Il paradosso di Nvidia tra Wall Street e le restrizioni commerciali
I mercati finanziari hanno una straordinaria capacità di svelare le contraddizioni che si celano nel cuore della geopolitica. Questa dinamica emerge con particolare evidenza nel caso di Nvidia, il colosso tecnologico della Silicon Valley diventato il simbolo dell’intelligenza artificiale per Wall Street. Giovedì scorso, le azioni della società hanno registrato un calo nel premarket, un ribasso apparentemente modesto che ha tuttavia generato preoccupazione nell’intero settore tecnologico. La causa di questa flessione? La Cina. O meglio, l’impossibilità per un’azienda da mille miliardi di dollari di pianificare il proprio futuro commerciale nel contesto di relazioni sino-americane sempre più tese.
Quando la tecnologia diventa strumento geopolitico
La situazione di Nvidia dimostra come la finanza non sia più legata esclusivamente ai fondamentali aziendali, ma dipenda sempre più dalle decisioni politiche. L’azienda ha recentemente ottenuto licenze limitate per vendere i suoi chip avanzati H20 nel mercato cinese. Tuttavia, le previsioni trimestrali hanno deliberatamente escluso qualsiasi ricavo proveniente da quel mercato. Questa omissione non deriva da una domanda debole – le aziende cinesi rimangono infatti estremamente interessate alla tecnologia di Nvidia. Il problema risiede nelle crescenti restrizioni all’export imposte da Washington. Un chip non è più semplicemente un componente tecnologico: è diventato una pedina negoziale. Gli analisti hanno inoltre rilevato segnali di contrazione nei budget dei data center da parte dei principali clienti hyperscale di Nvidia.
La risposta del management e la reazione del mercato
Nonostante l’annuncio di un programma di buyback da 60 miliardi di dollari e le rassicurazioni del CEO Jensen Huang sulla solidità della domanda di AI, il titolo ha perso l’1,4% nel premarket. I futures sui tre principali indici di Wall Street sono rimasti sostanzialmente invariati.
L’intelligenza artificiale come motore del bull market
Le implicazioni vanno ben oltre una singola azienda. Il mercato rialzista delle azioni statunitensi, ormai al terzo anno consecutivo, è stato alimentato da una fiducia quasi messianica nel potenziale economico dell’AI. Ogni turbolenza – dall’emergere di modelli cinesi a basso costo alle vendite indotte dai dazi – è stata finora assorbita dalla volontà del mercato di credere in questa narrativa. Tuttavia, le metriche di valutazione dell’S&P 500 hanno già superato le medie storiche e quelle dei mercati internazionali. La minima incertezza nella narrativa dominante può generare onde d’urto nell’intero sistema.
Performance contrastanti nel settore tech
Altri protagonisti del settore hanno offerto segnali contrastanti: – Snowflake, specialista in data analytics, ha registrato un rally grazie alle prospettive di crescita dei ricavi guidata dall’AI – CrowdStrike è crollata dopo previsioni di vendite inferiori alle attese – Dollar General ha segnato un forte rialzo dopo aver rivisto al rialzo le previsioni annuali
La politica monetaria come ancora di salvezza
Al di sopra di queste dinamiche aziendali, la politica monetaria rimane il fattore dominante. Gli investitori, forse stanchi dei continui titoli su dazi e sanzioni, si aggrappano alla possibilità che la Federal Reserve effettui il primo taglio dei tassi dell’anno a settembre. I mercati dei futures prezzano questa probabilità a quasi il 90%. La sessione odierna è caratterizzata anche dalle tensioni sul debito francese, il cui rendimento si sta allontanando da quello tedesco per avvicinarsi a quello italiano – un chiaro segnale della sfiducia generata dal caos politico in Francia.
Focus sui dati macroeconomici
Gli investitori attendono con particolare attenzione i dati sull’inflazione di venerdì. L’Europa si concentrerà sui dati preliminari di agosto per Francia, Italia, Spagna e Germania, mentre Wall Street analizzerà l’inflazione PCE di luglio insieme a redditi e spese delle famiglie.
Segnali contrastanti dall’economia americana
I dati economici statunitensi pubblicati questa mattina riflettono prospettive leggermente più solide del previsto. Il PIL del secondo trimestre è stato rivisto al rialzo a un tasso di crescita annualizzato del 3,3%, superando la stima precedente del 3,1%. Questo suggerisce che l’economia ha mantenuto uno slancio solido, sostenuta dalla resilienza dei consumi e degli investimenti aziendali nonostante i tassi più elevati. Parallelamente, le richieste di sussidi di disoccupazione per la settimana terminata il 23 agosto si sono attestate a 229.000 unità, sostanzialmente in linea con le attese di 230.000. La persistente forza di crescita e occupazione potrebbe però complicare le decisioni della Fed, rafforzando potenzialmente le pressioni inflazionistiche e ritardando i tagli dei tassi.
Mercati asiatici ed europei in ordine sparso
Questa mattina i mercati asiatici hanno mostrato andamenti divergenti. Giappone, Corea del Sud, Cina continentale e Australia hanno registrato lievi guadagni a fine seduta. L’India rimane sotto pressione dopo l’imposizione di dazi del 50% da parte degli Stati Uniti. Taiwan e Hong Kong hanno invece registrato cali superiori all’1%. Gli indicatori anticipatori europei sono prevalentemente ribassisti, con lo Stoxx Europe 600 in calo dello 0,1%.