Wall Street reagisce alla decisione della Corte Suprema sui dazi emergenziali
I principali indici di Wall Street hanno chiuso la settimana con un andamento positivo, sostenuti dalla reazione dei mercati alla storica sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha bocciato i dazi emergenziali imposti dal presidente Donald Trump. Il Dow Jones Industrial Average ha guadagnato 201 punti, pari a un rialzo dello 0,4%, mentre l’S&P 500 ha registrato un progresso analogo dello 0,4%. Il Nasdaq Composite, trainato da un balzo del 2% delle azioni Alphabet, ha chiuso in rialzo dello 0,5%. Su base settimanale, il Dow Jones si avvia a chiudere con un modesto guadagno dello 0,1%, mentre l’S&P 500 segna un progresso dello 0,7%. Il dato più significativo riguarda il Nasdaq, che con un rialzo superiore all’1% interrompe una serie negativa di cinque settimane consecutive in perdita.
PIL statunitense delude le attese: crescita solo dell’1,4%
La giornata è stata caratterizzata dalla pubblicazione di dati macroeconomici che hanno restituito un quadro preoccupante per l’economia americana. Il prodotto interno lordo (PIL) degli Stati Uniti è cresciuto soltanto dell’1,4% nel quarto trimestre, un risultato nettamente inferiore rispetto al +2,5% previsto dal consenso degli economisti interpellati da Dow Jones. Il dato appare ancora più deludente se confrontato con la robusta espansione del 4,4% registrata nel terzo trimestre, che aveva ampiamente superato le stime.
Lo shutdown governativo pesa sulla crescita
Secondo il Dipartimento del Commercio, la principale causa del rallentamento è da ricercare nel prolungato shutdown governativo che ha paralizzato l’attività federale durante la prima metà del quarto trimestre. Questa interruzione senza precedenti ha sottratto circa un punto percentuale alla crescita economica complessiva, evidenziando quanto l’instabilità politica possa avere ripercussioni concrete sull’andamento dell’economia reale.
Inflazione stabile ma ancora lontana dal target della Fed
Parallelamente ai dati sul PIL, è stato pubblicato il rapporto sull’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE), il parametro preferito dalla Federal Reserve per misurare l’inflazione. I dati di dicembre hanno mostrato un’inflazione sostanzialmente stabile. L’indice core PCE, che esclude le componenti volatili di alimentari ed energia, si è attestato al 3%, in linea con le attese degli analisti ma ancora significativamente al di sopra dell’obiettivo del 2% fissato dalla banca centrale americana.
La Fed resta divisa sul percorso dei tassi di interesse
Questo scenario di crescita debole e inflazione persistente — una combinazione che evoca lo spettro della stagflazione — complica notevolmente il lavoro dei decisori della Federal Reserve. All’interno del comitato di politica monetaria si è delineata una spaccatura tra due fazioni: da un lato i membri più attenti alla tutela del mercato del lavoro, favorevoli a un allentamento monetario; dall’altro coloro che ritengono prioritario il contenimento dell’inflazione. I verbali dell’ultima riunione della Fed di gennaio hanno rivelato che diversi funzionari necessitano di prove più solide di un raffreddamento dell’inflazione prima di votare a favore di ulteriori tagli dei tassi di interesse. Per gli investitori, questo significa che il percorso di riduzione del costo del denaro potrebbe essere più lento e incerto di quanto inizialmente sperato dai mercati.
Credito privato sotto pressione: settimana difficile per i gestori alternativi
Un altro tema che ha dominato la settimana è stato il crescente nervosismo attorno al settore del credito privato. Le azioni dei principali gestori di asset alternativi hanno subito perdite significative, alimentate dai timori legati a potenziali perdite su prestiti concessi a società del settore software, un comparto che sta attraversando una fase di forte difficoltà. Il caso più emblematico è quello di Blue Owl Capital, che nel corso della settimana ha bloccato i riscatti da uno dei suoi fondi di credito privato, una mossa che ha ulteriormente alimentato l’incertezza. Le azioni della società hanno perso un ulteriore 5% nella sola seduta di venerdì. Anche altri colossi del settore hanno risentito del clima negativo: Blackstone e Ares Management, tra i principali operatori nel credito privato a livello globale, hanno ceduto ciascuno il 3%.
Cosa aspettarsi nelle prossime settimane
Il quadro che emerge da questa settimana è quello di un mercato che si muove tra segnali contrastanti. Da un lato, la sentenza della Corte Suprema sui dazi ha fornito un elemento di sollievo per gli investitori preoccupati dall’escalation protezionistica. Dall’altro, i dati macroeconomici confermano un’economia statunitense in rallentamento con un’inflazione che fatica a scendere verso il target della Fed. Per i trader e gli investitori, sarà fondamentale monitorare nei prossimi giorni le dichiarazioni dei membri della Federal Reserve, eventuali sviluppi sul fronte della politica commerciale dopo la bocciatura della Corte Suprema e l’evoluzione della crisi nel settore del credito privato, che potrebbe avere effetti a catena su segmenti più ampi del mercato finanziario.
