L’oro sale grazie alla domanda di bene rifugio mentre le tensioni tra USA e Iran oscurano l’incertezza della Fed

Il prezzo spot dell’oro (XAUUSD) si muove al rialzo nella sessione di venerdì, sostenuto da un mix di dati macroeconomici contrastanti e dall’escalation delle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran. A rendere il quadro ancora più complesso, le probabilità di un taglio dei tassi a giugno sono scese dal 50,2% al 46,8% dopo la pubblicazione dei dati economici, il che suggerisce che i guadagni odierni del metallo prezioso siano attribuibili quasi interamente alla domanda di bene rifugio. In un contesto in cui i mercati finanziari globali si trovano a navigare tra rischio geopolitico e politica monetaria restrittiva, l’oro torna a svolgere il suo ruolo tradizionale di asset difensivo, attirando flussi di capitali nonostante un dollaro americano relativamente forte.

PIL USA deludente e inflazione persistente: la Federal Reserve in una posizione difficile

I dati macroeconomici pubblicati oggi dipingono un quadro preoccupante per l’economia statunitense e complicano significativamente le decisioni della Federal Reserve.

Crescita economica ben al di sotto delle attese

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Secondo il Dipartimento del Commercio, il prodotto interno lordo (PIL) degli Stati Uniti è cresciuto a un tasso annualizzato di appena l’1,4% nel quarto trimestre del 2025, un dato nettamente inferiore alle previsioni degli analisti che stimavano un’espansione del 2,5%. Si tratta di un rallentamento significativo che alimenta i timori di un possibile scenario di stagflazione, ovvero una combinazione di crescita debole e inflazione elevata.

L’inflazione core PCE resta al 3%, ben sopra il target della Fed

Parallelamente, l’indice dei prezzi delle spese per consumi personali core (core PCE), l’indicatore preferito dalla Fed per misurare l’inflazione, si è attestato al 3% a dicembre, in linea con le attese ma ancora significativamente al di sopra dell’obiettivo del 2% fissato dalla banca centrale americana. Questa combinazione di dati rende estremamente difficile per la Fed giustificare un allentamento della politica monetaria nel breve termine. Da un lato, la crescita economica in rallentamento richiederebbe stimoli; dall’altro, un’inflazione ancora elevata impone cautela. Il risultato è un contesto di incertezza che ha contribuito a rafforzare il dollaro USA, penalizzando in parte la domanda estera di oro denominato in dollari. Tuttavia, questo effetto negativo è stato più che compensato dalle preoccupazioni geopolitiche.

Il rischio geopolitico prevale sulle aspettative di politica monetaria

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I trader sul mercato dell’oro stanno chiaramente attribuendo maggiore peso al rischio di un conflitto tra Stati Uniti e Iran rispetto alle probabilità di un taglio dei tassi da parte della Fed a giugno. La ragione è logica: un eventuale conflitto militare potrebbe materializzarsi nell’arco di 10-15 giorni, mentre le condizioni macroeconomiche hanno ancora tempo per evolversi prima della riunione della Fed di giugno.

Perché l’oro non è ancora esploso al rialzo?

È interessante notare che, nonostante la gravità della situazione geopolitica, il prezzo dell’oro non ha registrato un’impennata violenta come ci si sarebbe potuti aspettare. Solo un mese fa, la semplice menzione di un possibile conflitto tra USA e Iran avrebbe probabilmente innescato un rally aggressivo del metallo prezioso. Diversi fattori stanno contenendo il rialzo: L’assenza di speculatori aggressivi sul mercato, probabilmente in attesa di segnali più chiari prima di prendere posizioni importanti. L’incertezza sulla politica della Fed, che frena l’entusiasmo rialzista. La bassa liquidità legata alle festività del Capodanno lunare in Asia, che riduce i volumi di scambio e limita i movimenti di prezzo. Tuttavia, man mano che ci si avvicina alla scadenza del periodo di avvertimento di 10-15 giorni indicato dal presidente Trump, è probabile che i trader diventino più nervosi, generando un aumento della volatilità e potenzialmente spingendo i prezzi verso l’alto.

Scenario alternativo: un accordo diplomatico potrebbe innescare un crollo dell’oro

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È fondamentale considerare anche lo scenario opposto. Se Stati Uniti e Iran dovessero raggiungere un accordo diplomatico prima dell’inizio di un conflitto armato, l’oro potrebbe subire un calo drastico e repentino. In questo scenario, il metallo prezioso perderebbe il supporto della domanda di bene rifugio e si troverebbe esposto a due fattori ribassisti simultanei: le ridotte probabilità di un taglio dei tassi a giugno e un dollaro americano più forte. La combinazione di questi elementi potrebbe incoraggiare vendite aggressive, con un potenziale ribasso significativo nel breve termine. Per i trader che operano sull’oro, questo rappresenta un rischio bidirezionale importante da monitorare con attenzione nelle prossime settimane.

Analisi tecnica: il livello chiave è $5.002, con obiettivi rialzisti a $5.119 e $5.143

Dal punto di vista dell’analisi tecnica, il quadro grafico dell’oro offre indicazioni chiare sui livelli da monitorare.

Scenario rialzista

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Il prezzo dell’oro si trova attualmente al di sopra del pivot di breve termine a $5.002,31, un livello che funge da spartiacque tra scenario rialzista e ribassista. Finché il prezzo si mantiene sopra questa soglia, l’oro è in una posizione favorevole per: Testare il recente massimo a $5.119,35, che rappresenta la prima resistenza significativa. Raggiungere il livello di Fibonacci a $5.143,89, che costituisce anche un potenziale punto di accelerazione rialzista. Un superamento deciso di quest’ultimo livello potrebbe innescare un movimento direzionale più ampio verso l’alto.

Scenario ribassista

Se il supporto a $5.002,31 dovesse cedere, i target ribassisti più immediati si collocano ai pivot di $4.760,87 e $4.744,34. Un ulteriore livello da monitorare è la media mobile a 50 giorni, attualmente posizionata a $4.705,42. Questo indicatore rappresenta anche un’area di valore per il mercato, il che significa che un test di questo livello potrebbe attrarre nuovi acquirenti e generare un rimbalzo tecnico.

Cosa aspettarsi nelle prossime settimane per l’oro

Il mercato dell’oro si trova in una fase particolarmente delicata nel 2026, stretto tra forze contrapposte. Da un lato, le tensioni geopolitiche tra USA e Iran e la debolezza della crescita economica americana sostengono la domanda di bene rifugio. Dall’altro, un’inflazione persistente che allontana la prospettiva di tagli dei tassi e un dollaro forte rappresentano venti contrari. Per gli investitori e i trader che operano sul forex e sui mercati delle materie prime, le prossime due settimane saranno cruciali. L’evoluzione della situazione geopolitica in Medio Oriente avrà probabilmente un impatto maggiore rispetto ai dati macroeconomici nel determinare la direzione di breve termine dell’oro. È consigliabile mantenere una gestione del rischio rigorosa e prepararsi a movimenti di prezzo potenzialmente bruschi in entrambe le direzioni.