Dati CPI USA di gennaio: cosa aspettarsi dal report sull’inflazione

Il Bureau of Labor Statistics pubblica il report sull’indice dei prezzi al consumo (CPI) di gennaio, un dato cruciale per comprendere la traiettoria della politica monetaria della Federal Reserve. Le attese degli analisti puntano su un’inflazione headline e core entrambe al 2,5% su base annua, con una variazione mensile dello 0,3%. Se confermato, il dato rappresenterebbe un lieve rialzo rispetto al mese precedente, consolidando lo scenario di tassi d’interesse invariati almeno fino all’estate.

Le aspettative del mercato: nessun taglio dei tassi prima di giugno

Il contesto macroeconomico si è modificato sensibilmente nelle ultime settimane. Il report sulle Non-Farm Payrolls (NFP) pubblicato nei giorni precedenti ha sorpreso nettamente al rialzo, evidenziando un mercato del lavoro statunitense ancora robusto. Questo dato ha spinto i trader a rivedere drasticamente le proprie aspettative sulla politica monetaria della Fed. Secondo il CME FedWatch Tool, le probabilità di un taglio dei tassi a marzo o aprile sono crollate a circa il 20%. In altre parole, il mercato attribuisce una probabilità dell’80% al fatto che il FOMC mantenga i tassi invariati almeno fino alla metà dell’anno, coprendo di fatto l’intero periodo residuo del mandato del presidente Jerome Powell, in scadenza a maggio.

Il doppio mandato della Fed: dal lavoro all’inflazione

Nei mesi precedenti, l’attenzione dei mercati si era concentrata prevalentemente sul deterioramento graduale del mercato del lavoro, considerato il lato più urgente del doppio mandato della Fed (stabilità dei prezzi e massima occupazione). Tuttavia, con i dati sull’occupazione che hanno dissipato i timori di un rallentamento significativo, il focus si sta spostando nuovamente sull’inflazione come principale variabile in grado di influenzare le decisioni sui tassi d’interesse.

CPI e Core PCE: perché il dato di venerdì conta per i trader

È importante ricordare che la Fed utilizza ufficialmente il Core PCE (Personal Consumption Expenditures al netto di alimentari ed energia) come indicatore di riferimento per le proprie decisioni di politica monetaria. Tuttavia, per gli operatori di mercato il CPI riveste un’importanza almeno equivalente, poiché viene pubblicato con diverse settimane di anticipo rispetto al PCE, offrendo un’indicazione anticipata sulla direzione dell’inflazione.

L’inflazione resta ostinatamente sopra il target del 2%

Negli ultimi sei mesi, il CPI si è mantenuto stabilmente nella fascia alta del 2%, rifiutando di convergere verso l’obiettivo del 2% fissato dalla Fed. Questo andamento “sticky” dell’inflazione rappresenta un elemento di preoccupazione per i policymaker e un vincolo significativo per qualsiasi allentamento monetario. Un segnale ulteriore arriva dalle componenti “Prices” degli indici PMI, che negli ultimi mesi hanno mostrato una tendenza al rialzo. Storicamente, questi indicatori anticipano movimenti dell’inflazione al consumo, suggerendo che il potenziale di discesa del CPI verso il 2% nel breve termine potrebbe essere limitato.

Impatto sui mercati: volatilità contenuta ma attenzione al forex

Con la politica monetaria della Fed apparentemente in una fase di stallo prolungato, il report CPI di questo mese potrebbe generare una volatilità immediata inferiore rispetto alle pubblicazioni passate, quando le aspettative sui tassi erano più fluide e incerte. Ciò non significa che il dato sia irrilevante: un’eventuale sorpresa significativa, al rialzo o al ribasso, potrebbe comunque scuotere i mercati.

Analisi tecnica USD/JPY: livelli chiave da monitorare

Sul fronte forex, la coppia USD/JPY è sotto i riflettori in quanto tradizionalmente offre la reazione più “pulita” ai dati macroeconomici statunitensi.

Il quadro tecnico sul grafico a 4 ore

Nel corso della settimana, USD/JPY ha registrato un calo marcato in seguito alla vittoria schiacciante del partito LDP del Primo Ministro Takaichi nelle elezioni anticipate del fine settimana precedente. Tuttavia, la coppia si sta avvicinando a un’area di supporto di lungo periodo particolarmente significativa:

  • Linea di tendenza rialzista a 10 mesi
  • Minimo del mese precedente nell’area di 152,00

Dal punto di vista tecnico, il trend di lungo periodo resta rialzista nonostante il ritracciamento settimanale. Tuttavia, una rottura convincente al di sotto del supporto della trendline potrebbe invertire il quadro, scenario che potrebbe materializzarsi qualora l’inflazione risultasse nettamente inferiore alle attese.

Scenario più probabile prima del weekend

Se il dato CPI dovesse confermare le aspettative del consenso, il percorso di minor resistenza per USD/JPY in chiusura di settimana appare orientato al rialzo. In questo scenario, la coppia non incontrerebbe resistenze tecniche significative fino all’area di 155,00, offrendo un potenziale margine di apprezzamento interessante per i trader posizionati al rialzo.

Cosa monitorare nelle prossime settimane

Key to Markets Broker ECN

Il report CPI di gennaio si inserisce in un contesto in cui la Fed appare determinata a mantenere un approccio attendista. Per i mercati finanziari, i punti chiave da seguire sono:

  • Evoluzione dell’inflazione core: un eventuale ritorno sopra il 3% riaprirebbe il dibattito su possibili rialzi dei tassi
  • Prossimi dati sul mercato del lavoro: la solidità dell’occupazione resta il principale argomento a favore della pazienza della Fed
  • Dichiarazioni dei membri del FOMC: qualsiasi segnale di divergenza interna potrebbe alimentare la volatilità
  • Impatto delle politiche commerciali: eventuali nuovi dazi o tensioni commerciali potrebbero esercitare pressioni inflazionistiche aggiuntive

In un contesto di tassi fermi e inflazione persistente, la capacità di leggere correttamente i dati macro diventa ancora più cruciale per gli operatori sui mercati forex e obbligazionari.