All’una di notte del 15 settembre 2008, un comunicato stampa di poche righe sconvolse il mondo finanziario. Lehman Brothers, la quarta banca d’investimento più grande degli Stati Uniti, con 158 anni di storia alle spalle, annunciava il fallimento. Non un salvataggio dell’ultimo minuto. Non un’acquisizione. Il fallimento puro e semplice.

Era “too big to fail” – troppo grande per fallire – dicevano tutti. Eppure era fallita. E con lei crollava la certezza che il sistema finanziario globale fosse solido, che le autorità avrebbero sempre salvato le istituzioni sistemiche, che i rischi fossero sotto controllo.

Il crollo di Lehman Brothers innescò la più grave crisi finanziaria dalla Grande Depressione del 1929. I mercati mondiali crollarono. Le banche smisero di prestarsi denaro. L’economia globale entrò in recessione. Nove milioni di americani persero il lavoro. Milioni di famiglie persero le loro case. Il costo finale per l’economia mondiale si stima in decine di trilioni di dollari.

Ma come è potuto accadere? Come una delle istituzioni finanziarie più rispettate e antiche d’America è finita in bancarotta? E cosa ci ha insegnato questa catastrofe sui rischi sistemici, sulla regolamentazione finanziaria, e sulla natura stessa del capitalismo moderno?

Questa è la storia completa del fallimento di Lehman Brothers – non solo i numeri e le date, ma le decisioni, gli errori, l’avidità, l’arroganza, e le conseguenze che ancora oggi plasmano il sistema finanziario globale.

La Storia: Da Negozio di Tessuti ad Impero Finanziario

La storia di Lehman Brothers inizia lontano da Wall Street, in un piccolo negozio di Montgomery, Alabama, nel 1844. Henry Lehman, un immigrato ebreo-bavarese di 23 anni, aprì un piccolo emporio di merci secche. Fu raggiunto dai fratelli Emanuel e Mayer, e insieme trasformarono il negozio in un’impresa commerciale di cotone.

I Primi 150 Anni: Crescita e Trasformazione

Nel 1858, dopo la morte di Henry, i fratelli sopravvissuti spostarono l’attività a New York e fondarono ufficialmente Lehman Brothers. L’azienda iniziò come intermediario nelle materie prime, principalmente cotone, ma presto si espanse nel settore ferroviario e poi finanziario.

Nel 1906 avvenne la svolta decisiva. Lehman Brothers, in partnership con Goldman Sachs (all’epoca ancora piccola), portò sul mercato la General Cigar Company. Fu una delle prime grandi IPO (Initial Public Offering) dell’epoca moderna. Seguirono altre operazioni di prestigio: l’IPO di Sears Roebuck nel 1906, poi negli anni successivi Woolworth, Macy’s, e decine di altre aziende americane iconiche.

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Lehman aveva scoperto il business che avrebbe dominato per il secolo successivo: la banca d’investimento. Non prestava più denaro o intermediava cotone – creava mercati, strutturava operazioni, guadagnava commissioni su transazioni miliardarie.

Il Boom degli Anni 2000

Tra il 2002 e il 2007, Lehman Brothers visse il suo periodo d’oro. I ricavi crebbero del 130%. Le azioni passarono da 53 dollari a 86 dollari nel 2007 (con picco a 86,18 dollari nel febbraio 2007). La capitalizzazione di mercato raggiunse i 46 miliardi di dollari. La banca registrava utili netti di oltre 4 miliardi di dollari all’anno.

Nel 2007, l’ultimo anno di gloria, Lehman Brothers:
– Fatturò 19 miliardi di dollari
– Realizzò profitti netti di 4,19 miliardi
– Impiegava 28.000 dipendenti in tutto il mondo
– Era la quarta banca d’investimento più grande degli Stati Uniti
– Vantava rating di credito AA (altissimo)

L’amministratore delegato Dick Fuld, soprannominato “The Gorilla” per il suo stile aggressivo, sembrava intoccabile. Aveva guidato Lehman attraverso la crisi asiatica del 1997, il crollo delle dot-com del 2000, l’11 settembre 2001. Ogni crisi era stata superata. Lehman sembrava invincibile.

Le Cause: Come si Costruisce una Catastrofe

Il fallimento di Lehman Brothers non fu un evento improvviso. Fu il culmine di anni di decisioni sbagliate, rischi sottovalutati, e un sistema finanziario che aveva perso ogni contatto con la realtà.

1. Il Contesto Post-11 Settembre: Tassi Bassi e Liquidità Facile

Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, l’economia americana entrò in recessione. La Federal Reserve, guidata da Alan Greenspan, reagì con una politica monetaria ultra-espansiva senza precedenti. I tassi di interesse furono tagliati ripetutamente, dall’6,5% del 2000 all’1% nel 2003-2004.

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Il denaro divenne praticamente gratis. Le banche potevano prendere in prestito dalla Fed al 1% e prestare alle famiglie al 5-7%. Era un’opportunità d’oro. Ma c’era un problema: a chi prestare tutto questo denaro?

2. La Bolla Immobiliare: Una Casa per Tutti

La risposta fu: il mercato immobiliare. Tra il 2000 e il 2006, i prezzi delle case americane salirono del 124% a livello nazionale. In alcune aree, come California e Florida, l’aumento fu del 200-300%. Era la più grande bolla immobiliare della storia americana.

La narrativa dell’epoca era semplice e seducente: “I prezzi delle case non scendono mai”. Era diventato un dogma. Se i prezzi salgono sempre, prestare denaro garantito da una casa è un investimento sicuro al 100%. Giusto?

3. I Mutui Subprime: Prestare a Chi Non Può Ripagare

Qui entra in gioco l’innovazione che avrebbe distrutto il sistema: i mutui subprime. Erano prestiti concessi a persone che normalmente non avrebbero potuto ottenere un mutuo – persone senza lavoro fisso, senza storia creditizia, senza acconto.

Come funzionavano i subprime:
– Tasso iniziale bassissimo (2-3%) per i primi 2 anni
– Dopo 2 anni, il tasso esplodeva al 8-12%
– Nessuna verifica seria del reddito (“NINJA loans” – No Income, No Job, No Assets)
– Prestiti del 100% o addirittura 120% del valore della casa
– Le prime rate coprivano solo gli interessi, il capitale rimaneva intatto

L’inganno era semplice: i venditori mostravano solo la rata dei primi due anni. “Puoi permetterti 800 dollari al mese? Allora puoi comprarti questa casa da 300.000 dollari!” Nessuno spiegava che dopo due anni la rata sarebbe triplicata a 2.400 dollari.

Ma qual era l’idea? Semplice: tra due anni, la casa varrà il 30% in più (i prezzi salgono sempre, ricordi?). Il proprietario la venderà, ripagherà il mutuo, e magari ci guadagnerà anche. Oppure rifinanzierà a condizioni migliori.

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Era un castello di carta costruito sul presupposto che i prezzi delle case non avrebbero mai smesso di salire.

4. La Cartolarizzazione: Come Diffondere il Veleno

Ma le banche locali che concedevano questi mutui rischiosi non li tenevano in bilancio. Li vendevano immediatamente alle banche d’investimento di Wall Street. E qui entrava in gioco Lehman Brothers.

Il processo si chiamava “cartolarizzazione” (securitization). Funzionava così:

Step 1: Lehman comprava migliaia di mutui da piccole banche locali
Step 2: Metteva insieme questi mutui in un unico pacchetto (pool)
Step 3: Divideva questo pacchetto in “tranche” (fette) con diversi livelli di rischio
Step 4: Vendeva queste tranche come obbligazioni agli investitori

Questi prodotti si chiamavano MBS (Mortgage-Backed Securities – titoli garantiti da mutui) e CDO (Collateralized Debt Obligations – obbligazioni di debito collateralizzate).

Il trucco era che le agenzie di rating (Moody’s, Standard & Poor’s, Fitch) davano rating AAA (massima sicurezza) anche alle tranche più rischiose. Come era possibile? Attraverso la “magia finanziaria” della diversificazione statistica e modelli matematici complessi che assumevano che i default dei mutui fossero eventi indipendenti.

Ma non lo erano. Quando i prezzi delle case iniziarono a scendere, tutti i mutui iniziarono a fallire contemporaneamente.

5. La Leva Finanziaria: 30 Dollari per Ogni Dollaro

Lehman Brothers, come le altre banche d’investimento, operava con leve finanziarie estreme. Nel 2007, il rapporto leva era 30:1. Questo significa che per ogni dollaro di capitale proprio, Lehman aveva preso in prestito 30 dollari.

Esempio pratico:
– Capitale proprio di Lehman: 25 miliardi
– Debiti: 619 miliardi
– Rapporto: 30:1

Con una leva di 30:1, basta una perdita del 3,3% sugli asset per azzerare completamente il capitale. E Lehman aveva centinaia di miliardi investiti in MBS e CDO legati ai mutui subprime.

6. Il Repo 105: Trucchi Contabili

Nei mesi finali, Lehman ricorse a un trucco contabile chiamato “Repo 105” per nascondere il vero livello di leva finanziaria. Temporaneamente “vendeva” asset prima della chiusura trimestrale dei bilanci, poi li ricomprava subito dopo. Questo faceva sembrare che avesse meno debiti di quanti ne avesse realmente.

Tra la fine del 2007 e il 2008, Lehman usò Repo 105 per rimuovere 50 miliardi di dollari dal bilancio. Era frode contabile, pura e semplice.

La Tempesta Perfetta: 2006-2008

2006: I Primi Segnali

Nel 2004, la Fed iniziò ad alzare i tassi di interesse per combattere l’inflazione nascente. Dal’1% del 2004, i tassi salirono gradualmente fino al 5,25% nel giugno 2006.

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Cosa significava? Le rate dei mutui subprime, che dovevano “resettarsi” dopo 2 anni, esplosero. Famiglie che pagavano 800 dollari al mese si trovarono rate da 2.400 dollari. Non potevano pagarle.

I default iniziarono. Prima a gocce, poi a cascata. Nel 2006, i prezzi delle case smisero di salire. In alcune aree, iniziarono a scendere. Il castello di carte iniziava a traballare.

2007: La Crisi Si Manifesta

Febbraio 2007: New Century Financial, uno dei maggiori prestatori di mutui subprime, annuncia pesanti perdite.

Aprile 2007: New Century dichiara bancarotta.

Giugno 2007: Due hedge fund di Bear Stearns (altra grande banca d’investimento) investiti pesantemente in CDO subprime collassano completamente.

Agosto 2007: BNP Paribas congela tre fondi che detengono asset subprime, citando “impossibilità di valutare correttamente” gli asset. I mercati globali entrano in panico. Le banche smettono di prestarsi denaro. La BCE inietta 95 miliardi di euro di liquidità d’emergenza.

Settembre 2007: Si verifica la prima “bank run” (corsa agli sportelli) in Gran Bretagna da 150 anni. Northern Rock, banca specializzata in mutui, crolla. Sarà nazionalizzata.

Ottobre 2007: Merrill Lynch annuncia perdite di 8 miliardi legate ai subprime. L’amministratore delegato viene licenziato.

In questo contesto, Lehman Brothers sembrava ancora solida. Le azioni chiusero il 2007 intorno ai 66 dollari. Ma sotto la superficie, la banca era seduta su una bomba.

2008: L’Anno dell’Apocalisse

Marzo 2008: Bear Stearns, la quinta banca d’investimento più grande, crolla nel giro di 72 ore. La Fed orchestra un salvataggio d’emergenza: JPMorgan Chase compra Bear Stearns per 2 dollari ad azione (da 170 dollari nel 2007). È la prima volta da decenni che una grande banca d’investimento fallisce.

Il mercato pensa: “Se Bear Stearns è crollata, chi sarà il prossimo?” Gli occhi si voltano verso Lehman Brothers.

Giugno 2008: Lehman annuncia perdite di 2,8 miliardi di dollari nel secondo trimestre. Le azioni crollano. La banca taglia 1.300 posti di lavoro.

Luglio 2008: Le azioni Lehman sono scese a 20 dollari (-73% dall’inizio anno).

7 Settembre 2008: Il governo federale nazionalizza Fannie Mae e Freddie Mac, i due giganti del credito immobiliare, iniettando 200 miliardi di dollari.

9 Settembre 2008: Le azioni Lehman crollano del 45% in un solo giorno, chiudendo a 7,79 dollari.

10 Settembre 2008: Lehman annuncia perdite di 3,9 miliardi nel terzo trimestre. Tenta disperatamente di trovare un acquirente. Korean Development Bank si tira indietro. Bank of America dice no. Barclays mostra interesse.

Il Weekend Finale: 12-14 Settembre 2008

Il weekend del 13-14 settembre è passato alla storia come il weekend che cambiò la finanza globale. I leader di tutte le maggiori banche di Wall Street si riunirono negli uffici della Federal Reserve di New York per un vertice d’emergenza.

L’obiettivo: evitare il fallimento di Lehman Brothers. Le opzioni sul tavolo:

Opzione 1: Salvataggio governativo (come per Bear Stearns)
Il Segretario al Tesoro Henry Paulson rifiutò categoricamente. “No more bailouts” (basta salvataggi). La decisione era politica: salvare una banca dopo l’altra con soldi pubblici era diventato intollerabile per l’opinione pubblica.

Opzione 2: Acquisizione da parte di Bank of America
Bank of America era interessata, ma solo se il governo avesse garantito le perdite su 50-70 miliardi di asset tossici di Lehman. Paulson disse no.

Opzione 3: Acquisizione da parte di Barclays
Barclays (banca britannica) sembrava l’ultima speranza. Aveva fatto due diligence, era interessata. Ma la domenica pomeriggio arrivò il colpo di grazia: il governo britannico pose il veto. Il Financial Services Authority (FSA) britannico disse che non avrebbe permesso a Barclays di assumersi il rischio di Lehman senza garanzie governative. E il governo britannico rifiutò di fornirle.

Alle 23:00 di domenica 14 settembre 2008, era chiaro: nessuno avrebbe salvato Lehman Brothers.

Lunedì 15 Settembre 2008: Il Giorno del Giudizio

All’1:00 di notte, l’ufficio stampa di Lehman Brothers emise un comunicato di due paragrafi. La banca si sarebbe avvalsa del Chapter 11, la procedura fallimentare americana.

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I numeri del disastro:
Debiti: 613 miliardi di dollari
Asset: 639 miliardi (ma per lo più illiquidi e svalutati)
Dipendenti licenziati: 26.000 persone
Creditori coinvolti: oltre 100.000
Più grande fallimento aziendale nella storia degli Stati Uniti

Le azioni di Lehman, che avevano chiuso venerdì a 3,65 dollari, divennero carta straccia. Gli obbligazionisti Lehman persero decine di miliardi. I fondi pensione che detenevano titoli Lehman videro evaporare i risparmi di milioni di persone.

La Reazione dei Mercati

Quando Wall Street aprì lunedì mattina, fu il panico assoluto.

Dow Jones: -504 punti (-4,4%) – il peggior calo dall’11 settembre 2001
S&P 500: -4,7%
Nasdaq: -3,6%

Ma questo era solo l’inizio. Il vero contagio sarebbe venuto nei giorni successivi.

16 Settembre: AIG, il più grande assicuratore del mondo, è sull’orlo del collasso. Aveva assicurato centinaia di miliardi in CDO. La Fed interviene con un prestito d’emergenza di 85 miliardi (che diventeranno 182 miliardi).

17 Settembre: I Reserve Primary Fund, un money market fund (considerato “sicuro come contanti”), “rompe il buck” – il suo valore scende sotto 1 dollaro per quota per la prima volta nella storia. Aveva investito in carta commerciale di Lehman.

18 Settembre: Il mercato dei commercial paper (credito a breve termine essenziale per le aziende) si congela completamente. Le aziende non riescono a finanziarsi nemmeno per pagare gli stipendi.

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29 Settembre: Il Congresso americano boccia il piano di salvataggio (TARP – Troubled Asset Relief Program) da 700 miliardi. Il Dow Jones crolla di 777 punti in un giorno – il peggior calo in termini assoluti nella storia.

Il Contagio Globale: Da Wall Street al Mondo

Il fallimento di Lehman non rimase confinato a Wall Street. Si diffuse come un’epidemia attraverso il sistema finanziario globale.

Europa: La Crisi Attraversa l’Atlantico

Islanda: L’intero sistema bancario islandese collassa in una settimana. Le tre maggiori banche (Kaupthing, Landsbanki, Glitnir) vengono nazionalizzate. L’economia islandese perde il 10% del PIL.

Regno Unito: Royal Bank of Scotland, HBOS, e Lloyds necessitano di salvataggi governativi massicci. Il governo britannico inietta 500 miliardi di sterline nel sistema bancario.

Germania: Hypo Real Estate necessita di un salvataggio da 102 miliardi di euro.

Belgio, Olanda, Lussemburgo: Fortis Bank viene smembrata e nazionalizzata parzialmente.

Irlanda: Il governo garantisce l’intero sistema bancario irlandese (440 miliardi di euro), una decisione che quasi bankrotta il paese.

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Italia: Monte dei Paschi e la Crisi del Debito Sovrano

L’Italia, pur non avendo un’esposizione diretta ai mutui subprime, subì il contagio attraverso:
– Crollo del commercio internazionale (-25% export nel 2009)
– Spread BTP-Bund che esplode, rendendo costosissimo il rifinanziamento del debito pubblico
– Crisi bancarie successive (MPS necessiterà di salvataggi statali)

La Recessione Globale

Stati Uniti:
– PIL: -4,3% (2009)
– Disoccupazione: da 4,7% (2007) a 10% (2009)
– 9 milioni di posti di lavoro persi
– 6 milioni di famiglie perse la casa (foreclosure)
– Ricchezza delle famiglie: -16 trilioni di dollari evaporati

Eurozona:
– PIL: -4,5% (2009)
– Disoccupazione: da 7,5% (2007) a 12% (2013)
– Crisi del debito sovrano in Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna, Italia

Mondo:
– PIL globale: -0,1% (2009) – prima contrazione dal 1945
– Commercio internazionale: -12%
– Investimenti: -25%

I Protagonisti: Cosa Accadde a Loro

Dick Fuld: Il Capo che Perse Tutto

Richard “Dick” Fuld Jr., CEO di Lehman Brothers dal 1993 al 2008, era considerato uno degli uomini più potenti di Wall Street. Soprannominato “The Gorilla” per la sua aggressività, aveva trasformato Lehman in una macchina da profitti.

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Dopo il fallimento:
– Fu chiamato a testimoniare davanti al Congresso nell’ottobre 2008
– Affrontò cause legali per centinaia di milioni
– La sua ricchezza personale passò da oltre 1 miliardo a poche decine di milioni
– Non fu mai condannato penalmente
– Nel 2016 fondò Matrix Private Capital Group, una piccola società di consulenza

Fuld continua a sostenere che Lehman avrebbe potuto essere salvata e che il governo fece un errore a lasciarla fallire.

Henry Paulson: Il Segretario al Tesoro

Paulson, ex CEO di Goldman Sachs, fu il Segretario al Tesoro che prese la decisione di non salvare Lehman. La sua giustificazione: non aveva l’autorità legale per un bailout diretto e voleva “dare una lezione al mercato”.

Una settimana dopo, salvò AIG con 182 miliardi di dollari. La contraddizione non passò inosservata. Paulson scrisse un libro “On the Brink” dove difese le sue decisioni.

I 26.000 Dipendenti

Le immagini più iconiche del 15 settembre 2008 mostrano dipendenti Lehman che escono dal quartier generale di Times Square con scatoloni. Avevano ricevuto una mail standard di licenziamento. Da banchieri d’investimento a disoccupati in un istante.

Molti avevano gran parte dei loro risparmi in azioni Lehman, ormai senza valore. Alcuni persero casa e famiglia. Diversi suicidi furono collegati al trauma.

Le Lezioni: Cosa Abbiamo (Non) Imparato

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1. Too Big To Fail è Una Bugia

Lehman dimostrò che nessuna istituzione è troppo grande per fallire. Ma dimostrò anche che lasciarla fallire causa danni catastrofici. La lezione vera: non dovremmo permettere che diventino così grandi da rendere il loro fallimento una minaccia esistenziale.

2. La Leva Finanziaria è Un’Arma di Distruzione di Massa

Un rapporto leva di 30:1 significa che bastano 3% di perdite per azzerare il capitale. È follia pura. Dopo il 2008, le regole furono cambiate (leggermente). Oggi le banche hanno leve massime intorno al 10-15:1. È abbastanza? Probabilmente no.

3. Le Agenzie di Rating Sono Complici

Moody’s, S&P e Fitch diedero rating AAA a titoli spazzatura. Perché? Perché erano pagate dagli stessi emittenti che valutavano. Il conflitto di interessi era palese. Dopo la crisi, praticamente nulla è cambiato.

4. La Regolamentazione Era Inadeguata

Come fu possibile che nessuno si accorse che Lehman stava usando Repo 105? Che la leva era fuori controllo? Che i bilanci erano truccati? I regolatori dormivano, o guardavano dall’altra parte.

Post-2008, fu approvato il Dodd-Frank Act negli USA, la legislazione finanziaria più vasta dai tempi della Grande Depressione. Ma Trump la annacquò nel 2018. Il ciclo continua.

5. Il Moral Hazard del Bailout

Salvando Bear Stearns e AIG ma non Lehman, il governo mandò un segnale confuso. Quali istituzioni verranno salvate? Quali no? Nessuno lo sa. Questo crea “moral hazard” – le banche sanno che potrebbero essere salvate, quindi continuano a correre rischi eccessivi.

6. Il Capitalismo dei Profitti Privati e Perdite Pubbliche

Quando le banche fanno profitti, sono privati. Quando fanno perdite catastrofiche, sono socializzate. I manager di Lehman guadagnarono centinaia di milioni durante il boom. Quando fallì, furono i contribuenti a pagare il conto attraverso recessione, disoccupazione, e salvataggi di altre banche.

Oggi: Il Sistema è Più Sicuro?

Cosa è Cambiato

Requisiti di Capitale: Le banche devono detenere più capitale proprio (meno leva).

Stress Test: Le banche sono soggette a test annuali per verificare la resistenza a scenari di crisi.

Volcker Rule: Limita il trading proprietario delle banche (vietare di scommettere con i soldi dei depositanti).

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Bail-In invece di Bail-Out: In teoria, i futuri salvataggi dovrebbero forzare gli obbligazionisti e azionisti a condividere le perdite, non i contribuenti.

Cosa Non è Cambiato

Le banche sono ancora più grandi: JPMorgan Chase, Bank of America, e Citigroup sono oggi più grandi di quanto lo fossero nel 2008. “Too big to fail” è diventato “even bigger to fail”.

La leva nel sistema ombra: Hedge fund, private equity, e altri operatori non bancari operano con leve enormi e poca supervisione.

I derivati sono esplosi: Il mercato dei derivati OTC è oggi più grande di quanto fosse nel 2008.

Il debito è più alto: Debito pubblico, debito privato, debito corporate – tutti ai massimi storici. La prossima crisi partirà da qui?

Il Verdetto: Chi Aveva Ragione?

La decisione di lasciare fallire Lehman Brothers rimane controversa 16 anni dopo.

Chi sostiene fu la decisione giusta: Salvare tutte le banche avrebbe creato moral hazard irreparabile. Il mercato aveva bisogno di una lezione. Paulson non aveva l’autorità legale.

Chi sostiene fu un errore: Il contagio causato dal fallimento Lehman costò trilioni. Salvare Lehman sarebbe costato forse 50-100 miliardi. Fu una decisione politica, non economica.

La verità? Entrambe le posizioni hanno merito. Il sistema era già marcio. Lehman era già condannata. Ma lasciarla fallire senza un piano per gestire il contagio fu irresponsabile.

L’Eredità di Lehman

Il fallimento di Lehman Brothers non fu solo il crollo di una banca. Fu il momento in cui il mondo scoprì che l’imperatore era nudo, che i “maestri dell’universo” di Wall Street non sapevano cosa stavano facendo, che i modelli matematici erano fantasie, che i rating erano bugie.

Sedici anni dopo, viviamo ancora con le conseguenze. Tassi di interesse che sono rimasti bassi per oltre un decennio (creando nuove bolle). Banche centrali che hanno triplicato i loro bilanci (Quantitative Easing). Debiti pubblici esplosi. Disuguaglianza crescente. Populismo in ascesa.

Ma abbiamo anche imparato lezioni preziose. Abbiamo capito che la finanza può essere un’arma di distruzione di massa. Che la complessità nasconde il rischio. Che la regolamentazione conta. Che “this time is different” è la frase più pericolosa in finanza.

Ci sarà una prossima crisi? Certamente. Quando? Nessuno lo sa. Da dove verrà? Forse dal debito corporate, forse dalle criptovalute, forse dal debito pubblico, forse da qualcosa che ancora non vediamo.

Ma una cosa è sicura: quando arriverà, dovremo ricordarci delle lezioni di Lehman Brothers. Perché chi dimentica la storia è condannato a ripeterla.

E ripetere il 15 settembre 2008 non è un’opzione.