury decennale USA è aumentato di quasi tre punti base, portandosi poco sopra il 4,23%.
Oro vicino ai 5.050 dollari, petrolio stabile
L’oro è avanzato fino a sfiorare i 5.050 dollari l’oncia prima di stabilizzarsi intorno alla soglia psicologica dei 5.000 dollari. L’argento ha toccato quasi 82,50 dollari ma è poi rientrato sotto gli 80 dollari. Il WTI con scadenza marzo scambia all’interno del range pre-weekend, sostanzialmente invariato intorno ai 63,75 dollari al barile.
Dati macro in agenda: Fed, inflazione messicana e spesa australiana
Stati Uniti: settimana cruciale per i dati economici
L’indagine sull’inflazione di gennaio della Federal Reserve difficilmente catturerà l’attenzione dei mercati, oscurata dai dati ben più rilevanti attesi nel corso della settimana: non-farm payrolls, vendite al dettaglio e CPI. I futures sui Fed funds scontano una probabilità superiore al 90% di un taglio dei tassi entro la fine del primo semestre. Potrebbe trattarsi della prima riunione con Kevin Warsh alla presidenza, qualora il processo di conferma proceda nei tempi consueti. Tuttavia, l’indagine sulla ristrutturazione della sede della Fed ha spinto alcuni senatori repubblicani ad unirsi ai democratici nel minacciare di bloccare il processo di conferma.
Messico: attese per l’inflazione di gennaio
Il Messico pubblica oggi i dati sull’inflazione di gennaio. Le pressioni sui prezzi sono probabilmente aumentate, con il dato headline atteso in rialzo al 3,8% dal 3,7% precedente. Il tasso core, superiore al 4% da maggio scorso, potrebbe salire al 4,5% dal 4,3% di dicembre, il livello più alto da marzo 2024. La Banxico ha confermato la scorsa settimana una pausa nel ciclo di allentamento, pur anticipando la possibilità di riprendere i tagli più avanti nel corso dell’anno.
Australia: spesa delle famiglie in calo inatteso
La spesa delle famiglie australiane è calata inaspettatamente dello 0,4% a dicembre, dopo una crescita media dell’1,2% nei due mesi precedenti. La solidità dei consumi era stata una delle considerazioni alla base del recente rialzo dei tassi da parte della Reserve Bank of Australia. Il mercato dei futures prezza una probabilità dell’85% di un ulteriore rialzo alla riunione di maggio, ma è difficile immaginare che il pendolo si spinga molto oltre in

