Un clima di prudenza sostituisce l’ottimismo della vigilia

I mercati finanziari globali restano in uno stato di elevata tensione. La pausa di cinque giorni annunciata dal presidente Trump nei confronti dell’Iran viene accolta con profondo scetticismo dagli operatori. Gran parte delle dichiarazioni ufficiali sembra rientrare in una strategia di operazioni psicologiche tipiche dei contesti bellici, come l’avvio di azioni militari durante le trattative diplomatiche. L’interpretazione prevalente tra gli analisti è che questo intervallo temporale possa servire a rafforzare la presenza militare statunitense nell’area, con un possibile tentativo di prendere il controllo dell’isola di Kharg, snodo cruciale per le esportazioni petrolifere iraniane. La strategia americana oscilla tra due obiettivi apparentemente contraddittori: da un lato la distruzione totale delle capacità produttive iraniane, dall’altro il perseguimento di un cambio di regime mantenendo intatte le infrastrutture energetiche per consentire una ricostruzione sotto una nuova leadership.

Lo Stretto di Hormuz e le tensioni commerciali con l’Europa

Nel frattempo, il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz sta assumendo connotati sempre più problematici: le navi che transitano sembrano soggette a una sorta di pedaggio di circa 2 milioni di dollari, da corrispondere in yuan, trasformando di fatto lo stretto in un casello geopolitico. Sul fronte commerciale, gli Stati Uniti hanno lanciato un ultimatum all’Europa: raggiungere un accordo commerciale entro il 26 marzo oppure perdere l’accesso privilegiato al gas naturale liquefatto americano. Una mossa che aggiunge ulteriore pressione a un quadro già estremamente fragile.

Dollaro USA: vendite limitate dopo il ritracciamento

Le vendite sul dollaro in prosecuzione del movimento ribassista della vigilia sono state contenute. Il mercato valutario manca di convinzione direzionale nel breve termine. I dati PMI preliminari di marzo si sono rivelati in gran parte più deboli delle attese, e rappresentano solo il primo segnale dell’impatto destabilizzante del conflitto sull’economia reale.

EUR/USD: consolidamento dopo il rimbalzo

Nella sessione volatile di ieri, che ha visto gli Stati Uniti fare marcia indietro sull’ultimatum del fine settimana citando colloqui che i leader iraniani hanno negato, l’euro ha scambiato su entrambi i lati del range pre-weekend. La moneta unica ha superato la media mobile a 20 giorni dall’inizio del conflitto con l’Iran, chiudendo ai livelli più alti dal 4 marzo e ritracciando oltre la metà delle perdite mensili. Tuttavia, non si è registrato un seguito negli acquisti. In un contesto consolidativo, l’euro ha trovato supporto in area $1,1575. Opzioni per 1,1 miliardi di euro con strike a $1,16 sono in scadenza nella giornata odierna.

USD/JPY: lo yen resta sotto pressione

Il dollaro ha raggiunto quota JPY 159,65 prima che Trump revocasse l’ultimatum, per poi essere venduto fino a circa JPY 158,20. Dopo aver toccato il minimo, il biglietto verde ha consolidato prevalentemente sotto JPY 158,80. Il minimo di ieri regge e il dollaro è tornato in prossimità di JPY 158,80.

Sterlina: la migliore performance tra le valute G10

La sterlina britannica ha superato lo yen come valuta G10 più forte della sessione precedente, con un rialzo di circa lo 0,60%. Questo risultato è stato accompagnato da un netto calo dei rendimenti britannici: il rendimento dei Gilt a due anni è sceso di 15 punti base, annullando quasi completamente il balzo pre-weekend. Il mercato degli swap sconta ora circa 60 punti base di rialzi per il 2026, rispetto agli 84 punti base stimati prima del fine settimana. La sterlina ha trovato nuovi acquirenti in area $1,3380, dopo aver sfiorato $1,3480 nella sessione precedente.

Dollaro canadese e dollaro australiano

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Nonostante l’ampio range intraday, il dollaro canadese ha chiuso sostanzialmente invariato. Il biglietto verde è stato venduto fino a un minimo di cinque giorni (~CAD 1,3670) per poi recuperare verso CAD 1,3735. Oggi ha segnato un nuovo massimo a due mesi leggermente sopra CAD 1,3760, con supporto in area CAD 1,3725 e potenziale test di CAD 1,3800. Il dollaro australiano è stato spinto fino a quasi $0,6910, il livello più basso da inizio febbraio, prima di rimbalzare e chiudere sopra $0,7020. Un dato PMI preliminare particolarmente negativo e il rafforzamento generalizzato del dollaro hanno riportato l’Aussie verso $0,6955. Opzioni per 700 milioni di dollari australiani con strike a $0,6975 scadono oggi.

Valute emergenti: peso messicano, yuan e rupia indiana

Peso messicano

Il peso messicano ha recuperato terreno insieme alla propensione al rischio. Il dollaro ha inizialmente raggiunto quasi MXN 18,09 prima che i post sui social media del presidente Trump invertissero la direzione, spingendo il cambio fino a MXN 17,69. Oggi il dollaro è più forte e scambia nella parte alta del range giornaliero (MXN 17,85-17,8775).

Yuan cinese

Lo yuan offshore ha recuperato in linea con le altre valute principali. Il dollaro ha toccato un massimo a due settimane appena sotto CNH 6,92 prima di essere venduto fino a CNH 6,8775. La PBOC ha fissato il tasso di riferimento a CNY 6,8943, in calo rispetto al CNY 6,9041 del giorno precedente, segnalando una volontà di stabilizzazione.

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Rupia indiana

La speranza che le navi indiane possano ottenere il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz anche in caso di prosecuzione del conflitto ha contribuito a interrompere un calo di tre giorni della rupia. Il dollaro ha chiuso i gap aperti e si è stabilizzato in area INR 93,8750.

Mercati azionari e obbligazionari: reazioni contrastanti

Equity globale

Il quadro azionario è misto. Le borse dell’Asia-Pacifico hanno reagito positivamente al recupero di Wall Street, con la maggior parte dei listini principali in rialzo di oltre l’1%. Taiwan, Malesia e Nuova Zelanda hanno rappresentato le eccezioni. In Europa, lo Stoxx 600 oscilla attorno alla parità dopo aver interrotto una serie negativa di quattro sedute, mentre i futures sugli indici statunitensi sono in lieve calo.

Obbligazioni

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I rendimenti dell’area Asia-Pacifico hanno recuperato terreno con un calo di 4-6 punti base, allineandosi al ribasso dei rendimenti USA della vigilia. Nonostante i PMI deboli, i rendimenti benchmark europei a 10 anni sono in lieve rialzo di 1-3 punti base. Il rendimento del Treasury decennale USA si attesta leggermente sopra il 4,36%.

Oro, argento e petrolio

L’oro ha recuperato dopo aver testato la media mobile a 200 giorni, leggermente sotto i $4.100. Il metallo prezioso scambia con tono sostenuto nella parte alta del range giornaliero, che si estende fino a circa $4.448. L’argento mostra una performance relativamente migliore, testando i massimi della vigilia (~$70,75) dopo essere stato venduto fino a quasi $61, nuovo minimo annuale. Il WTI di maggio scambia in modo relativamente tranquillo ma con tono positivo, nel mezzo del range $88,50-$92,30. Il Brent di giugno ha raggiunto $81,65 ieri, ha chiuso vicino a $85,35 e scambia sopra $87 nella tarda mattinata europea.

Dati macroeconomici: il quadro globale si deteriora

Stati Uniti

I dati ad alta frequenza statunitensi rivestono un interesse limitato nella giornata odierna. Le indagini della Fed di Philadelphia (non manifatturiero) e della Fed di Richmond sono state superate dagli eventi, così come il PMI preliminare di marzo. I costi unitari del lavoro e la produttività meritano attenzione: la forte revisione al ribasso del PIL del quarto trimestre (0,7% annualizzato rispetto all’1,4% iniziale) suggerisce che la produttività sarà drasticamente ridotta rispetto al 2,8% e che i costi unitari del lavoro sono aumentati più del 2,8% stimato inizialmente.

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Messico

L’indice IGAE di attività economica di gennaio, assimilabile a una stima mensile del PIL, potrebbe aver registrato una contrazione per la seconda volta in tre mesi, nonostante le vendite al dettaglio di gennaio siano balzate dell’1% (contro lo 0,2% atteso). Verrà inoltre pubblicato il dato CPI della prima metà di marzo. Sia l’inflazione headline che quella core hanno chiuso febbraio sopra il limite superiore del target (2%-4%). La banca centrale messicana si riunisce questa settimana: poco più della metà degli economisti prevede un taglio, ma il mercato degli swap sconta una politica invariata.

Eurozona

Il PMI preliminare di marzo dell’eurozona ha offerto un quadro contrastante. Il PMI manifatturiero è salito a 51,4, confermandosi sopra la soglia di 50 per la prima volta dopo diversi anni. I servizi hanno deluso, con il PMI in calo a 50,1 (da 51,9), il livello più debole da maggio scorso. Il composito è sceso a 50,5 (da 51,9), annullando i progressi registrati dalla metà dello scorso anno.

Regno Unito

Il PMI composito britannico di marzo è sceso a 51,0 (da 53,7), con cali sia nel manifatturiero che nei servizi. Il dato CPI di febbraio, atteso per domani, dovrebbe mostrare un tasso annuo stabile al 3,0% con un incremento mensile dello 0,4%. Il core è previsto invariato al 3,1%. Tuttavia, questi dati hanno una rilevanza limitata dato lo sconvolgimento provocato dal conflitto.

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Australia

Il PMI composito australiano di marzo è crollato a 47,0 (da 52,4), il livello più basso degli ultimi due anni. Il manifatturiero si è mantenuto appena sopra la soglia di 50, ma i servizi sono scivolati in territorio di contrazione. Il CPI di febbraio, atteso per domani, dovrebbe restare stabile al 3,8%.

Giappone

Il CPI giapponese di febbraio è sceso all’1,3% dall’1,5%. Il tasso core (esclusi alimentari freschi), che rappresenta l’obiettivo della Bank of Japan al 2,0%, è calato all’1,6% (dal 2,0%), scendendo sotto il target per la prima volta da marzo 2022. La misura che esclude energia e alimentari freschi è scesa al 2,5% dal 2,6%. I sussidi energetici, prima del conflitto, sembravano essere il principale fattore trainante. Il PMI composito preliminare di marzo è arretrato a 52,5 dopo aver raggiunto 53,9 a febbraio, il massimo da maggio 2023.

Prospettive operative per i trader

Il quadro complessivo suggerisce estrema cautela. L’ottimismo fugace legato a una possibile de-escalation del conflitto iraniano si è rapidamente trasformato in un atteggiamento più guardingo. I dati macroeconomici in deterioramento, combinati con l’incertezza geopolitica, creano un ambiente in cui le posizioni direzionali aggressive comportano rischi elevati. I livelli tecnici chiave da monitorare includono il supporto dell’euro a $1,1575, la resistenza del dollaro-yen a JPY 159,65 e il comportamento dell’oro in prossimità della media mobile a 200 giorni. Il mercato petrolifero resta il barometro più sensibile dell’evoluzione del conflitto, con il Brent che potrebbe testare nuovamente i massimi recenti in caso di escalation.