L’inflazione britannica accelera oltre le previsioni

Il tasso di inflazione annuale del Regno Unito ha raggiunto il 3,6% a giugno, superando le aspettative degli analisti secondo i dati pubblicati mercoledì dall’Office for National Statistics (ONS). Gli economisti intervistati da Reuters avevano previsto un’inflazione al 3,4% nei dodici mesi fino a giugno, dopo il 3,4% registrato a maggio.

Core inflation in crescita al 3,7%

L’inflazione core di giugno, che esclude i prezzi più volatili di energia, cibo, alcol e tabacco, è salita al 3,7% su base annua, in aumento rispetto al 3,5% dei dodici mesi precedenti a maggio. Questo indicatore, particolarmente monitorato dalle banche centrali, segnala pressioni inflazionistiche persistenti nell’economia britannica.

Reazione immediata dei mercati valutari

La sterlina britannica ha reagito positivamente ai dati, guadagnando quasi lo 0,2% contro il dollaro americano, portandosi a quota $1,3406. Questo movimento riflette le aspettative del mercato su possibili cambiamenti nella politica monetaria della Bank of England.

I driver dell’inflazione: carburanti e alimentari

Richard Heys, chief economist ad interim presso l’ONS, ha commentato: “L’inflazione è aumentata a giugno principalmente a causa dei prezzi dei carburanti per autoveicoli, che sono diminuiti solo leggermente, rispetto a un calo molto più marcato registrato nello stesso periodo dell’anno scorso.” L’inflazione alimentare rappresenta un’altra area di preoccupazione. “L’inflazione dei prezzi alimentari è aumentata per il terzo mese consecutivo, raggiungendo il tasso annuale più alto da febbraio dell’anno scorso. Tuttavia, rimane ben al di sotto del picco osservato all’inizio del 2023”, ha aggiunto Heys.

Le implicazioni politiche e sociali

Rachel Reeves, Ministro delle Finanze britannico, ha sottolineato che i dati dimostrano come “i lavoratori stiano ancora lottando con il costo della vita”. Il governo ha riconosciuto la necessità di ulteriori interventi per alleviare la pressione sui consumatori, in un contesto economico che rimane complesso.

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Il dilemma della Bank of England

I dati sull’inflazione saranno attentamente analizzati dalla Bank of England mentre cerca di determinare la traiettoria futura dei tassi di interesse. La banca centrale si trova di fronte a un difficile equilibrio tra un’inflazione ostinatamente elevata e una crescita economica debole. In un contesto inflazionistico, le banche centrali generalmente mantengono tassi di interesse elevati per incentivare il risparmio e ridurre la spesa, rallentando così l’aumento dei prezzi. Tuttavia, l’ambiente di bassa crescita del Regno Unito rappresenta un’ulteriore preoccupazione per la BOE. Gli ultimi dati hanno mostrato che l’economia si è contratta inaspettatamente a maggio per il secondo mese consecutivo.

Prospettive sui tassi di interesse

Gli economisti prevedono che i policymaker della BOE taglieranno i tassi di 25 punti base nella prossima riunione di agosto. Adam Deasy, economista presso PwC, ha commentato: “Sebbene la crescita dei prezzi rimanga ben al di sopra del target, la contrazione dell’economia britannica per il secondo mese consecutivo a maggio significa che la Banca probabilmente guarderà oltre la volatilità di questa lettura dell’inflazione e procederà con un taglio dei tassi ad agosto.” I dati sulle buste paga di giovedì rappresenteranno l’ultimo importante rilascio di dati prima della prossima riunione del Monetary Policy Committee. Questi potrebbero spingere la Banca ad agire per sostenere un’economia che sembra sempre più bisognosa di stimoli.

Sfide strutturali per l’economia britannica

L’economia del Regno Unito si trova in una posizione particolarmente delicata. Da un lato, l’inflazione rimane significativamente al di sopra del target del 2% della Bank of England, richiedendo teoricamente una politica monetaria restrittiva. Dall’altro, i segnali di debolezza economica suggeriscono la necessità di un allentamento monetario per stimolare la crescita. Questo scenario di “stagflazione light” – caratterizzato da inflazione elevata e crescita stagnante – rappresenta una delle sfide più complesse per i responsabili della politica monetaria, richiedendo un approccio calibrato che bilanci la necessità di controllare l’inflazione senza soffocare ulteriormente l’attività economica.