UBS abbassa il giudizio sul comparto tecnologico statunitense

La banca d’investimento svizzera UBS ha rivisto al ribasso la propria valutazione sul settore IT statunitense, portandola da “attraente” a “neutrale”. La decisione, comunicata in una nota agli investitori, riflette un crescente scetticismo verso le dinamiche che stanno ridefinendo il comparto tecnologico, nonostante il recente rimbalzo dei titoli dopo una fase di vendite generalizzate. Il downgrade arriva in un momento particolarmente delicato per i mercati: l’indice S&P 500 Software & Services, che comprende 140 società, aveva registrato un recupero di circa il 3% nella seduta precedente, alimentato dall’ottimismo degli investitori sulla tenuta del trend rialzista. Tuttavia, secondo UBS, i segnali di cautela superano quelli di fiducia.

Le tre ragioni alla base del declassamento

1. Investitori sempre più selettivi verso i titoli tech

UBS osserva un cambiamento significativo nel comportamento degli investitori istituzionali: la fase in cui si acquistava indiscriminatamente qualsiasi titolo tecnologico è terminata. Oggi il mercato premia la selettività, con una rotazione evidente dai titoli tech verso altri settori considerati più difensivi o con valutazioni più ragionevoli. Questa dinamica è particolarmente penalizzante per le aziende software cosiddette “pure play”, ovvero quelle che non dispongono di modelli di business diversificati e dipendono da un’unica linea di ricavi. UBS sottolinea che l’incertezza sul comparto software potrebbe persistere a lungo, rendendo difficile per gli investitori avere convinzione sui tassi di crescita e sulla redditività futura di queste imprese.

2. La spesa in conto capitale per l’intelligenza artificiale è insostenibile

Il secondo elemento critico riguarda i livelli di capital expenditure raggiunti dai principali fornitori di servizi cloud. I quattro maggiori hyperscaler — Alphabet, Microsoft, Meta e Amazon — prevedono di spendere complessivamente quasi 700 miliardi di dollari in infrastrutture legate all’intelligenza artificiale nel corso del 2026. Il caso di Amazon è emblematico: con una spesa prevista di 200 miliardi di dollari nel 2026, la società si troverebbe ad affrontare un free cash flow negativo di circa 17 miliardi di dollari. Questo squilibrio tra investimenti massicci e ritorni ancora incerti rappresenta un elemento di forte preoccupazione. Mark Hawtin, responsabile global equities di Liontrust Asset Management, ha commentato la situazione in modo diretto: “I ricavi generati dall’intelligenza artificiale al momento non sono proporzionati alla spesa sostenuta. Questo crea uno scenario futuro molto più incerto e difficile da prevedere, e gli investitori non amano l’imprevedibilità”. Hawtin ha aggiunto un ragionamento che sintetizza il dilemma degli investitori: “Se mi viene offerto un flusso di cassa di 60 miliardi di dollari oggi rispetto a un flusso di cassa futuro e incerto derivante da quella spesa, il rischio è aumentato. Queste aziende stanno diventando estremamente capital-intensive e non sappiamo quale sarà il risultato di questi investimenti. Di conseguenza, dovremmo pagare meno per possederle”. Un ulteriore fattore di rischio è che una quota crescente di questa spesa viene finanziata attraverso debito esterno o emissioni di equity, anziché con risorse interne, creando un potenziale “overhang” per il mercato.

3. Valutazioni dell’hardware tecnologico ai massimi

Il terzo motivo citato da UBS riguarda le valutazioni del comparto hardware, giudicate ormai piene. I multipli di mercato di molti titoli hardware hanno raggiunto livelli che lasciano poco margine di apprezzamento, rendendo questi investimenti sempre più costosi e meno attraenti in termini di rapporto rischio-rendimento.

L’effetto dirompente dell’AI sul settore software

A innescare l’ondata di vendite sui titoli software è stata la mossa di Anthropic, società specializzata in intelligenza artificiale, che ha lanciato nuovi strumenti AI in grado di gestire flussi di lavoro professionali complessi. Si tratta di funzionalità che molte aziende software tradizionali offrono come prodotti core, il che ha immediatamente sollevato timori di sostituzione tecnologica. Questa dinamica evidenzia un paradosso del settore: l’intelligenza artificiale, che dovrebbe essere il principale motore di crescita per le aziende tech, rischia contemporaneamente di erodere i ricavi delle società software consolidate, aumentando la competizione e comprimendo i margini.

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Diversificare l’esposizione: le raccomandazioni di UBS

UBS ha precisato che il declassamento non riflette una visione negativa sulla tecnologia nel suo complesso. La banca riconosce che le opportunità legate all’intelligenza artificiale si estendono ben oltre i confini del settore IT tradizionale. Tuttavia, il messaggio per gli investitori è chiaro: è il momento di rivedere le esposizioni concentrate sul comparto tecnologico statunitense, soprattutto quelle che superano i livelli di benchmark. In particolare, UBS consiglia di ridurre le posizioni su singole società software prive di diversificazione nei modelli di business. Le aree verso cui UBS suggerisce di riallocare il capitale includono:

  • Settore bancario, che beneficia di un contesto di tassi ancora favorevole
  • Healthcare, con fondamentali solidi e caratteristiche difensive
  • Utilities, settore tradizionalmente resiliente nelle fasi di incertezza
  • Servizi di comunicazione, con valutazioni più contenute
  • Consumer discretionary, che offre esposizione alla ripresa dei consumi

Cosa significa per gli investitori italiani

Per gli investitori italiani con portafogli fortemente esposti al settore tech USA — una condizione comune data la predominanza dei titoli tecnologici negli indici globali — il messaggio di UBS rappresenta un invito alla prudenza e alla diversificazione. Chi detiene posizioni significative in ETF o fondi indicizzati al Nasdaq o all’S&P 500 potrebbe trovarsi con un’esposizione al settore tecnologico superiore a quanto desiderato. In questo contesto, valutare un ribilanciamento verso settori meno ciclici o verso mercati europei, che presentano valutazioni generalmente più contenute, potrebbe rappresentare una strategia di gestione del rischio efficace nel panorama attuale del 2026.