Washington accelera sui negoziati commerciali con l’India

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato lunedì la conclusione di un accordo commerciale con l’India, una mossa che arriva a pochi giorni di distanza dal patto siglato tra l’Unione Europea e Nuova Delhi. La tempistica non è casuale: Washington dimostra di non voler cedere terreno ai competitor globali nella corsa agli accordi bilaterali. L’intesa statunitense giunge in un momento cruciale, dopo che partner commerciali come UE e India, ma anche Cina e Canada, hanno finalizzato i propri accordi dall’inizio dell’anno. Gli Stati Uniti, che hanno adottato una politica aggressiva sui dazi punitivi, rischiavano di trovarsi isolati sullo scacchiere commerciale internazionale.

I dettagli dell’accordo USA-India

Attraverso un post su Truth Social, Trump ha comunicato che gli Stati Uniti ridurranno il dazio principale sull’India dal 25% al 18%. Inoltre, Washington eliminerà il dazio aggiuntivo del 25% imposto la scorsa estate come ritorsione per gli acquisti indiani di petrolio russo. Secondo quanto dichiarato dal presidente americano, l’India si impegnerà a:

Impegni commerciali di Nuova Delhi

  • Cessare gli acquisti di petrolio dalla Russia
  • Acquistare oltre 500 miliardi di dollari in prodotti statunitensi, inclusi energia, tecnologia, prodotti agricoli e carbone
  • blankblank
  • Rimuovere le barriere commerciali esistenti con gli USA

Al momento non è stata rilasciata alcuna comunicazione ufficiale a corredo delle dichiarazioni di Trump, lasciando gli analisti in attesa di dettagli più precisi.

La reazione dei mercati e degli esperti

I mercati asiatici hanno accolto positivamente la notizia nella sessione di martedì. Terry Haines, fondatore della società di analisi Pangaea Policy, ha commentato su LinkedIn che l’accordo rappresenta “una risposta enfatica a chi pensava che l’UE stesse superando gli Stati Uniti sul fronte commerciale”. Haines ha sottolineato come questo patto dimostri la capacità dell’amministrazione Trump di gestire simultaneamente questioni geopolitiche ed economiche, continuando a concludere accordi commerciali di rilievo con alleati strategici e paesi non allineati.

Il confronto con l’accordo UE-India

La rapidità con cui è stato concluso il patto USA-India non è passata inosservata, considerando che arriva appena una settimana dopo lo storico Free Trade Agreement tra Unione Europea e India. L’accordo europeo prevede la riduzione quasi a zero dei dazi su numerose categorie di prodotti importati, con un’implementazione graduale nel corso degli anni. Farwa Aamer, direttore delle South Asia Initiatives presso l’Asia Society Policy Institute, ha osservato che l’accordo con l’UE potrebbe aver funzionato da catalizzatore per accelerare i negoziati americani.

Implicazioni strategiche per l’India

Il primo ministro indiano Narendra Modi ha confermato l’intesa su X, esprimendo soddisfazione per la riduzione dei dazi sui prodotti “Made in India” al 18%. Ranen Banerjee, partner di PwC India, ha definito l’accordo “molto significativo”, soprattutto considerando che segue il patto con l’UE. La combinazione dei due accordi dovrebbe dare un forte impulso all’occupazione e alla crescita economica indiana.

Peso strategico oltre i numeri

Arpit Chaturvedi, consulente per il Sud Asia presso Teneo, ha evidenziato che l’accordo con gli USA “va letto insieme” al patto UE-India. Tuttavia, l’intesa americana porta un peso strategico maggiore: stabilizzare i rapporti commerciali con Washington va oltre la semplice aritmetica tariffaria e rafforza la posizione dell’India nelle catene di approvvigionamento occidentali.

Cautela degli analisti sui dettagli mancanti

Non tutti gli esperti si sono mostrati entusiasti. Samiran Chakraborty, chief economist per l’India presso Citi, ha notato che il post di Modi non menziona la questione del petrolio russo, e i dettagli sulle riduzioni tariffarie indiane restano da definire. Paul Donovan, chief economist di UBS Global Wealth Management, ha ridimensionato l’impatto dell’accordo sui consumatori americani: le importazioni dall’India rappresentano meno del 3% del totale statunitense. Inoltre, mentre gli aumenti tariffari vengono rapidamente trasferiti ai consumatori, le riduzioni tendono a non essere trasmesse con la stessa velocità.