Cosa ha spinto l’oro ai massimi e cosa aspettarsi nel 2026

L’oro ha storicamente dimostrato una forte resilienza durante le fasi di stress finanziario e geopolitico, e gli eventi recenti non hanno fatto eccezione. Le tensioni commerciali internazionali, i conflitti globali e l’incertezza fiscale nelle principali economie hanno rafforzato il ruolo del metallo prezioso come bene rifugio per eccellenza. Dal punto di vista strutturale, diversi fattori continuano a sostenere le quotazioni dell’oro: l’elevato debito pubblico delle maggiori economie mondiali, i deficit fiscali persistenti e una crescente tolleranza verso l’inflazione stanno progressivamente erodendo la fiducia nelle valute fiat. A questi elementi si aggiunge un’offerta limitata a fronte di una domanda in costante crescita, creando un contesto fondamentale favorevole. Va tuttavia segnalato che livelli elevati di speculazione con leva finanziaria, in particolare dalla Cina, hanno contribuito a spingere i prezzi verso l’alto prima di una brusca correzione registrata a fine gennaio 2026. Nonostante i ribassi significativi, il quadro complessivo di domanda e offerta continua a supportare quotazioni elevate nel medio-lungo termine.

Perché i titoli minerari restano indietro rispetto al lingotto

Uno degli aspetti più interessanti dell’attuale ciclo dell’oro riguarda la divergenza tra il prezzo del metallo fisico e le valutazioni delle società minerarie. Mentre le banche centrali e gli ETF garantiti da oro fisico hanno alimentato il rally del lingotto, i flussi verso le azioni del settore minerario sono rimasti decisamente più contenuti. Il risultato è che molte società minerarie quotate scambiano al di sotto dei multipli storici, con rendimenti del free cash flow elevati e multipli EV/cash flow particolarmente attraenti. Secondo le analisi di Franklin Templeton, le valutazioni dei titoli minerari hanno registrato un ritardo di circa il 20% rispetto al prezzo spot dell’oro negli ultimi due anni, una disconnessione che appare difficile da giustificare su basi puramente fondamentali.

Un divario di valutazione ingiustificato

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Questa discrepanza riflette più la percezione degli investitori che i fondamentali reali del settore. Molti operatori di mercato conservano ancora il ricordo di cicli passati caratterizzati da inflazione dei costi operativi, cattiva allocazione del capitale e diluizione azionaria. Tuttavia, l’industria mineraria aurifera ha attraversato una profonda trasformazione. Oggi le società del settore presentano:

  • Bilanci più solidi rispetto ai cicli precedenti
  • Maggiore disciplina nell’allocazione del capitale
  • Rendimenti per gli azionisti più elevati, attraverso dividendi e buyback

Ai prezzi attuali dell’oro, le società minerarie offrono una leva operativa reale: utili e free cash flow crescono a un ritmo superiore rispetto all’apprezzamento del lingotto. Se a questo si aggiungono i venti favorevoli dal contesto macroeconomico e la tradizionale correlazione negativa dell’oro con il dollaro statunitense, il caso d’investimento per il settore minerario appare ben supportato.

I fondamentali giustificano valutazioni più elevate per le minerarie

I dati finanziari recenti confermano la solidità del settore. Il terzo trimestre 2025 ha prodotto utili record per molti produttori, e il quarto trimestre ha probabilmente superato quei livelli, con l’oro che ha registrato una media di circa 4.150 dollari per oncia, in rialzo di circa 700 dollari rispetto al trimestre precedente e di circa 1.500 dollari su base annua. Le stime indicano che i ricavi del settore dovrebbero essere cresciuti di circa il 20% su base trimestrale e di circa il 55% su base annua, mentre i costi operativi hanno mostrato incrementi inferiori al 10%, determinando un’espansione significativa dei margini. Con una produzione sostanzialmente stabile, la combinazione di forte generazione di cassa e valutazioni attraenti ha anche alimentato un’intensa attività di fusioni e acquisizioni (M&A), consentendo alle società di creare valore, rimpiazzare le riserve esaurite e posizionarsi per una crescita di lungo periodo.

Quanto sono resilienti le minerarie in caso di ribasso dell’oro

Sebbene le quotazioni elevate del lingotto impongano una certa cautela, le società minerarie dispongono di un margine di sicurezza considerevole. Il sentiment di mercato può cambiare rapidamente: un rialzo dei tassi di interesse, un raffreddamento dell’inflazione o una riduzione delle tensioni geopolitiche potrebbero innescare prese di profitto sull’oro. Tuttavia, secondo le stime di Franklin Templeton, il prezzo dell’oro dovrebbe scendere al di sotto dei 3.500 dollari per oncia prima che l’economia del settore inizi a somigliare ai cicli ribassisti del passato. Inoltre, prezzi dell’oro più elevati migliorano l’accesso al capitale per le società minerarie, aumentando il potenziale di esplorazione e sviluppo e rendendo economicamente sostenibili progetti che in passato non lo erano.

Prospettive per l’oro e il settore minerario nel 2026

Il quadro complessivo per le società minerarie aurifere resta costruttivo. I principali fattori di supporto includono bilanci solidi, valutazioni attraenti e molteplici catalizzatori, tra cui l’attività di M&A che continua a ridisegnare il settore. In un contesto macroeconomico caratterizzato da incertezza fiscale persistente, tensioni geopolitiche irrisolte e politiche monetarie ancora in fase di aggiustamento, l’oro mantiene il suo ruolo di asset strategico nei portafogli diversificati. Per gli investitori italiani, il settore offre un’opportunità di esposizione a un comparto che combina la protezione tipica del metallo prezioso con il potenziale di rivalutazione delle equity sottovalutate.

Rischi da considerare

È fondamentale ricordare che tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale. I titoli azionari sono soggetti a fluttuazioni di prezzo, e le azioni a piccola e media capitalizzazione presentano una volatilità superiore rispetto alle large cap. Gli investimenti legati alle materie prime sono esposti a rischi aggiuntivi, tra cui la volatilità degli indici, la speculazione, le variazioni dei tassi di interesse e gli sviluppi normativi. Gli investimenti internazionali comportano rischi specifici legati alle fluttuazioni valutarie e alle incertezze politiche ed economiche, amplificati nel caso dei mercati emergenti.