Ethereum torna a testare i 2.000 dollari: cosa dicono i dati del mercato futures

Ethereum (ETH) si avvicina nuovamente alla soglia psicologica dei 2.000 dollari, dopo un calo del 4,6% nelle ultime 24 ore. Nonostante i volumi di scambio si siano ridotti del 36% in questo arco temporale, restano comunque elevati, attestandosi a circa il 9% della capitalizzazione circolante del token. In un contesto di forte pressione ribassista, un indicatore chiave proveniente dal mercato dei derivati sta però lampeggiando un potenziale segnale contrarian di acquisto, con l’interesse degli operatori sceso ai minimi degli ultimi nove mesi.

Open Interest ai minimi da 9 mesi: un pattern già visto

L’Open Interest (OI), ovvero il valore complessivo dei contratti futures aperti su ETH, si attesta attualmente a 24,1 miliardi di dollari, secondo i dati forniti da CoinGlass. Si tratta del livello più basso registrato da maggio 2025.

L’ultima volta che l’OI si trovava su questi livelli, Ethereum aveva attraversato una fase di declino progressivo, scivolando dai 4.000 dollari di dicembre 2024 fino a toccare i 1.400 dollari in aprile 2025. Il sentiment di mercato era profondamente depresso, con il Fear and Greed Index che aveva toccato un minimo storico di 11. Gli investitori erano in preda al panico per la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina voluta dal presidente Donald Trump, mentre i tassi di interesse erano più elevati rispetto a quelli attuali.

Eppure, appena tre mesi dopo quel minimo, ETH aveva raggiunto un nuovo massimo storico a 4.600 dollari. Questo precedente storico rende il livello attuale di OI particolarmente significativo per chi adotta strategie contrarian.

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Il panico per la nomina di Kevin Warsh alla guida della Fed

Con l’OI così depresso e il Fear and Greed Index che ha toccato un nuovo record negativo a 5 punti, il mercato si trova inequivocabilmente in modalità “Extreme Panic”. Storicamente, queste sono le condizioni in cui il cosiddetto smart money inizia ad accumulare posizioni in modo aggressivo.

Ethereum ha toccato un minimo di 1.800 dollari la scorsa settimana, dopo che il mercato è crollato in seguito all’annuncio del presidente Trump riguardo alla scelta di Kevin Warsh come potenziale sostituto di Jerome Powell alla guida della Federal Reserve. La notizia ha innescato un violento movimento di avversione al rischio, provocando liquidazioni a cascata per oltre 8 miliardi di dollari in una sola settimana.

La nomina di Warsh, noto per le sue posizioni più restrittive in materia di politica monetaria, ha alimentato i timori di un inasprimento delle condizioni finanziarie, colpendo duramente gli asset a più alto rischio come le criptovalute.

Struttura tecnica ancora ribassista: i livelli da monitorare

Il muro a 2.140 dollari

La sessione asiatica ha aperto la settimana con ulteriori vendite, con ETH che ha ritestato l’ex supporto a 2.140 dollari, ora diventato resistenza. Questo è il livello strutturale chiave da osservare: se il prezzo viene respinto con conferma di segnali ribassisti sui timeframe inferiori, Ethereum potrebbe tornare verso i 1.800 dollari nel corso della settimana.

RSI ai minimi e analogie con il passato

Il Relative Strength Index (RSI) sul grafico giornaliero ha raggiunto il livello più basso da agosto 2024. In quella circostanza, ETH consolidò per diverse settimane in un range compreso tra 2.150 e 2.700 dollari, per poi esplodere verso i 4.000 dollari nei tre mesi successivi. L’analogia con la situazione attuale è evidente e rafforza la tesi contrarian.

Operatività nel breve termine

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Sul grafico orario si osservano diversi segnali di esaurimento rialzista in prossimità dei 2.140 dollari, che favoriscono un’impostazione ribassista nel breve periodo. Un’operazione short da questi livelli offre un rapporto rischio/rendimento di circa 1,6x.

In alternativa, i trader più pazienti potrebbero attendere la sessione americana, che potrebbe spingere temporaneamente il prezzo al rialzo per catturare liquidità sopra la resistenza, prima di riprendere la discesa. Si tratta di una dinamica tipica dei mercati in forte trend ribassista, dove i market maker tendono a colpire le zone di liquidità posizionate sopra le resistenze chiave prima di proseguire nella direzione dominante.

Segnali contrarian in accumulo, ma il timing resta cruciale

I segnali contrarian si stanno moltiplicando man mano che il mercato diventa sempre più sbilanciato verso il lato ribassista. L’OI ai minimi, il Fear and Greed Index a livelli estremi e l’RSI in territorio di ipervenduto profondo compongono un quadro che storicamente ha preceduto violenti short squeeze, con i market maker pronti a colpire la significativa liquidità posizionata sopra le resistenze chiave.

Tuttavia, i ribassisti mantengono saldamente il controllo. Finché ETH non riuscirà a riconquistare stabilmente il livello di 2.140 dollari, invertendo la struttura ribassista in atto, è ancora prematuro posizionarsi al rialzo. Il mercato delle criptovalute nel 2026 sta attraversando una fase di forte incertezza macroeconomica, e la prudenza resta la strategia più saggia in attesa di conferme tecniche più solide.