La sfida tecnologica tra Cina e Stati Uniti si intensifica

Entro i prossimi cinque-dieci anni, la maggior parte della popolazione mondiale potrebbe operare su un’infrastruttura tecnologica di origine cinese. Questa la previsione lanciata da Rory Green, capo economista per la Cina di TS Lombard, che ha dichiarato come il monopolio percepito degli Stati Uniti nel settore tecnologico e nell’intelligenza artificiale sia stato ormai infranto da Pechino. Le dichiarazioni arrivano in un momento cruciale: la Cina sta accelerando nella corsa verso l’intelligenza artificiale generale (AGI) — il livello in cui l’AI eguaglia le capacità cognitive umane — e sta lavorando per diffondere questa tecnologia in ogni ambito della società. Sul fronte hardware, il Paese sta investendo massicciamente per scalare la produzione di chip AI domestici in grado di competere con Nvidia, mentre le aziende locali di intelligenza artificiale stanno attirando crescente attenzione sui mercati azionari globali. Ma la domanda resta aperta: la Cina può davvero vincere la corsa all’AI?

Lo stato dell’arte nei modelli AI di frontiera

Il 2025 è stato l’anno in cui l’Occidente ha iniziato a prendere seriamente in considerazione le aziende cinesi di AI di frontiera. L’irruzione di DeepSeek ha provocato un vero e proprio terremoto sui mercati, e da allora i colossi tecnologici cinesi hanno rilasciato una serie impressionante di modelli proprietari. Tuttavia, nonostante i progressi significativi, molti sviluppatori cinesi restano ancora un passo indietro rispetto ai laboratori di punta occidentali come OpenAI, Anthropic e Google. Lo ha sottolineato Paul Triolo, partner della società di consulenza DGA-Albright Stonebridge Group.

Il nodo della potenza di calcolo

Il problema principale resta la capacità computazionale. I controlli sulle esportazioni statunitensi, che limitano l’accesso alle GPU avanzate di Nvidia, creano un tetto reale alla scalabilità dei modelli cinesi, come ha spiegato Nick Patience, responsabile AI della società di ricerca The Futurum Group. Le stesse aziende cinesi sono consapevoli di questo limite. DeepSeek ha riconosciuto in un paper di ricerca pubblicato a dicembre di affrontare limitazioni concrete rispetto ai modelli proprietari di frontiera come Gemini 3, in particolare sul fronte delle risorse computazionali. Un responsabile tecnico del team Qwen di Alibaba ha dichiarato durante una conferenza a Pechino che le probabilità che un’azienda cinese superi i giganti tech statunitensi nell’AI nei prossimi tre-cinque anni sono inferiori al 20%.

I vantaggi competitivi della Cina

Nonostante i limiti strutturali, le aziende AI cinesi possiedono alcuni vantaggi strategici che non vanno sottovalutati.

Efficienza nello sviluppo dei modelli

Key to Markets Broker ECN

L’area in cui la Cina sta chiaramente superando gli Stati Uniti è lo sviluppo di modelli orientati all’efficienza: ottenere prestazioni elevate con un costo computazionale inferiore. Secondo Patience, i laboratori cinesi hanno compiuto progressi notevoli nelle tecniche di inferenza efficiente e quantizzazione, spinti sia dalla necessità imposta dalle restrizioni sui chip sia da una precisa scelta strategica.

Il boom energetico come leva competitiva

Un altro fattore determinante è l’energia. La Cina sta attraversando un vero e proprio boom energetico: negli ultimi quattro anni ha aggiunto più capacità di generazione elettrica di quanta ne abbiano gli Stati Uniti in totale, secondo quanto riportato da Bloomberg. Questo surplus energetico faciliterà enormemente la diffusione dell’AI nel Paese, garantendo energia abbondante e a basso costo per alimentare data center e infrastrutture correlate.

La strategia open-source come arma commerciale

blankblank

Rilasciando modelli competitivi open-source o open-weight, i laboratori cinesi stanno progressivamente erodendo il vantaggio commerciale su cui i fornitori statunitensi di modelli proprietari hanno costruito il proprio business. Se un’azienda può implementare un modello cinese open-weight performante sulla propria infrastruttura a costi contenuti, la giustificazione economica per pagare prezzi premium ai provider americani si indebolisce considerevolmente. Con la competizione nell’AI che si sta spostando dalla pura performance dei modelli alla realizzazione concreta di valore — come ha evidenziato Julian Sun, VP della società di ricerca Gartner — questo approccio potrebbe rappresentare un vantaggio decisivo per le aziende cinesi.

Lo scenario globale: verso un ecosistema AI multipolare

La previsione di Green su un’infrastruttura tecnologica cinese dominante a livello globale è considerata plausibile come scenario di lungo periodo, soprattutto per le aree del Global South dove il costo è il fattore decisivo e l’allineamento geopolitico con Washington è più debole. Patience ha tuttavia precisato che si tratta di una proiezione speculativa su un orizzonte di cinque-dieci anni. Gli Stati Uniti mantengono comunque vantaggi significativi. Le aziende americane continuano a dominare in settori chiave come i semiconduttori avanzati, la ricerca sui modelli di frontiera e le infrastrutture hyperscaler. Inoltre, continuano ad attrarre investimenti colossali e i loro strumenti sono adottati da governi e imprese in tutto il mondo. Secondo Sun, il panorama globale dell’AI è destinato a diventare multipolare, con diversi attori dominanti su differenti livelli dello stack tecnologico, piuttosto che un singolo ecosistema egemone. Solo il tempo dirà come questa dinamica si svilupperà geograficamente man mano che i sistemi di intelligenza artificiale diventeranno onnipresenti nelle società.

Gli sviluppi più recenti nel settore AI e tech

blank

Il panorama tecnologico globale continua a evolversi rapidamente. Ecco gli aggiornamenti più rilevanti delle ultime settimane: Mistral AI e la sostituzione del software tradizionale: il CEO di Mistral AI ha dichiarato che oltre il 50% del software aziendale attuale potrebbe essere sostituito dall’intelligenza artificiale, segnalando un cambiamento epocale nel mercato del software enterprise. Meta e Nvidia rafforzano la partnership: Meta ha annunciato un accordo massiccio con Nvidia per l’implementazione dei sistemi di nuova generazione Vera Rubin, confermando la centralità dell’hardware avanzato nella strategia AI dei big tech. L’Europa cerca l’indipendenza digitale: di fronte alle crescenti tensioni geopolitiche globali, l’Europa sta accelerando gli sforzi per ridurre la dipendenza dai servizi digitali statunitensi nelle proprie infrastrutture critiche. Quantum computing e data center: i rapidi progressi nel calcolo quantistico stanno intensificando gli investimenti nel settore e alimentando il dibattito sull’integrazione di queste tecnologie con l’industria dei data center, già in forte espansione.

La partita dei sussidi: il monito di Microsoft

Un elemento cruciale nella competizione AI tra le due superpotenze riguarda il ruolo dei governi. Il presidente di Microsoft, Brad Smith, ha dichiarato che le aziende tecnologiche americane dovrebbero preoccuparsi dei sussidi che i concorrenti cinesi ricevono dal proprio governo nella corsa all’intelligenza artificiale. Il quadro complessivo è chiaro: mentre la competizione tra sviluppatori di modelli AI statunitensi e cinesi si intensifica, Pechino sta sostenendo attivamente le proprie aziende attraverso misure concrete come un fondo di investimento nazionale multimiliardario e voucher per l’accesso a energia a costi ridotti destinata alla potenza di calcolo. Questa asimmetria nel supporto governativo potrebbe rivelarsi un fattore determinante nell’evoluzione della corsa globale all’AI nei prossimi anni.