Il petrolio oscilla tra tensioni in Medio Oriente e attesa per il vertice USA-Israele

Il prezzo del petrolio ha mostrato un andamento altalenante nelle ultime sessioni, muovendosi in sintonia con i mercati equity globali, mentre gli operatori valutano con attenzione i rischi legati a possibili interruzioni dell’offerta in Medio Oriente. L’attenzione è concentrata sull’imminente incontro tra il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente statunitense Donald Trump, previsto per mercoledì. Il West Texas Intermediate (WTI) ha oscillato tra guadagni e perdite, mantenendosi sopra la soglia dei 64 dollari al barile, in un contesto dominato dalle tensioni geopolitiche che ruotano attorno all’Iran, membro chiave dell’OPEC.

Il vertice Netanyahu-Trump e la questione iraniana

Gli investitori si aspettano che Netanyahu spinga per una posizione più dura da parte di Washington nei confronti del programma missilistico balistico di Teheran. Lo stesso primo ministro israeliano ha dichiarato: “Presenterò al presidente le nostre posizioni riguardo ai principi del negoziato”. In assenza di segnali chiari sulla direzione del conflitto mediorientale, i prezzi del greggio hanno seguito le dinamiche dei mercati più ampi, reagendo al sentiment generale piuttosto che a fondamentali specifici del settore energetico.

Lo Stretto di Hormuz sotto sorveglianza

Un elemento di particolare rilevanza per i mercati petroliferi è la situazione nello Stretto di Hormuz, arteria commerciale cruciale per le esportazioni energetiche mediorientali che collega numerosi paesi produttori ai mercati globali, in particolare quelli asiatici. Gli Stati Uniti hanno raccomandato alle navi battenti bandiera americana di mantenersi il più lontano possibile dalle acque iraniane durante il transito nello Stretto. Washington ha inoltre concentrato una significativa forza militare nella regione, pur continuando parallelamente i negoziati con Teheran sulle sue ambizioni nucleari. L’Iran ha più volte minacciato di chiudere questo punto di passaggio strategico durante i periodi di tensione geopolitica, senza tuttavia mai concretizzare tali minacce.

I colloqui di Oman e le prospettive diplomatiche

Secondo gli analisti di RBC Capital Markets, tra cui Helima Croft, sia Washington che Teheran sembrano aver dato un’interpretazione positiva ai colloqui svoltisi in Oman, segnalando che ulteriori discussioni saranno probabilmente organizzate. Un aspetto particolarmente interessante emerso dall’analisi di RBC riguarda le dinamiche economiche dietro la diplomazia: durante una recente visita nella regione del Golfo, osservatori regionali ben informati hanno suggerito che il timore di un rialzo dei prezzi del petrolio potrebbe spingere Trump a cercare un accordo con l’Iran, privilegiando la stabilità dei mercati energetici rispetto a una linea dura.

Il fattore Russia-Ucraina sostiene i prezzi

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Un ulteriore elemento di supporto per le quotazioni petrolifere arriva dal fronte Russia-Ucraina. Valutazioni condotte da stati membri della NATO orientale, in particolare Polonia ed Estonia, indicano che la Russia non ha alcuna intenzione reale di porre fine al conflitto in Ucraina. I rapporti avvertono che il presidente Vladimir Putin starebbe utilizzando i colloqui di pace come strumento per guadagnare tempo e ristabilire relazioni piene con Washington, un percorso che aprirebbe la possibilità di un alleggerimento delle sanzioni. Questo scenario mantiene elevata l’incertezza sull’offerta russa di greggio, contribuendo a sostenere i prezzi.

Performance del greggio nel 2026 e prospettive di mercato

Nonostante le preoccupazioni legate a un possibile surplus globale che potrebbe far aumentare le scorte e deprimere i prezzi, il petrolio ha registrato un rialzo superiore al 10% dall’inizio del 2026, sostenuto dalle ricorrenti fiammate geopolitiche che hanno prevalso sui timori legati ai fondamentali di domanda e offerta. Una nuova serie di dati macroeconomici fornirà agli operatori indicazioni aggiornate sulle condizioni di mercato, a partire dall’aggiornamento delle previsioni ufficiali dell’Energy Information Administration (EIA) statunitense. Questi dati saranno fondamentali per valutare se l’attuale livello dei prezzi riflette adeguatamente l’equilibrio tra domanda e offerta globale, o se il premio geopolitico incorporato nelle quotazioni sia destinato a ridimensionarsi. Per i trader del mercato petrolifero, il quadro attuale richiede un monitoraggio costante sia dei fattori geopolitici — dal Medio Oriente al conflitto russo-ucraino — sia dei dati fondamentali sulle scorte e sulla produzione globale, in un contesto in cui l’incertezza resta il principale driver dei prezzi.