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	<title>Investimenti &#8211; Ok Forex &#8211; Notizie e Consigli su Forex Trading e Investimenti</title>
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		<title>Rame e Oro Correlate Positivamente: Cosa sta Succedendo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Briganti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2020 07:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Investimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[Sta succedendo qualcosa di strano tra l’oro e il rame. Due metalli che, per quanto entrambi ben tradati (l’oro più del rame a dire il vero), si caratterizzano per la capacità di svolgere due funzioni radicalmente diverse, anche in una prospettiva di investimento. Da sempre, l’oro e il rame sono correlati in un modo ben [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sta succedendo qualcosa di strano <b>tra l’oro e il rame</b>. Due metalli che, per quanto entrambi ben tradati (l’oro più del rame a dire il vero), si caratterizzano per la capacità di svolgere<b> due funzioni radicalmente diverse</b>, anche in una prospettiva di investimento.</p>
<p>Da sempre, l’oro e il rame sono correlati in un modo ben preciso, che ha visto ben poche eccezioni negli ultimi decenni. Da qualche mese a questa parte, però, l’equilibrio sembra essere saltato, a tal punto che gli analisti si interrogano su cosa sia realmente accaduto, e perché.</p>
<p>Ne parliamo in questo articolo, esponendo quello che da più parti è definito come “il paradosso dell’oro e del rame” ed esponendo due tesi diverse circa l’origine del fenomeno.</p>
<h2>Oro e Rame, una correlazione inversa logica e naturale</h2>
<p>Che relazione esiste tra l’oro e il rame? Non potrebbero essere due metalli più diversi. L’oro è prezioso per il suo valore simbolo, il rame è prezioso per il suo valore funzionale. L’oro <i>costa molto</i>, il rame ha un prezzo decisamente più abbordabile. Uno è correlato negativamente alle performance dell’economia reale, l’altro è correlato positivamente. E’ proprio questo il nocciolo della questione: <b>l’oro è un metallo prezioso, un bene rifugio</b>. Il rame, di contro, è una materia prima. Nello specifico, è il materiale d’elezione per la costruzione delle infrastrutture elettriche.</p>
<p>Questa divisione di compiti, se così vogliamo chiamarla, pone in un essere un rapporto di <b>proporzionalità inversa:</b> quando l’oro si apprezza, il rame si deprezza… E viceversa, ovviamente. Il motivo è semplice. L’oro, essendo una valuta rifugia, è acquistato soprattutto quando “le cose vanno male”. Mentre quando le “cose vanno bene”, e l’economia tira, il rame &#8211; essendo una materia prima di fondamentale importanza, subisce una crescita della domanda e quindi un apprezzamento. Dunque, è assolutamente fisiologico vedere questi due metalli intraprendere trend divergenti e opposti. Anzi, tale correlazione negativa è così assodata da essere presa in considerazione dagli investitori come materiale di <a href="https://www.okforex.it/forex/analisi-tecnica-analisi-fondamentale-dove-trovare-info/7122/" title="Analisi Tecnica">analisi tecnica</a>. Si tratta di una delle poche certezze che il mercato concede.</p>
<h2>Oro e Rame, i dati di questi mesi</h2>
<p>Una certezza, la correlazione negativa tra oro e rame, che negli ultimi mesi sta andando in crisi. Infatti, l’oro e il rame si stanno comportando in maniera <i>strana</i>, smentendo di fatto il rapporto che è sempre esistito tra di loro. Certamente, negli ultimi mesi se ne sono visti di tutti i colori, nel mercato come nella vita reale, ma questi movimenti “strani” fanno comunque specie. C’è da chiedersi se continueranno anche a crisi finita, se siano destinati a durare, segnando di fatto un nuovo standard o, se di contro, non si riveleranno altro che una breve e bizzarra parentesi. Ma andiamo con ordine.</p>
<p>ll 2020 era iniziato all’insegna della normalità sul fronte oro-rame. Le prospettive di crescita erano piuttosto deprimenti, si parlava di stagnazione per l’Europa e fine del ciclo espansivo per gli Stati Uniti. In quel periodo, l’oro cresceva e il rame si deprezzava: niente di strano. Successivamente è giunto il coronavirus, e questa dinamica si è accentuata, con il rame stabilmente in discesa e l’oro verso nuovi massimi. Di nuovo, niente di strano.</p>
<p>Poi è emerso il paradosso. Una volta terminato il lockdown, il rame ha iniziato a recuperare terreno, come tutti si attendevano visto il probabile rimbalzo delle economie. Tuttavia, nel frattempo, l’oro non ha accennato ad alcuna inversione di tendenza: ha continuato ad apprezzarsi. <b>Insomma, oro e rame che crescevano, assieme.</b></p>
<p>Una coincidenza? No, anche perché tale movimento dura ancora oggi, alle soglie dell’autunno. Addirittura, a inizio agosto, in virtù della pubblicazione di dati economici meno drammatici del previsto, l’oro si è deprezzato leggermente…<b> E il rame ha fatto altrettanto!</b> Insomma, è da parecchi mesi che il metallo giallo e il metallo rosso si stanno comportando in maniera strana, ovvero come se fossero correlati positivamente. Una dinamica fuori da ogni logico, apparentemente.</p>
<p>Eppure potrebbe esserci una spiegazione per questo bizzarro fenomeno, anzi due.</p>
<h2>Una spiegazione psicologica</h2>
<p>Una prima spiegazione potrebbe essere di natura psicologica. E’ vero, le economie tra alti e bassi sono ripartite, i dati macroeconomici di tanto in tanto fanno ben sperare, altre volte annunciano una ripresa lenta. Dunque, il trend <i>moderatamente </i>rialzista del rame è giustificato.</p>
<p>A non esserlo, è la crescita dell’oro. Perché l’oro cresce? Forse perché gli investitori <b>sono ancora mossi dalla paura</b>, nonostante i numeri. L&#8217;apprezzamento dell’oro potrebbe avere dunque un’origine psicologica, forse irrazionale. Semplicemente, gli investitori non credono alla ripresa, e agiscono ancora in modo conservativo, proprio come hanno fatto a marzo e aprile.</p>
<p>Certo, questa spiegazione non basta. Giustifica solo in parte i movimenti degli ultimi tempi. Ci dev’essere qualcos’altro, e quell’altro potrebbe riguardare… Il Cile.</p>
<h2>Una spiegazione economica</h2>
<p>Cosa c’entra il Cile con la correlazione positiva oro-rame? Beh, innanzitutto c’entra con il rame. Il paese sudamericano è il maggior produttore di rame al mondo. Una supremazia che storicamente è costata cara, in quanto ha di fatto innescato tensioni con le multinazionali statunitensi, qualche decina d’anni fa. Questo, per far capire quanto il Cile sia importante in un’ottica di approvvigionamento del rame.</p>
<p>Ebbene, attualmente l&#8217;estrazione di rame in Cile è rallentata parecchio. Il motivo? Ovviamente, il coronavirus. Nel sud America il Covid imperversa più che in altre parti del mondo, e il Cile è praticamente nel pieno dell’epidemia. Poco rame, quindi. La logica conseguenza di ciò è una sproporzione tra domanda e offerta a favore della prima, e quindi <b>l’aumento dei prezzi.</b></p>
<p>Se questa giustificazione fosse vera, i ruoli andrebbero capovolti. L’apprezzamento dell’oro sarebbe fisiologico, è dettato dall’incertezza, che domina ancora. L’apprezzamento del rame non sarebbe fisiologico, ma dettato <b>da un restringimento dell’offerta. </b></p>
<p>Certo, la questione è ancora più complessa di quello che sembra. Solo il tempo ci dirà se almeno una di queste motivazioni è esatta, se lo sono entrambe, o se l’origine del fenomeno vada rintracciato altrove.</p>
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		<title>Cosa Insegna il Film The Wolf of Wall Street sul Trading</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Briganti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2020 19:16:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Investimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[In questo articolo parliamo di cinema. Nello specifico, analizziamo in una prospettiva diversa dal solito il film “The Wolf of Wall Street”, un film di qualche anno fa ma che ancora vive nell&#8217;immaginario degli amanti del cinema e non, sia per le tematiche trattate che per la straordinaria prova attoriale dei suoi protagonisti. Nello specifico [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questo articolo parliamo di cinema. Nello specifico, analizziamo in una prospettiva diversa dal solito il film “<b>The Wolf of Wall Street</b>”, un film di qualche anno fa ma che ancora vive nell&#8217;immaginario degli amanti del cinema e non, sia per le tematiche trattate che per la straordinaria prova attoriale dei suoi protagonisti.</p>
<p>Nello specifico riporteremo i più importanti insegnamenti sul trading che il film propone. Insegnamenti veri, che fanno riferimento a situazioni reali. Anche perché, nel caso non lo sapeste, il film “The Wolf of Wall Street” è ispirato a una storia vera, per giunta in mondo abbastanza fedele.</p>
<h2>Due parole su The Wolf of Wall Street, senza (grossi) spoiler</h2>
<p>Prima di elencare gli insegnamenti che si possono trarre dal film, e bene spendere qualche parola sulla trama, senza ovviamente fare grossi spoiler e togliere, a chi non l&#8217;ho ancora visto, il piacere di vederlo.</p>
<p>“The Wolf of Wall Street” narra la storia (vera) di <b>Jordan Belfort</b>, un broker che a partire dagli anni ‘80 ha riscosso un successo enorme in termini economici per mezzo di approcci non convenzionali e in alcuni casi <b>assolutamente illegali</b>.</p>
<p>In buona sostanza, nel film quanto nella vita reale, Belfort vendeva le cosiddette penny stock, azioni di scarsissimo valore, facendo credere agli investitori l&#8217;esatto contrario. Inoltre, possedeva in maniera illegale molte azioni delle aziende di cui egli stesso curava le offerte iniziali.</p>
<p>Sullo sfondo, una vita di eccessi, all&#8217;insegna del lusso e della droga. Anche perché, Belfort, con i suoi metodi illegali, <b>ha guadagnato centinaia di milioni di dollari</b>. Salvo poi cadere in disgrazia quando ha dovuto fare i conti col sistema penale americano e con una condanna a 22 mesi di reclusione, con multe annesse.</p>
<h2>Gli insegnamenti di The Wolf of Wall Street</h2>
<p>Di seguito vi elenchiamo alcuni insegnamenti che si possono trarre dal film “The Wolf of Wall Street”. Insegnamenti che riguardano principalmente il Trading ma anche il modo di  gestire il successo.</p>
<h3>Le azioni di scarso valore… Rimangono di scarso valore</h3>
<p>Lo abbiamo già detto: Jordan Belfort vendeva penny stock facendo credere che fossero di grande valore, destinate a una solida crescita. In effetti, per un tempo limitato e grazie a manovre non proprio convenzionali, le penny stock promosse da Belfort si apprezzavano. Tuttavia, in un tempo piuttosto breve, le bolle si sgonfiavano, lasciando gli investitori con il classico pugno di mosche in mano.</p>
<p>Tutto ciò dimostra che è un&#8217;azione di scarso valore rimane un&#8217;azione di scarso valore. Per un certo periodo potrà non sembrare tale, ma prima o poi rivelerà la sua vera natura.</p>
<h3>Lo stile di vita di Jordan Belfort non è lo stile dei trader</h3>
<p>Lo stile di vita di Jordan Belfort è stato per parecchi anni sopra le righe. Se si prende per buona la sua autobiografia e le testimonianze di chi gli è stato accanto in quei momenti, tutto ciò che si vede nel film è accaduto sul serio. Vere sono quindi le scene di sesso estremo, di festini a base di droga, e tutto quanto di eccessivo si vede nella pellicola.</p>
<p>Ebbene, lo stile di vita di Belfort dimostra esattamente <b>che lo stile di vita del trader non può e non deve essere quello</b>. Anche perché, Belfort non svolgeva il suo mestiere in maniera corretta. In realtà, non stava facendo Trading o incarnando il ruolo del broker, stava semplicemente truffando le persone.</p>
<p>Purtroppo, chi guarda il film con superficialità tende ad associare lo stile di vita del protagonista a quello dei trader. Da questo punto di vista, a dire il vero, Il film potrebbe aver fatto più male che bene, in quanto potrebbe aver diffuso uno stereotipo  che non coincide affatto con la realtà.</p>
<p>I trader, quelli veri, quelli che tirano su ingenti patrimoni in modo onesto e solido, <b>non si possono permettere quello stile di vita</b>: devono rimanere sempre lucidi e presenti a se stessi. Di certo non hanno tempo per gozzovigliare. Alla fine, il trading è un&#8217;attività impegnativa come tante altre, dunque richiede tempo, competenze, energie mentali.</p>
<h3>Gli organi di vigilanza fanno il loro dovere</h3>
<p>Alla fine, il conto è giunto salatissimo. Jordan Belfort è stato incriminato e condannato per i reati finanziari che ha commesso. Alcuni potrebbero affermare che l&#8217;abbia fatta franca per troppo tempo. In effetti, è riuscito a operare più o meno indisturbato per alcuni anni. La vicenda comunque contestualizzata negli anni ‘80 e ‘90, quando il mondo del trading e dell&#8217;investimento speculativo stava sperimentando <b>una crescita ipertrofica</b>, a cui le autorità hanno fatto fatica a stare dietro.</p>
<p>Tuttavia, anche in quel contesto,<b> la giustizia ha fatto il suo corso</b> e, alla fine dei giochi, l&#8217;ha fatto in maniera esemplare. Belfort, tanto nel film quanto nella vita reale, non solo ha dovuto scontare quasi due anni di prigionia (per giunta frutto di un grande sconto a fronte di una totale collaborazione) ma è stato condannato a risarcire le sue vittime per parecchi milioni di dollari.</p>
<p>Vabbè detto, inoltre, che al giorno d&#8217;oggi gli organi di vigilanza sono ancora più preparati a fronteggiare e a individuare per tempo le truffe.</p>
<p>Ad ogni modo, insegnamento che si può trarre il seguente: è impossibile farla franca.</p>
<h3>Le scorciatoie sono pericolose</h3>
<p>Alla fine, la storia di Jordan Belfort, almeno come viene narrata nel film, è la storia di un individuo &#8211; certamente molto intelligente &#8211; che ha intrapreso una scorciatoia per fare soldi facili e in una quantità impressionante. Tuttavia, come dimostra il finale, tale scorciatoia si è rivelata un totale fallimento: il protagonista è stato condannato, e ha perso gran parte di ciò che aveva costruito. Inoltre, nel film appaiono chiare le conseguenze del suo comportamento sulla vita privata.</p>
<p>Dunque, che insegnamento si può trarre? Semplice, che le scorciatoie sono pericolose e alla fine <b>portano all&#8217;autodistruzione</b>. Ciò vale per tutti i campi della vita, ma soprattutto per il trading.</p>
<h3>Di soldi, ne girano</h3>
<p>Questo non è un vero e proprio insegnamento, quanto una constatazione. Certo, Belfort ha fatto soldi in maniera illegale, di fatto danneggiando i suoi clienti. Alla fine, ha dovuto restituire quello che ha guadagnato in maniera disonesta. Tuttavia, non avrebbe potuto guadagnare coi soldi&#8230; Se quei soldi non ci fossero stati.</p>
<p>A prescindere dai suoi metodi, la storia di Jordan Belfort dimostra che nel trading, o per meglio dire nel mondo degli investimenti, girano davvero tanti soldi. Il difficile sta nel riuscire a guadagnarli in maniera onesta e soprattutto duratura. Impresa non certo facile, e che pochi riescono a portare a termine.</p>
<h3>Tutti i nodi vengono al pettine</h3>
<p>A dire il vero, questo è un insegnamento che non riguarda specificatamente il trading, quanto piuttosto la vita nella sua complessità. Alla fine, “The Wolf of Wall Street” offre agli spettatori la più classica delle morali della favola: <b>tutti i nodi vengono al pettine</b>.</p>
<p>Si può fare del male al prossimo, si può trarre da esso vantaggi in maniera indebita, si possono commettere crimini e causare sofferenza alle persone. Tuttavia, presto o tardi, il tempo presenterà il suo conto, molto spesso impattando in maniera drammatica sia sul piano privato che su quello economico. In fin dei conti, il protagonista del film subisce esattamente questa sorte.</p>
<p>Questo insegnamento è anche piuttosto esplicito, Anche perché la frase &#8220;tutti i nodi vengono al pettine&#8221; viene pronunciata da uno dei personaggi del film, ovvero il padre del protagonista, che più di una volta funge da &#8220;voce della coscienza&#8221;.</p>
<p>A nostro parere, è questo l&#8217;insegnamento più importante di tutto il film, quello di cui ognuno dovrebbe fare tesoro.</p>
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		<title>Quanto Rende un Investimento Immobiliare di 100.000 euro?</title>
		<link>https://www.okforex.it/investimenti/quanto-rende-investimento-immobiliare-100-000-euro/8553/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Briganti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2020 07:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Investimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[Quanto rende un investimento immobiliare di 100.000 euro? La domanda è meno peregrina di quello che può sembrare. In primis perché gli investimenti immobiliari, nonostante tutto, riscuotono ancora molto successo, soprattutto tra chi (spiace dirlo) vanta una cultura finanziaria non avanzata. Secondariamente, perché la possibilità di spendere 100.000 euro per acquistare un&#8217;abitazione non è poi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>Quanto rende un investimento immobiliare di 100.000 euro? </b>La domanda è meno peregrina di quello che può sembrare. In primis perché gli investimenti immobiliari, nonostante tutto, riscuotono ancora molto successo, soprattutto tra chi (spiace dirlo) vanta una cultura finanziaria non avanzata.</p>
<p>Secondariamente, perché la possibilità di spendere 100.000 euro per acquistare un&#8217;abitazione non è poi così remota, soprattutto se si fa ricorso a un mutuo, piuttosto che a un capitale ricevuto in eredità.</p>
<p>Se state pensando di investire questa somma nell&#8217;immobiliare, è bene che sappiate a cosa andate incontro, nel bene come nel male. Ovvero è necessario che conosciate i rischi dell&#8217;investimento immobiliare, nonché le speranze di guadagno. Le quali, possiamo già anticiparlo, non sono poi così insignificanti.</p>
<p>In questo articolo offriremo una panoramica dell&#8217;investimento immobiliare, dei suoi vantaggi e dei suoi svantaggi, prendendo come riferimento non solo l&#8217;attività di acquisto e locazione di un immobile in astratto, ma la medesima attività calata nell&#8217;attuale contesto, che da qualche anno a questa parte ha assunto dei connotati particolari, <b>certamente diversi da quelli di 20 o 30 anni fa</b>.</p>
<p>Successivamente, presenteremo due ipotesi che potrebbero verificarsi nel caso in cui si investissero nell&#8217;immobiliare 100.000 euro, operando una stima del profitto al netto di tasse, spese e orpelli vari.</p>
<h2>Vantaggi e svantaggi dell’investimento immobiliare</h2>
<p>Il caro vecchio mattone&#8230;  Una vera ossessione soprattutto per le generazioni precedenti, che reputavano essenziale l&#8217;acquisto di immobili, in primis per le esigenze abitative personali e della propria famiglia, in secundis per velleità di investimento. Anche solo per sentito dire, tutti sanno che oggi investire nel mattone <b>è meno conveniente di qualche decennio fa</b>.</p>
<p>Tuttavia, ci sono ancora vantaggi nel farlo? La risposta è sì, e ne parliamo nei prossimi paragrafi. Ovviamente, daremo ampio spazio anche agli svantaggi.</p>
<h3>E’ relativamente facile da gestire</h3>
<p>Se avete acquistato un immobile, o piuttosto l&#8217;avete posto in locazione, tutto ciò non vi sarà sembrato per nulla semplice.  Tra burocrazia, impegni e spese varie, avrete sicuramente perso ore e ore, se non giornate intere. Va detto, però, rispetto ad altri investimenti di natura personale, ovvero che richiedono l&#8217;impegno diretto da parte del detentore di capitale, <b>l&#8217;investimento immobiliare non è poi così difficile.</b></p>
<p>Il riferimento è soprattutto alla gestione della fase che concretamente consente di monetizzare: la locazione e la gestione della stessa. Ovviamente, non tutti i casi presentano le medesime difficoltà e sono soggetti alle stesse dinamiche. C&#8217;è chi è &#8220;più fortunato&#8221; (ma in realtà la fortuna c&#8217;entra poco) e trova un bravo inquilino, puntuale nei pagamenti e che tratta bene l&#8217;abitazione. Di contro c’è chi trova un inquilino che ritarda nei pagamenti ma non paga affatto, e che mette a repentaglio l&#8217;integrità dell&#8217; immobile.</p>
<p>Se si escludono dall&#8217;analisi i casi estremi, <b>in realtà la gestione di una locazione non presenta grandi difficoltà</b>. Nel senso che non sono richieste competenze avanzate per portare a termine l&#8217;obiettivo, che è quello di farsi pagare in tempo ed intrattenere un sereno rapporto con l&#8217;inquilino. Ciò è dimostrato dal fatto che a gestire le locazioni sono nella stragrande maggioranza dei casi i proprietari stessi. Persino un anziano signore che di mestiere fa tutt&#8217;altro, è in grado di &#8220;gestirsi&#8221; da solo un inquilino, senza doversi rivolgere a un esperto.</p>
<h3>Procura una rendita costante</h3>
<p>Se tutto fila liscio, chi acquista un immobile e lo mette in affitto, si procura <b>una rendita costante</b>. Il motivo è semplicissimo: la rendita stessa è definita da un contratto regolarmente registrato (si spera). Il proprietario di casa, dunque, sa esattamente quanto guadagnerà al mese e all&#8217;anno dal suo investimento. A patto, ovviamente, che l&#8217;inquilino non faccia il bello e il cattivo tempo, e si dimostri ritardatario o addirittura insolvente.</p>
<p>Questo, però, è un altro paio di maniche, che non ha nulla a che vedere con le dinamiche tecniche dell&#8217;investimento immobiliare, ma riguarda più che altro le dinamiche umane, economiche e relazionali che intercorrono tra due persone.</p>
<p>Ovviamente, la rendita dovrà essere soppesata sulla base di alcuni elementi che impattano in maniera significativa. Ci riferiamo ovviamente <b>alla pressione fiscale</b>, che per quanto riguarda l&#8217;immobiliare è piuttosto alta, non tanto sul fronte delle locazioni quanto sul fronte della proprietà. La verità è semplice per quanto sconfortante: la proprietà, in Italia, è tassata più delle locazioni. Anzi, queste ultime possono essere soggette <b>a regimi fiscali agevolati</b>, vedi cedolare secca.</p>
<h3>Necessita di tanto capitale iniziale</h3>
<p>Quelli che abbiamo trattato nei paragrafi precedenti sono naturalmente i vantaggi dell&#8217;investimento immobiliare. Ma quali sono gli svantaggi?</p>
<p>Ebbene, in primis va considerata la questione del capitale. Per eseguire un investimento immobiliare degno di questo nome è<b> necessario tantissimo denaro</b>, più di quanto sia necessario per qualsiasi altro investimento, fosse anche il <a href="https://www.okforex.it/forex/" title="Forex" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Forex</a> piuttosto che l&#8217;azionario. Il fatto è che gli immobili costano ancora tantissimo, nonostante il settore soffra da qualche anno di una certa tendenza alla svalutazione. la capacità dell&#8217;immobiliare di tenere botta nonostante tutto è in realtà un aspetto positivo, poiché In caso contrario si andrebbe incontro a pesantissime, radicali e irreversibili distorsioni del mercato.</p>
<p>A prescindere da tutto questo, è impossibile pensare di acquistare un immobile e di metterlo subito a profitto senza avere dalla propria svariate decine di migliaia di euro. Basti pensare che in media gli immobili costano più di 1.000 al metro quadro, solo nelle zone periferiche delle città meno floride economicamente si scende parecchio al di sotto di questa cifra.</p>
<p>Non è un caso, quindi, che abbiamo deciso di prendere in considerazione un investimento di 100.000 euro in qualità di buon esempio. Questa cifra infatti, è il giusto compromesso tra le possibilità del cittadino medio e le esigenze di redditività.</p>
<h3>Potrebbe andare incontro a svalutazione</h3>
<p>E’ questo lo svantaggio più grande. E’ questa la dinamica che fa sì che la maggior parte delle persone con dei capitali in possesso desistono dall’acquistare un&#8217;abitazione per pura necessità di investimento. Il fatto è che, da qualche anno a questa parte, i prezzi delle case stanno scendendo. E’ un continuo stillicidio, il quale è riuscito a  perpetrarsi nonostante le congiunture economiche positive che comunque hanno fatto seguito alla grande crisi del 2008 e del 2012.</p>
<p>Chiaramente, investire in un asset che molto probabilmente perderà una parte consistente del suo valore è <b>un&#8217;operazione potenzialmente fallimentare</b>. Ovviamente è possibile svincolarsi da questa dinamica, per esempio impegnandosi regolarmente in opere di ristrutturazione in modo da allineare l&#8217;immobile “ufficialmente vecchio” agli standard attuali. Tutto ciò però costa tempo, fatica e ovviamente denaro.</p>
<h3>La pressione fiscale</h3>
<p>Infine&#8230; Le tasse. Un capitolo spinoso e che procura ansia a molti. Cosa si può dire sul rapporto tra fisco e settore immobiliare? In un certo senso, abbiamo risposto nei paragrafi precedenti.  Ad essere pesanti sono<b> le tasse sulla proprietà</b>, piuttosto che quelle sulle locazioni. Senza entrare nei dettagli, in media un immobile di 130 metri quadri determina una spesa annuale per l&#8217;IMU pari a circa 800 euro.</p>
<p>Per quanto riguarda le locazioni, la situazione è abbastanza favorevole. Di base si dovrebbe accorpare il reddito da locazione al reddito da lavoro, dunque sottoporsi a un&#8217;aliquota variabile che può essere anche superiore al 30%. Tuttavia è possibile scorporare i redditi da lavoro dei redditi da locazione e sottoporre quest&#8217;ultimi<b> alla famosa cedolare secca</b>, è un aliquota fissa sul canone. Questa aliquota può essere pari al 20% <b>ma anche a solo il 10%</b>, se si opta per un canone agevolato. Il 10%, in realtà è un aliquota piuttosto bassa, che pesa pochissimo sulle dinamiche del profitto.</p>
<h2>Ipotesi n.1: casa grande in periferia</h2>
<p>Passiamo adesso a ipotizzare gli scenari di un investimento immobiliare pari a 100.000 euro. Le opzioni in genere sono due, se si possiede questo capitale e si decide di impegnarsi nell&#8217;acquisto di un immobile.</p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;">Acquistare un&#8217;abitazione piccola ma in una città che offre molte opportunità dal punto di vista economico (sia per il locatore che per il conduttore).</li>
<li style="font-weight: 400;">Acquistare un&#8217;abitazione più grande ma sita in una città di periferia o immersa in un contesto che offre meno possibilità di lavoro, di studio eccetera.</li>
</ul>
<p>In questo paragrafo prendiamo in considerazione quest&#8217;ultimo scenario. Ebbene, a quanto ammonta il canone che può essere imposto per un immobile magari piuttosto grande, possibilmente pari a 100-150 metri quadri, ma in una città di periferia?</p>
<p>In genere , questo tipo di locazioni sono riservate ai nuclei familiari si potrebbe immaginare un canone <b>pari a 400-600 euro al mese</b>, quindi a 4800-7200 euro all&#8217;anno.</p>
<p>A questa cifra dovremmo sottrarre le spese, le quali nella migliore delle ipotesi sono circa 800 euro di IMU, circa 480-1400 euro di tasse, circa 700-1.500 euro di spese condominiali (a meno che non decidiate di porli a carico dell&#8217;inquilino).</p>
<p><b>Cosa rimane in tasca al proprietario di casa?</b> Ebbene, il profitto netto può essere posto all&#8217;interno della forbice  1.400 -5100 euro all’anno. Si sta parlando, di un rendimento pari al 1-5%. Il che non è affatto male, se però non si considera che i 100.000 euro spesi, sono detenuti in forma puramente virtuale (ovvero in mattoni).</p>
<h2>Ipotesi n.2: casa piccola in città</h2>
<p>Cosa dire  sulla sulla seconda ipotesi? Ebbene, qui le cose si fanno veramente interessanti. Lo scenario è quello di una locazione di un immobile non molto grande ma sito in una città fiorente, dunque meta possibilmente di studenti e sicuramente di lavoratori che vengono da fuori. Ciò pone in essere un&#8217;interessante dinamica, ovvero quella che consente di affittare non l&#8217;intera abitazione ma le singole camere. Immaginando un immobile di 60 metri quadrati, potrebbe essere possibile affittare due stanze. Senza scomodare i canoni di Milano di Roma, non è assurdo pensare a un canone pari a 350 euro a stanza. Ciò significa 700 euro di guadagno totale al mese, ovvero 8.400 euro all&#8217;anno.</p>
<p>Per quanto riguarda le spese, queste potrebbero essere un po&#8217; superiori a quelle dello scenario che abbiamo trattato nel paragrafo precedente, soprattutto in riferimento alle spese condominiali.  Potremmo stimare queste ultime in 1500-2000 euro all’anno.</p>
<p>Ebbene, nella migliore delle ipotesi si otterrebbe <b>un guadagno netto di circa 6.000 euro</b>, che è pari al 6% dell&#8217;investimento. Nella peggiore delle ipotesi, invece si otterrebbe un guadagno netto di circa 3.500 euro, equivale comunque al 3,5%. Niente male, nemmeno in questo caso.</p>
<p>Il problema però è sempre lo stesso: a differenza di tutti gli altri investimenti, il capitale di partenza non è garantito. In primis perché al suo posto ci sono, per ora, semplicemente &#8220;mattoni&#8221;. In secondo luogo perché il prezzo degli immobili <b>è soggetto a svalutazione</b>. Il consiglio, quindi, è di prendere con le pinze qualsiasi pensiero positivo o ottimistico riguardante l’investimento immobiliare. Insomma, prima di andare dal notaio prendere parecchio tempo per rifletterci su.</p>
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		<title>&#8220;Fare Impresa nel Regno Unito? Un Sogno Ancora Possibile&#8221; Intervista esclusiva di OkForex a Raffaele Volpe</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Briganti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2020 07:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Investimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[Fare impresa nel Regno Unito è ancora possibile per gli italiani, nonostante la Brexit? Lo abbiamo chiesto a Raffaele Volpe, imprenditore che da tanti anni assiste chi, dall&#8217;Italia, punta a costruirsi un futuro nella City. Tra gli argomenti dell&#8217;intervista, gli aspetti fiscali e burocratici, in una prospettiva di confronto UK-Italia. Ciao! Ci racconti chi sei [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fare impresa nel Regno Unito</strong> è ancora possibile per gli italiani, nonostante la Brexit? Lo abbiamo chiesto a <strong>Raffaele Volpe</strong>, imprenditore che da tanti anni assiste chi, dall&#8217;Italia, punta a costruirsi un futuro nella City. Tra gli argomenti dell&#8217;intervista, gli aspetti fiscali e burocratici, in una prospettiva di confronto UK-Italia.</p>
<p><em><strong>Ciao! Ci racconti chi sei e cosa fai?</strong></em></p>
<p>Sono un Business Consultant basato a Londra specializzato nel seguire privati ed aziende italiane con interessi nel Regno Unito. Ho iniziato questa professione circa 15 anni fa lavorando nel dipartimento italiano di una società internazionale a Londra, e 8 anni fa ho fondato insieme ad altri partners Italian Business Consulting che oggi è una società leader nel suo settore ed un punto di riferimento per i privati e le imprese italiane che investono o fanno business a Londra</p>
<p>Con Italian Business Consulting negli ultimi 5 anni abbiamo aiutato centinaia di italiani a comprare casa a Londra, aprire una società a Londra, espandere la propria attività commerciale dall’Italia a Londra, seguito interi nuclei familiari intenzionati a spostare la propria residenza in Inghilterra.</p>
<p><em><strong>Cos’ha di speciale Londra rispetto alle altre metropoli Europee?</strong></em></p>
<p>Camminando per la città, l’area aristocratica che si respira. Mentre lavorando, il sistema, la matrice anglosassone di Common Law che genera un sistema praticamente impostato per invogliare chiunque a fare business.</p>
<p><em><strong>Veramente le tasse nel Regno Unito sono molto più basse che in Italia?</strong></em></p>
<p>Un’unica aliquota sul profitto chiamata Corporation Tax che al momento è pari al 19%, pochi anni fa era al 20%, e adesso si parla di abbassarla al 17%. No imposte indirette, no studi di settore, nessun obbligo di versare contributi. No altre tasse da anticipare e versare anche se non crei profitto. Soltanto un’unica tassa da versare su un profitto reale dopo 9 mesi dalla fine dell’esercizio.</p>
<p><em><strong>E’ più difficile aprire (e far prosperare) un negozio o una LTD a Londra?</strong></em></p>
<p>Aprire un business a Londra è più semplice che in Italia. A prescindere se apri una LTD oppure un negozio. Se offri servizi o comunque conduci un business che non necessita di un negozio, riesci ad avviare la tua attività semplicemente aprendo una LTD che è molto più semplice e meno dispendioso di aprire una SRL italiana. Se invece il tuo business è nel retail, oltre alla LTD andrà comunque preso in locazione o acquisizione un locale commerciale che se pure più semplice che in Italia prevede comunque altri adempimenti.</p>
<p><em><strong>Adesso che è scattata la Brexit, cosa cambia realmente per chi vuole fare impresa nel Regno Unito?</strong></em></p>
<p>Per adesso davvero nulla, nel senso che ancora ad oggi un cittadino proveniente da ogni nazione europea può creare e gestire un business in UK senza eseguire alcuna aggiuntiva e particolare procedura.</p>
<p>Dai prossimi anni, dopo il periodo di transizione, saranno adottate alcune misure e quindi potranno essere previsti ulteriori adempimenti da espletare per un cittadino europeo intenzionato a creare un business in UK. Probabilmente sarà ripreso il modello americano, come l’italiano che oggi vuole aprire un business a New York, può farlo e lo vediamo in quanto ci sono milioni di italiani a New York e ne arrivano nuove migliaia ogni anno, ma deve seguire una burocrazia più articolata, potrebbe presentarsi uno scenario simile per Londra.</p>
<p>Nella situazione attuale, ritengo che questo sia uno dei migliori momenti per l’imprenditore italiano di entrare nel mercato di Londra in quanto si riesce ancora a sfruttare una burocrazia in accordo con quella degli altri paesi europei, e a sfruttare una sterlina favorevole.</p>
<p><em><strong>Quali servizi offre la tua impresa?</strong></em></p>
<p>Servizi di costituzione, gestione e amministrazione società. Rapporti con le banche. Servizi di contabilità. Assistenza nell’acquisto e locazione di immobili residenziali e commerciali. Contrattualistica. Consulenza legale, fiscale, burocratica. Quindi ogni servizio che un individuo o azienda può necessitare.</p>
<p><em><strong>Comprare casa a Londra è così proibitivo? E’ un investimento profittevole?</strong></em></p>
<p>Londra ha un mercato per tutte le tasche. Il territorio presenta condomini che hanno il prezzo al metro più quadro elevato del mondo, ma allo stesso tempo permette tranquillamente a giovani con un budget ridotto di comprare la prima casa.</p>
<p>Comprare casa a Londra è un investimento che abbiamo sempre consigliato e continuiamo a farlo, in qualsiasi momento. Mediamente un investimento immobiliare a Londra rende il 4% ma è la sicurezza dell’investimento che fa la differenza, e la stabilità e crescita continua del mercato negli anni.</p>
<p>Oggi puoi comprare casa a Dubai oppure in altre parti del mondo e percepire un rendimento anche dell’8% ma trovarti ad aver comprato un immobile in una giurisdizione dal punto di vista culturale e sociale meno sicura e che non ha mercato ed è difficilmente rivendibile per la troppa offerta.</p>
<p>Londra riesce sempre a mantenersi sul 4% con una giurisdizione sicura, un porto sicuro, generando ritorni interessanti nel lungo termine.</p>
<p>Negli anni abbiamo seguito clienti nell’acquisizione di monolocali a Londra al prezzo di £. 250,000 che oltre al 4% annuale dopo 5 anni hanno generato un gain del 100%, infatti i clienti sono riusciti a rivendere lo stesso immobile a £. 500,000. Gli stessi clienti hanno acquistato monolocali a Dubai per £. 200,000 che sulla carta dovrebbero generare l’8% ma hanno difficoltà a gestirli per la distanza e diversità nella giurisdizione, ed oggi hanno difficoltà a rivenderli per liberarsene a sottoprezzo a £. 150,000</p>
<p><em><strong>E’ facile accedere al mercato del credito nel Regno Unito?</strong> </em></p>
<p>Il sistema del credito nel Regno Unito è molto avanzato ma altrettanto avanzato è il sistema di analisi del credito. Le banche sono propense ad aiutare, tutti, logicamente è necessario fornire un minimo di dati che dimostrano l’andamento del business, ma ciò in Inghilterra è realizzabile anche prima della presentazione del primo bilancio di esercizio.</p>
<p><em><strong>Quali consigli daresti a un giovane startupper che vuole iniziare un business a Londra?</strong></em></p>
<p>Di non esitare a provarci perché’ a differenza di altre giurisdizioni, Londra con la sua burocrazia snella e flessibile a favore dell’imprenditore permette a tutti di mettersi in gioco. Non avendo obbligo di locare un ufficio, versare un ingente somma di capitale, recarsi dal notaio, tutti possono provarci, e in molti ci riescono.</p>
<p>Per maggiori info: www.societalondra.com</p>
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		<title>Crisi Coronavirus: ha Senso Investire nei Beni Rifugio?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Briganti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2020 08:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Investimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[Crisi Coronavirus: accanto all&#8217;emergenza sanitaria, che è ovviamente la più preoccupante, si stagliano pessimi scenari per l&#8217;economia e per i mercati. Le banche centrali stanno rivoluzionando le rispettive politiche monetarie, l&#8217;Unione Europea apre a una maggiore spese in deficit, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale si dicono disposti a offrire un contributo. I [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Crisi Coronavirus</strong>: accanto all&#8217;emergenza sanitaria, che è ovviamente la più preoccupante, si stagliano pessimi scenari per l&#8217;economia e per i mercati. Le banche centrali stanno rivoluzionando le rispettive politiche monetarie, l&#8217;Unione Europea apre a una maggiore spese in deficit, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale si dicono disposti a offrire un contributo. I mercati, poi, sono in agitazione, ipersensibili a ogni notizia, soprattutto quelle che provengono dai <a href="https://www.okforex.it/forex/news-forex-dove-reperirle-quali-cercare/7128/" title="Policy Maker" target="_blank" rel="noopener noreferrer">policy maker</a>.</p>
<p>In un simile contesto, è plausibile <strong>una corsa ai beni rifugio</strong>. Ma è una scelta sensata? In questo articolo, una riflessione a riguardo.</p>
<h2>La situazione attuale, sanitaria ed economica</h2>
<p>Siamo al 5 marzo 2020, dunque il bilancio non può che essere estremamente provvisorio. La Cina, principale epicentro dell&#8217;epidemia, sembra essersi lasciato il peggio alle spalle. Ad oggi, è anzi uno dei paesi con il numero minore di casi giornalieri, tra tutti quelli che stanno fronteggiando l&#8217;epidemia. Particolare tensione si rileva in Corea del Sud, Iran e, purtroppo <strong>Italia</strong>, che è anzi il terzo paese per numero di contagi.</p>
<p>Dal punto di vista finanziario, le borse sembrano stia reagendo alle nuove misure prospettate dalle banche centrale. Ricordiamo che gli Stati Uniti hanno tagliato di recente i tassi di mezzo punto, mentre la BCE ha promesso di tagliarli a breve e, probabilmente, interverrà anche sul Quantitative Easing.</p>
<p><strong>L&#8217;<a href="https://www.okforex.it/investimenti/oro-2020-destino-metallo-giallo-dopo-coronavirus/7444/" title="Oro" target="_blank" rel="noopener noreferrer">oro</a></strong> è ai massimi da cinque anni. Il trend era già in ascesa, sospinto dalle ipotesi prima della fine del ciclo economico espansivo degli Stati Uniti, poi dalle stime ritoccate al ribasso a causa della crisi sanitaria in Cina. Il prezzo ha subito una discreta impennata a partire dall&#8217;esplosione dei casi in Europa e attualmente si pone <strong>poco al di sotto dei 1.650 dollari.</strong></p>
<h2>Una definizione corretta dei beni rifugio</h2>
<p>Prima di riflettere sull&#8217;opportunità di affidarsi ai beni rifugio in un momento come questo, è bene proporre una panoramica sui beni rifugio stessi. Ovvero, fornire una corretta definizione.</p>
<p>Beni rifugio sono quegli asset cui si fa riferimento in tempi di incertezza, e che si caratterizzano per <strong>una maggiore liquidità</strong> e per <strong>una bassa volatilità</strong>.</p>
<p>In buona sostanza, i prezzi dei beni rifugio non oscillano molto e sono facilmente traducibili in denaro liquido. Per esempio, l&#8217;oro è un bene vendibile senza svalutazioni di prezzo, mentre lo stesso non si può dire di un qualsiasi <a href="https://www.okforex.it/forex/differenze-forex-trading-trading-azionario/2596/" title="Titolo Azionario" target="_blank" rel="noopener noreferrer">titolo azionario</a>.</p>
<p>La componente principale dei beni rifugio rimane comunque l&#8217;affidabilità percepite. Un bene rifugio è <em>sempre</em> un asset che viene percepito come tale.</p>
<p>In genere, i tradizionali beni rifugio sono o i metalli preziosi o le valute particolarmente stabili.</p>
<p>Tra questi:</p>
<ul>
<li>Oro</li>
<li>Yen</li>
<li>Franco svizzero</li>
<li>Dollaro</li>
<li>Bund, ovvero i Titoli di Stato tedeschi</li>
<li>Treasury Bonds, ovvero i Titoli di Stato americani</li>
</ul>
<h2>I rischi di affidarsi completamente ai beni rifugio</h2>
<p>Quando parliamo di rischi connessi ai beni rifugio, dobbiamo fare riferimento a due tipi di rischi: quelli strutturali e quelli contingenti.</p>
<p><strong>I rischi strutturali</strong> sono dettati dalle caratteristiche intrinseche dei vari asset, e in genere tendono a essere poco suscettibili ai fattori esogeni.</p>
<p><strong>I rischi contingenti</strong> dipendono invece dai fattori esogeni, e ovviamente cambiano in qualità e quantità, a seconda dei casi.</p>
<p>Il rischi strutturali dei beni rifugio sono principalmente i bassi rendimenti. E&#8217; una loro caratteristica principale: i beni rifugio sono sicuri, dunque in genere non aprono scenari di guadagno particolarmente allettanti. Un esempio emblematico è fornito dai Bund tedeschi, che per molto tempo si sono caratterizzati addirittura per un rendimento negativo. Insomma, le opportunità di speculazione sono per definizione poche e rare.</p>
<p>Per quanto riguarda i rischi contingenti occorre analizzare le prospettive economiche e finanziarie poste in essere dall&#8217;emergenza coronavirus.</p>
<p>Innanzitutto vi è il rischio che emergano sacche di opportunità in altri settori, se buona parte degli investitori punta sui beni rifugio. Inoltre, se la domanda cresce, i prezzi aumenteranno e sarà sempre più difficile acquistarli.</p>
<p>Il rischio più grande, però, è che in una situazione come questa, praticamente inedita, <strong>anche i beni rifugio si dimostrino poco sicuri</strong>. La situazione è inedita non già per la prospettiva pandemica, dal momento che il mondo ha affrontato spesso epidemie su scala mondiale, ma certo è la prima volta che una pandemia scoppia in un contesto iper-globalizzato, in cui ogni singola realtà è legata alle altre in un rapporto di interdipendenza. Un contesto simile è quello dell&#8217;Influenza Spagnola del 1918-1920, ma fino a un certo punto, dal momento che l&#8217;Oriente non era connesso come adesso.</p>
<p>Per esempio, lo yen è considerato universalmente un bene rifugio. Peccato che <strong>il Giappone sia comunque colpito pesantemente dal coronavirus</strong>, per quanto attualmente in maniera virulenta rispetto all&#8217;Italia, all&#8217;Iran e soprattutto alla Corea del Sud. Lo stesso dicasi per i Bund tedeschi, in quanto la Germania ha visto negli ultimi giorni un aumento drastico dei casi. E che dire degli Stati Uniti, che per giunta hanno un sistema ospedaliero quasi completamente privatizzato?</p>
<p>Insomma, la situazione è incerta. Lo è sotto tutti i punti di vista: sanitario, economico, finanziario, persino sociale (le azioni di contenimento puntano a ridurre i contatti sociali). E&#8217; ovvio che in un contesto come questo <strong>fare previsioni è azzardato</strong>. Anche perché l&#8217;economia influenza i mercati, e ancora non è assolutamente chiaro quali possano essere gli effetti sul <a href="https://www.okforex.it/economia/allarme-debito-pubblico-litalia-puo-fallire/7404/" title="PIL" target="_blank" rel="noopener noreferrer">PIL</a> mondiale, persino nella peggiore delle ipotesi.</p>
<p>D&#8217;altronde, è la prima volta dalla seconda guerra mondiale che il mondo sperimenta una situazione in cui sono in crisi sia la domanda che l&#8217;offerta. Le misure di quarantena limitano i consumi, come minimo perché la gente è spinta a rimanere a casa e perché alcuni paesi sono off-limits, o più spesso considerati tali. Ma le misure di quarantena limitano fortemente anche la produzione, in quanto una quota sempre più importante di persone non può lavorare o è costretto a lavorare a basso regime. Lo smart working da questo punto di vista aiuta, ma solo fino a un certo punto.</p>
<p>Il consiglio, quindi, è di porre la massima attenzione a quanto accade giorno per giorno. Un altro consiglio da seguire è ponderare le proprie azioni di investimento in maniera ancora più maniacale di quanto si è abituati a fare. Infine, fatevi consigliare dagli esperti, cercate di non prendere decisioni esclusivamente di testa vostra.</p>
<p>Il rischio è grande, e per la prima volta da settant&#8217;anni a questa parte, abbraccia molte attività del vivere umano, finanza e investimenti compresi.</p>
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		<title>Comprare Azioni Videogiochi: Conviene?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Briganti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Feb 2020 08:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Investimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[Conviene comprare azioni sui videogiochi, ovvero azioni emesse dalle software house e dalle hardware house che operano nel mondo dei videogiochi? E’ una domanda meno banale di quanto si possa pensare, anche perché questo segmento presenta alcune specificità e parecchi elementi di interesse. Dunque non stupisce che possa essere oggetto di attenzioni da parte di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Conviene <b>comprare azioni sui videogiochi</b>, ovvero azioni emesse dalle software house e dalle hardware house che operano nel mondo dei videogiochi? E’ una domanda meno banale di quanto si possa pensare, anche perché questo segmento presenta alcune specificità e parecchi elementi di interesse. Dunque non stupisce che possa essere oggetto di attenzioni da parte di chi, magari, vuole diversificare il suo portafoglio.</p>
<p>In questo articolo faremo una panoramica del comparto videoludico dal punto di vista azionario, elencando <b>i pro e i contro </b>di un simile investimento. Infine daremo qualche consiglio per guadagnare con le azioni dei videogiochi.</p>
<h2>I pro del comparto videoludico</h2>
<p>Sono numerose le software house e le hardware house, ovvero le aziende produttrici di videogiochi e console, quotate in borsa. D’altronde, alcune di queste aziende sono davvero enormi, e vantano fatturati nell’ordine dei miliardi di euro all’anno, dunque sono abbastanza grandi da “reggere” una presenza nell’azionario. Ne consegue che<b> il comparto è anche molto vario</b>, e questo è senz’altro uno dei pregi. E’ possibile infatti diversificare, e scegliere gli asset in base alle proprie esigenze, al proprio <a href="https://www.okforex.it/forex/creare-trading-system-5-fasi/6840/" title="Stile Di Trading" target="_blank" rel="noopener noreferrer">stile di trading</a> etc.</p>
<p>Parallelamente, e questo è un secondo pregio, il comparto si fa apprezzare per <b>una marcata leggibilità</b>. E’ infatti un segmento che è fortemente trainato dalle notizie, ovvero dipende in misura rilevante (ma non totalizzante) dalla copertura mediatica. Ora, l’informazione specializzata è davvero sviluppata, nel mondo dei videogames, da qui la sensazione che il mercato, in realtà, sia abbastanza leggibile.</p>
<p>Ma c’è un’altra considerazione da fare. Il mercato dei videogiochi è in costante evoluzione, anzi in crescita, anche perché si sta svincolando progressivamente da una percezione quale passatempo poco nobile. A dimostrarlo è il coinvolgimento, in alcune produzioni, di professionisti e anzi vere e proprie star provenienti dal cinema, dalla televisione etc. Senza contare il fenomeno degli <a href="https://www.okforex.it/forex/xtb-investire-guadagnare-industria-videogiochi/6462/" title="E-sport" target="_blank" rel="noopener noreferrer">e-sport</a>, che è leggermente collaterale ma comunque in grado di incidere positivamente sull’immagine del videogiochi, e quindi sul comparto in generale.</p>
<h2>I contro del comparto videoludico</h2>
<p>Di contro, si segnalano alcune dinamiche che potrebbero rendere l’investimento nelle azioni sui videogiochi non proprio appetibile, o almeno piuttosto rischioso. Come accade per tutti i comparti fortemente trainati dalle notizie, si apprezza <b>una marcata volatilità</b>. Pensiamo solo a Ubisoft, che non è certo la prima arrivata nel mondo dei videogiochi: nel giro di un anno, il 2019, ha toccato un massimo di circa 80 euro e un minimo di circa 40 euro. Certo, è il mercato azionario a essere volatile per definizione, ma le azioni delle software house e hardware, in media, oscillano veramente tanto.</p>
<p>C’è da considerare, poi, la difficoltà di produrre un’<a href="https://www.okforex.it/forex/scopriamo-analisi-tecnica-forex-trading/989/" title="Analisi Tecnica" target="_blank" rel="noopener noreferrer">analisi tecnica</a> degna di questo nome, sempre a causa del forte impatto che hanno le notizie. A questo si aggiunge una oggettiva eteorgeneità del comparto, che si caratterizza per fortissime differenze di prezzo anche tra azioni emesse da aziende che, di base, godono della stessa fama e della popolarità. Ciò aggiunge elementi di difficoltà in fase di diversificazione, o di semplice scelta dell’asset.</p>
<p>Per il resto, si segnalano gli svantaggi e le criticità di qualsiasi investimento azionario, che per sua natura vive di forti oscillazioni, determinanti soprattutto in una prospettiva di breve periodo.</p>
<h2>Le azioni con le migliori performance</h2>
<p>Detto questo, quali sono le migliori azioni sui videogiochi? Per rispondere a questa domanda, occorre fare una distinzione tra crescita e prezzo. In alcuni casi, infatti, le azioni che costano di più <i>non</i> sono le azioni con il miglior tasso di crescita.</p>
<p>Inoltre, occorre dare contezza di una dinamica. In genere, gli amatori e gli appassionati tendono a dare per scontati che ai primi posti (magari in entrambe le classifiche) siano occupati dai grandi colossi della tripla A, ovvero dalle software house che producono giochi da milioni di vendite, ben riconoscibili e famosi. Ebbene, non è sempre così. Anzi in molti casi le migliori performance sono appannaggio di <b>società poco conosciute al grande pubblico</b>.</p>
<p>Ciò accade per un motivo particolare: del comparto fanno parte anche i social game e i giochi da smartphone, che paradossalmente si stanno sviluppando per un tasso di crescita clamoroso, ma i cu produttori non vantano una grande storia alle spalle.</p>
<p>Ad ogni modo, se parliamo di azioni dal prezzo più alto, la palma spetta a <b>NetEase</b>, un’azienda di cui non avete probabilmente mai sentito nominare. Ebbene, le sue azioni navigano stabilmente sopra i 300 euro e si occupa di… MMORPG. I suoi giochi sono famosi soprattutto in Cina. Al secondo posto troviamo <b>Take Two</b>, nome dietro cui si cela la RockstarGames, produttrice di GTA, con azioni abbondantemente sopra i 100. Al terzo e al quarto posto troviamo <b>Electronic Arts e Activision Blizzard</b>, rispettivamente sopra i 100 e sopra i 60 euro.</p>
<p>Per quanto riguarda la crescita ad un anno, il discorso cambia, dal momento che le migliori aziende sono quasi tutte sconosciute al grande pubblico. Oltre ai già citati Activision Blizzard ed Electronic Arts, infatti, troviamo <b>Zynga</b>, che produce social games e giochi per browser, con sede negli Stati Uniti.</p>
<h3>Consigli per fare trading con le azioni delle software house</h3>
<p>E’ facile fare trading con le azioni sui videogiochi? Assolutamente no. D’altronde è il <a href="https://www.tradingazionario.com/" title="Trading Azionario" target="_blank" rel="noopener noreferrer nofollow">trading azionario</a> a essere molto complicato, a prescindere dal comparto. Quello videoludico, come abbiamo visto, presenta criticità e vantaggi.</p>
<p>Il consiglio più grande è di c<b>onoscere il comparto,</b> e non dare per scontato di sapere abbastanza, solo per il fatto di amare i videogiochi. Questo segmento, come abbiamo visto, è molto sfaccettato, con alcune dinamiche controintuitive ma ad alto impatto (es. il ruolo giocato dai social games).</p>
<p>Dunque, studiate il mercato videoludico da un punto di vista azionario, svincolandovi se possibile dalla prospettiva del piccolo consumatore o dell’appassionato.</p>
<p>Il secondo consiglio è di integrare nella propria analisi quante più fonti possibili. Dunque, da sole l’analisi tecnica, l’analisi fondamentale e l’analisi patrimoniale non bastano. Se però effettuate assieme, e in modo integrato, possono essere davvero utile. In linea di massima, pur consapevoli delle specificità del mercato, dovreste procedere come se stesse tradando azioni di qualsiasi altro comparto.</p>
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		<item>
		<title>Oro 2020: il Destino del Metallo Giallo Dopo il Coronavirus</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Briganti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Feb 2020 08:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Investimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[Come sarà il destino dell’oro per questo 2020? A questa domanda hanno cercato di rispondere investitori e analisti, proponendo outlook in realtà non molto diversi tra di loro, e nella maggior parte positivi per il metallo giallo. La maggior parte dei paper che affrontano la questione, però, sono usciti sì di recente, ma prima che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come sarà il destino <b>dell’oro per questo 2020</b>? A questa domanda hanno cercato di rispondere investitori e analisti, proponendo outlook in realtà non molto diversi tra di loro, e nella maggior parte positivi per il metallo giallo. La maggior parte dei paper che affrontano la questione, però, sono usciti sì di recente, ma prima che sul mondo intero si estendesse l’ombra della catastrofe globale, ovvero prima che scoppiasse l’epidemia del coronavirus.</p>
<p>Premesso che la situazione è ancora incerta, e non si sa quando l’epidemia avrà fine e quanti morti mieterà, non c’è alcun dubbio che eserciterà un impatto sull’economia, sulla finanza e sugli investimenti. Anzi, questo impatto è già in corso. Lo si nota dalle performance di molti asset, come il petrolio (in discesa). Lo si nota persino dalle performance dell’oro, che invece è in risalita.</p>
<p>Ecco, dunque, che tutte le previsioni e le stime elaborate solo un mese fa, andrebbero riviste alla luce di questa nuova e quasi inedita minaccia globale. Dunque è bene porsi nuovamente la domanda: <b>quale sarà l’andamento dell’oro nel 2020?</b></p>
<p>Nell’articolo che segue cercheremo di rispondere a questa domanda.</p>
<h2>Oro 2020: i market mover in campo</h2>
<p>Anche senza considerare il coronavirus, sono tanti i fattori, gli eventi e le dinamiche che potrebbero incidere in maniera decisiva sull’oro. E d’altronde è ingenuo pensare che il prezzo dell’oro dipenda solo dalle vicissitudine legate al coronavirus, per quanto esse ricoprano, ad oggi almeno, un’importanza spiccata. E’ ovvio che vanno considerati anche e soprattutto altri aspetti, nel bene e nel male.</p>
<p>Per esempio,<b> i movimenti delle banche centrali</b>. E’ ormai assodato che in contesti in cui il costo del denaro diminuisce, ovvero quando le banche centrali abbassano i tassi, il prezzo dell’oro tende ad aumentare. Ciò accade perché gli investitori percepiscono le valute (e non solo) come un oggetti di investimenti meno redditizi. Ebbene, a quanto pare, e a causa dell’incipiente rallentamento della crescita, le banche centrali manterranno una politica monetaria espansiva.</p>
<p>Tuttavia lo scenario, almeno da questo punto di vista, in quanto sia la Fed che la BCE potrebbero semplicemente cristallizzare l’assetto monetario odierno, senza produrre ulteriori azioni accomodanti.</p>
<p>Un altro fattore che inciderà sicuramente è rappresentato dalle tensioni geopolitiche, che erano decisamente partite col botto quest’anno, poi soppiantate <i>solo mediaticamente</i> dal coronavirus. I meme su internet parlavano di terza guerra mondiale, ipotesi un po’ eccessiva, ma non c’è dubbio che una escalation dei rapporti tra Stati Uniti e Iran, e un peggioramento della situazione in Libia, possano spingere gli investitori verso beni rifugio, in primis l’oro.</p>
<p>C’è poi il fattore<b> economia reale</b>. Quando le economie nazionali si rendono protagoniste di performance misere (pur con le proprie differenze) e lo fanno quasi all’unisono, gli investitori tendono a comprare più oro (o più prodotti aventi l’oro come sottostante), proprio perché anche gli asset sono destinati a declinare, se economia sprofonda nella stagnazione o peggio nella crisi. Pur in un contesto in cui alcune economie vanno <i>spiccatamente</i> male, in alcuni casi i dati sono contrastanti.</p>
<h2>Le previsioni degli analisti pre Coronavirus</h2>
<p>Il coronavirus è destinato a cambiare le carte in tavola. Da un punto di vista economico, lo ha già fatto dal momento che si segnalano contrazioni nei volumi del commercio. Ad ogni modo, è interessante rispolverare le stime degli analisti circa l’argomento oro 2020 elaborate prima che esplodesse l’epidemia.</p>
<p>Per esempio, <b>Aberdeen Standard </b>si era detto molto ottimista sull’oro, dal momento che considerava probabile (o considera tuttora) un oro a 1.700 dollari l’oncia. Un valore significativa se si considera che ad oggi, 5 febbraio, un’oncia non costa più di 1.551 dollari. Anzi, l’istituto si era spinto ancora più in là, indicando 1.800 dollari come obiettivo raggiungibile nel caso in cui l’inflazione si fosse posta a un livello di crescita stabile.</p>
<p>Ma c’è chi si è dimostrato ancora più ottimista. E’ il caso di <b>David Roche</b>, presidente dell’omonima società, che aveva proposta 2.000 dollari come obiettivo possibile dell’oro. Un obiettivo sostenuto dalle politiche monetarie delle banche centrali, posizionati su livelli estremamente accomodanti.</p>
<p>Molto più prudente <b>UBS</b>, che prevedeva sì un aumento più che percepibile, ma niente affatto clamoroso. Nello specifico, la banca svizzera aveva stimato valori superiori a 1.600 dollari per l’oncia d’oro. Un’asticella, questa, nettamente più bassa rispetto a quella di Aberdeen Standard e David Roche. Per il resto, le differenze con le altre banche non si giocano sull’interpretazione degli eventi, che è piuttosto unanime, bensì sugli effetti di questi eventi.</p>
<h2>Cosa può accadere con il Coronavirus</h2>
<p>Le cose sono destinate a cambiare con il coronavirus? Le analisi che abbiamo esposto dovrebbero essere gettate alle ortiche? In realtà, non se esclude la questione numeriche almeno (per esempio, l’oro è attualmente scambiato a 1.551 dollari l’oncia), le previsioni sono comunque “fresche” e quindi valide. D’altronde, parlano tutte di un’ora in ascesa, pronto a incarnare una volta ancora il ruolo di bene rifugio.</p>
<p>La domanda a questo punto è: il coronavirus sosterrà questa ascesa o la smorzerà? E’ lecito attendersi che l’oro trarrà giovamento dalla crisi globale innescata dal coronavirus. D’altronde, le epidemie sono sinonimi di panico e incertezze, e in situazioni come queste gli investitori si rifugiano nei beni&#8230;Rifugio. Categoria, questa, di cui l’oro è l’epigono più autorevole e “richiesto”. Dunque, in linea di massima, è possibile pensare a stime ancora più ottimiste rispetto a quelle pubblicate qualche settimana fa, quando dell’epidemia non si sapeva ancora nulla.</p>
<p>Ovviamente, l’intensificarsi dipende dagli effetti dell’epidemia sulle economie nazionali, in primis cinese, e tutto ciò dipende dal decorso del virus. Attualmente, non è possibile fare previsioni, bensì sperare che gli stati siano abbastanza preparati a fronteggiare la crisi e a limitare le conseguenze per la salute, fino a debellare il virus e riportare tutto alla normalità, dinamiche oro-economie comprese.</p>
<p>Gli investitori sono dunque chiamati a seguire con attenzione i fatti di cronaca legati al virus, in modo da riuscire a capire prime degli altri “come andrà a finire” e intervenire per tempo per proteggere il proprio capitale o, di contro, per puntare a maggiori guadagni attraverso l’investimento speculativo su un oro in grande spolvero.</p>
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		<title>Petrolio in Rialzo Nonostante il Coronavirus? Ecco Cosa Sta Succedendo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Briganti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Feb 2020 09:26:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il prezzo del petrolio è dato in forte discesa. D’altronde non potrebbe essere altrimenti, vista la riduzione della domanda cinese causata dall’epidemia di coronavirus. Tuttavia, nella giornata del 4 febbraio, in maniera inaspettata, il petrolio ha dato segni di vitalità, rimbalzando in modo significativo. Cosa sta succedendo? Perché il petrolio è andato contro le stime [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <b>prezzo del petrolio </b>è dato in forte discesa. D’altronde non potrebbe essere altrimenti, vista la riduzione della domanda cinese causata dall’epidemia di coronavirus. Tuttavia, nella giornata del <b>4 febbraio</b>, in maniera inaspettata, il petrolio ha dato segni di vitalità, rimbalzando in modo significativo. Cosa sta succedendo? Perché il petrolio è andato contro le stime degli analisti e le logiche del buonsenso?</p>
<p>Ne parliamo in questo articolo, rivelando il <i>vero</i> motivo del rimbalzo del petrolio, ma spiegando anche perché il rimbalzo potrebbe non avrete seguito.</p>
<h2>Il petrolio in trend discendente a causa del Coronavirus</h2>
<p>Le quotazioni del petrolio, e in particolare del Brent e del WTI, è molto sensibile alle prestazioni dell’economia reale. D’altronde, l’oro nero è utilizzato soprattutto nelle attività produttive, come energia e carburante per le macchine. Non è un caso, dunque, che a una crisi economica segua sembra un crollo del prezzo del petrolio. L’esempio più emblematico è stato fornito dalla crisi economica del 2008, e in particolar modo della reminiscenza post 2011, quando l’oro nero ha sfiorato i 30 dollari al barile.</p>
<p>Sicché nessuno si è realmente stupito quando, a partire da metà gennaio, il prezzo del petrolio si è immerso <b>in un trend discendente</b>. L’epidemia del coronavirus, dichiarata “emergenza globale” solo dopo un paio di settimane dall’esplosione del caso, ha costretto la Cina a una forte limitazione degli scambi e intere province, tra le più ricche per giunto, a instaurare una sorta di auto-quarantena. Ne è conseguito un forte crollo della domanda e, di conseguenza, del prezzo.</p>
<p>Fare previsioni è complicato. In primis perché prevedere senza margine di incertezza l’andamento di un qualsiasi asset è tecnicamente impossibile. Secondariamente, perché si sa ancora poco del coronavirus, dunque è difficile capire quando l’epidemia terminerà e quale sarà il suo bilancio finale. Certamente, la Cina &#8211; forse con un po’ di ritardo &#8211; ha messo la lotta al virus in cima alle sue priorità, costi quel che costi,<b> a prescindere dalle conseguenze per l’economia nazionale</b>.</p>
<h2>Cosa è accaduto il 4 febbraio</h2>
<p>Il 4 febbraio è accaduto un evento abbastanza strano, viste le premesse. Le quotazioni del petrolio, date in trend discendente, <b>hanno compiuto un certo rimbalzo</b>. Certo non poderoso, e per nulla in grado di recuperare le perdite degli ultimi giorni (e del -20% in un mese). Tuttavia, più che sufficiente per instillare qualche dubbio negli investitori, a stimolare qualche riflessione, a intaccare  le certezze del breve periodo.</p>
<p>Nello specifico, il 4 febbraio il Brent è passato da 54,07 dollari a 55,36 dollari nel giro di 12 ore. Il WTI, invece, è passato da 49,89 dollari a 51,4 dollari nello stesso lasso di tempo dal. Un aumento in media superiore al 2%. Di norma questo piccolo balzo non dovrebbe destare sorprese, ma in questo contesto qualche curiosità l’ha provocata. Perché il petrolio, nonostante la crisi innescata dal coronavirus, e senza novità sostanziali su questo fronte, è aumentato di prezzo? Soprattutto, tale aumento è estemporaneo o è piuttosto il segnale che qualcosa sta cambiando?</p>
<p>A quest’ultima domanda ha risposto il mercato, dal momento che poi il petrolio ha leggermente ritracciato, ma il dubbio comunque rimane.</p>
<h2>Le ragioni del rimbalzo del petrolio</h2>
<p>In realtà potrebbe esserci un motivo dietro all’aumento inatteso del Brent e del WTI. Niente che possa sconvolgere gli equilibri, niente che possa modificare un quadro decisamente tendente al ribasso, ma che comunque richiede una certa attenzione, soprattutto in vista dei movimenti futuro.</p>
<p>Ad ogni modo, il piccolo balzo (poi leggermente ritracciato) potrebbe essere stato causato dall’OPEC, ovvero dalla <b>convocazione di una riunione d’emergenza </b>che è stata pubblicata proprio il 4 febbraio. Tra parentesi, la riunione d’emergenza affronterà proprio il tema del coronavirus, che appunto rischia di mettere in ginocchio le quotazioni del petrolio, e oscurare altri fattori rialzisti, come i disordini in Libia e la crescita della tensione tra Iran e Stati Uniti.</p>
<p>Nello specifico, gli investitori potrebbero aver reagito alle ipotesi di un taglio alla produzione. Niente è stato dichiarato in merito, sia chiaro, è tutto di là da venire, ma la prospettiva potrebbe essere esattamente questa. Ad alimentare questa ipotesi potrebbero essere state previsioni come quella di Margaret Yang, analista di CMC Markets, che appunto stima un taglio di 500 milioni di barili, che è una quantità non di poco conto.</p>
<p>Di certo, se tale taglio avrà luogo, e non è affatto scontato visti gli interessi nazionali in ballo, allora il petrolio potrebbe arrestare o rallentare la discesa, se non addirittura porsi in un trend leggermente rialzista.</p>
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		<title>Coronavirus Cinese: Quale l&#8217;Impatto sui Mercati se l&#8217;Epidemia si Diffonde</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Briganti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jan 2020 11:47:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Investimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[In questo inizio drammatico di 2020, una minaccia appare realmente in grado di gettare sul globo paure, ansie e psicodrammi: la diffusione di una particolare forma di coronavirus. Come molti sapranno, il virus si è sviluppato in Cina. Presenta i sintomi di una grave influenza, dalla quale differisce per due caratteristiche: è molto più contagioso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questo inizio drammatico di 2020, una minaccia appare realmente in grado di gettare sul globo paure, ansie e psicodrammi: la diffusione di una particolare forma di <b>coronavirus</b>. Come molti sapranno, il virus si è sviluppato in Cina. Presenta i sintomi di una grave influenza, dalla quale differisce per due caratteristiche: è molto più contagioso e parecchio più mortale.</p>
<p>Il primo pensiero va ai rischi per la salute, sui quali l’OMS non si dice ottimista. Persino in Europa, lontana dalla Cina migliaia e migliaia di chilometri, il rischio contagio è “moderato” (ovvero medio, non basso). Tuttavia, se siete degli investitori, dovreste preoccuparvi anche per<b> gli effetti che una eventuale pandemia potrebbe esercitare sul mercato</b>. Anche perché eventi di questo genere hanno un impatto destabilizzante a livello internazionale.</p>
<p>Ne parliamo in questo articolo.</p>
<h2>Coronavirus: la situazione a fine gennaio</h2>
<p><b>Cos’è il coronavirus e perché fa così paura? </b>Innanzitutto occorre specificare che il termine “coronavirus” è provvisorio, e infatti ufficialmente indica solo il<i> tipo</i> di virus. Forse per scaramanzia, o più probabilmente perché ci sono questioni più importanti da dirimere, al virus non è stato dato ancora un nome, a differenza di quanto accaduto a inizio secolo con la celebre SARS (con cui ha parecchio in comune).</p>
<p>Ad ogni modo, il virus presenta i sintomi di una influenza grave, a tal punto da essere scambiata per tale negli individui particolarmente sani. La mortalità però è molto più alta e, quel che conta, è in crescita settimana dopo settimana. Oggi, al 28 gennaio, i contagiati sono 4500 circa e<b> i morti 106</b>. Il tasso di mortalità, dunque, sfiora il 2,5%. I dati vengono però dalla Cina, e c’è chi li mette in dubbio.</p>
<p>Il virus fa molta paura perché ha già dimostrato di “saper mutare”, nonché di essere estremamente contagioso. All’inizio, infatti, il tasso di mortalità era tra l’1 e il 2%.</p>
<p>La Cina ha preso contromisura drastiche. <b>Ha isolato l’area di Wuhan</b>, la città da cui è partito il virus. Una area incredibilmente vasta, si parla di decine di migliaia di chilometri quadrati e decine di milioni di persone. Molti disagi si stanno registrando nei trasporti, sia di merci che di persone, e ovviamente nel commercio.</p>
<p>Sono in molti, però, a pensare che le cose siano destinate addirittura a peggiorare, almeno fino a quando non si conoscerà di più sulla malattia e non sarà trovato un vaccino.</p>
<h2>Le prime reazioni dei mercati</h2>
<p>Che c’entrano i mercati con un virus simil-influenzale? Ebbene, c’entrano tantissimo. In primis, perché tensioni a livello internazionali <i>di qualsiasi genere</i> si riflettono sempre sulle azioni degli investitori. Secondariamente perché  le contromisure prese per arginare il contagio giocoforza <b>provocano dei danni economici</b>, sono di intralcio al commercio e alle attività produttive. Si pensi all’obbligo imposto dal Governo Cinese di prorogare le vacanze per l’inizio del nuovo anno cinese ai primi di febbraio!</p>
<p>La situazione è peggiorata nel weekend 24-26 gennaio, a tal punto che le prime reazioni dei mercati si sono già registrate lunedì, alla riaperture delle borse. Ebbene le piazze asiatiche hanno fatto segnare un profondo rosso, ma il calo &#8211; da lieve e moderato &#8211; ha interessato anche le piazze occidentali.</p>
<p>Inoltre, il prezzo dell’<a href="https://www.okforex.it/forex/trading-oro-guida-esaustiva/2427/" title="Oro" target="_blank" rel="noopener noreferrer">oro</a> è salito, il prezzo del petrolio è sceso, i rendimenti dei bund tedeschi si sono abbassati. Cosa sta succedendo? E cosa accadrà in caso di pandemia? L’eventualità sarebbe drammatica, e le performance dei mercati passerebbero in secondo piano, ma è comunque bene rifletterci su.</p>
<h2>Quale impatto in caso di diffusione del virus?</h2>
<p>Di seguito ecco alcune dinamiche che di potrebbero verificare a seguito di un peggioramento dell’epidemia o addirittura dell’esplosione di una pandemia stile SARS (o addirittura peggiore).</p>
<h3>L’aumento del prezzo dell’oro</h3>
<p>Il primo impulso, quando le tensioni internazionali si intensificano, è di rivolgersi ai beni rifugio. E’ una dinamica assolutamente fisiologica e connaturata al pensiero dell’investitore. Ciò si traduce in un aumento della domanda, e quindi del prezzo, di alcuni asset, <b>in primis dell’oro</b>. Già nella giornata di lunedì 27 l’oro ha toccato i massimi dal 2012.</p>
<p>Una dinamica simile sta coinvolgendo anche un bene rifugio sui generis, come il bund tedesco. Non a caso, è aumentato di prezzo, e dunque il suo rendimento si è ulteriormente abbassato.</p>
<h3>Calo del prezzo del petrolio</h3>
<p>Discorso inverso per il petrolio. Il prezzo del petrolio, al netto delle vicende geopolitiche (che incidono in misura drammatica) è indice dell’andamento delle economie reali. Non c’è di cui stupirsi: quando l’economia “va bene”, la domanda di energia, e quindi di petrolio, è in aumento e quindi anche il suo prezzo. Non è un caso che il prezzo più basso del petrolio è stato toccato durante la seconda ondata della crisi economica.</p>
<p>Dunque, se l’epidemia dovesse deprimere il commercio e causare quindi danni tangibili alle economie, <b>il prezzo del petrolio potrebbe scendere</b>. Una dinamica simile è stata apprezzata già nella giornata di lunedì 27.</p>
<h3>Calo del prezzo delle materie prime</h3>
<p>Un discorso simile potrebbe riguardare anche le <a href="https://www.okforex.it/investimenti/forex-materie-prime-dove-investire/5544/" title="Materie Prime" target="_blank" rel="noopener noreferrer">materie prime</a>, categorie a cui comunque il petrolio appartiene (anche se in genere è catalogato sotto l’etichetta “energetica”). Ad ogni modo il ragionamento è il medesimo: le materie prime sono necessarie alle attività produttive, soprattutto nel settore secondario, dunque una economia in decrescita potrebbe impattare negativamente sulla domanda e <b>spingere verso il basso i prezzi</b>.</p>
<p>Ovviamente si tratta solo di ipotesi, ma in linea di massima il rapporto causa effetto si basa su elementi di logica, oltre ad avere il conforto della statistica e delle sequenze storiche.</p>
<h3>Le economie in difficoltà</h3>
<p>Se ipotizziamo una peggioramento dell’epidemia, o addirittura l’esplosione di una vera e propria pandemia, per definizione tutte le economie verrebbero coinvolte. Tuttavia, a rischiare, almeno in un primo momento, sarebbero quelle che si basano sui rapporti stretti con la Cina, che nel corso del tempo hanno sviluppato con il colosso asiatico un rapporto simbiotico. Per esempio, quelle economie che forniscono la Cina di materie prime, e a livelli massicci per giunta, visto il fabbisogno enorme del gigante di Pechino.</p>
<p>Il riferimento è <b>all’Australia</b>, che figura tra i principali esportatori di materie prime in Cina. Anche in questo caso, è bene dirlo, si tratta di supposizione, ma di certo non campate in aria.</p>
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		<title>Tensioni USA Iran Libia: Cosa Cambia se Scoppia una Guerra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Briganti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jan 2020 08:30:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le tensioni tra USA e Iran stanno tenendo banco in questa prima parte del 2020. Lo stanno facendo a più livello, da quello mediatico a quello goliardico (il riferimento è ai meme sulla terza guerra mondiali). A queste si sono aggiunti gli ultimi sviluppi in Libia, con un accordo tra le forze in campo che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le <b>tensioni tra USA e Iran</b> stanno tenendo banco in questa prima parte del 2020. Lo stanno facendo a più livello, da quello mediatico a quello goliardico (il riferimento è ai meme sulla terza guerra mondiali). A queste si sono aggiunti gli ultimi sviluppi in <b>Libia</b>, con un accordo tra le forze in campo che si sta rivelando più difficile del previsto.</p>
<p>Insomma, sembra proprio che Iran e Libia si siano guadagnati il ruolo di “polveriere” di questo 2020. I timori per una guerra tra più forze, magari su scala regionale e (come al solito) per procura forse sono esagerati. Certo, il rischio escalation però è già più concreto. In ogni caso, ma soprattutto nel primo, è lecito <b>ipotizzare anche delle conseguenze sui mercati</b>.</p>
<p>Proprio di questo parleremo nei prossimi paragrafi, ovvero dell’impatto sui mercati di una escalation delle tensioni o, addirittura, di una guerra nel vero senso della parola.</p>
<h2>Lo scenario in Iran</h2>
<p>Fino a qualche settimana, l’Iran non sembrava dover destare problematiche di livello internazionale. Certo, le scaramucce con gli Stati Uniti erano comunque frequenti, vista l’uscita degli americani dall’accordo sul nucleare, ma niente che potesse allarmare il cittadino comune. Poi, il colpo di mano di Trump, che ha ordinato un attacco mirato contro quello che, dallo stesso presidente USA, veniva reputato un pericoloso terrorista pronto a fare del male agli americani: <strong>Qasem Soleimani</strong>, generalissimo dell’Iran e impegnati, in quel preciso momento, in una missione diplomatica in Iraq.</p>
<p>L’uccisione di Soleimani è stata accolta con furore dall’Iran, fino a provocare minacce pesantissime contro gli Stati Uniti, promesse di vendetta e manifestazioni in tutto il paese. Il Medio Oriente, regione in cui configgono gli interessi di varie nazioni, tra cui proprio l’Iran, aveva di colpo acquisito lo status di “polveriera”.</p>
<p>Le minacce dell’Iran hanno avuto seguito, a tal punto che il Governo ha fatto bombardare una base americana in Iraq. Le conseguenze sono oggetto di contestazione e di interpretazioni radicalmente diverse, con gli Stati Uniti che minimizzano e <b>l’Iran che dichiara decine di morti </b><strong>americani</strong>. La situazione, attualmente (21 gennaio) sembra in una fase di stallo, per quanto l’Iran abbia dichiarato più volte che non reputa conclusa la “fase della vendetta”.</p>
<h2>Lo scenario in Libia</h2>
<p>La situazione in Libia è molto complessa, come lo è dal 2011 a questa parte del resto, ovvero dall’inizio della rivolta contro il fu Gheddafi e la dipartita di quest’ultimo. Lo scenario sembrava essersi cristallizzato con la divisione del paese in (almeno) due parti, diviso da due governi più o meno funzionanti che rivendicavano la sovranità sull’intero paese: il governo di <b>Al Sarraj</b>, sostenuto dall’Onu, dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti; e il governo del maresciallo <b>Haftar</b>, stabilito in particolare sulla Cirenaica.</p>
<p>Nell’ultima parte del 2019, la fase di stallo era stata rotta proprio da Haftar, che aveva fatto partire una campagna di conquista verso i territori presidiati dal rivale. Campagna che si è arrestata dopo i primi (comunque importanti) successi.</p>
<p>A inizio gennaio, però, un altro colpo di scena: il <b>presidente turco Erdogan</b> ha programmato l’invio di truppe per difendere Al Sarraj, evento che ha funto un po’ da sveglia per le diplomazie europee, che hanno finalmente deciso di muoversi. Risultato: sono state intavolate trattative tra i due contendenti, mirati a una tregua duratura, che però sono lungi dall’essere concluse. Ad oggi, 21 gennaio, le trattative sono ancora aperte, principalmente a causa della reciproca ostilità dei due uomini forti della Libia.</p>
<h2>L’ipotesi peggiore</h2>
<p>L’ipotesi peggiore dello scenario Usa-Iran è, ovviamente, lo scoppio di una guerra regionale. In realtà, nonostante l’atto clamoroso di Trump, quest’ultimo non sembra propenso a far esplodere una escalation, se si giudica dai tweet e dalle conferenze stampe delle ultime settimane, il rischio, però, è presente. Le conseguenze potrebbero essere drammatiche per la stabilità della regione, dal momento che le forze in campo sono davvero numerose, e nella zona cova comunque <b>un conflitto tra sciiti e sunniti.</b></p>
<p>L’ipotesi peggiore dello scenario libico è simile ma ha qualche elemento di particolarità. Il rischio più grande è che le trattative falliscano definitivamente, e che l’offensiva mossa da Haftar ricominci più forte di prima. Le truppe turche però sarebbero pronte a difendere Al Sarraj, con la conseguenza di un conflitto destinato a durare. Ciò potrebbe portare a dei <b>problemi nel commercio del petrolio</b> e a un aggravamento dell’emergenza migratoria, dinamica che riguarda soprattutto l’Italia e non solo.</p>
<h2>L’impatto sul mercato</h2>
<p><b>Quale sarebbe l’impatto delle peggiori delle ipotesi? </b>E’ una domanda più che legittima dal momento che i problemi in Medio Oriente e in Libia appaiono ancora di difficile risoluzione, e più volte in passato i grandi spiegamenti diplomatici (come quelli cui stiamo assistendo oggi) non hanno portato ai risultati sperati.</p>
<p>Si possono ipotizzare due ordini di conseguenze: uno determinato da dinamiche “generali”, espressione di una sensazione di instabilità; uno determinato da dinamiche particolari, espressione di precisi rapporti causa effetto.</p>
<p>Nel primo caso, è lecito attendersi <b>una corsa ai beni rifugio</b>. Da sempre, quando gli scenari internazionali, o anche solo finanziari, virano sull’instabile, gli investitori si rifugiano in un paniere limitato di beni, in particolare <b>il franco svizzero e l’<a href="https://www.okforex.it/forex/trading-oro-guida-esaustiva/2427/" title="Oro" target="_blank" rel="noopener noreferrer">oro</a></b>. Anzi, l’aumento delle quotazioni di questi due asset sono già oggi realtà. Rimane ancora da vedere quanto un tale trend durerà.</p>
<p>Nel secondo caso, ci si attendono inevitabili <b>ripercussioni sul prezzo del petrolio</b>. Già in questi giorni, proprio come per l’oro e il franco svizzero, stiamo assistendo a un aumento delle quotazioni. Tuttavia i rialzi sono determinati da dinamiche psicologiche (se si eccettua la mossa di Haftar di chiudere i pozzi petroliferi della Tripolitana). Se la guerra dovesse divampare, i fattori dovrebbero rivelarsi ancora più concreti, e scaturire <b>da un calo reale dell’offerta</b>, e non solo temuto.</p>
<p>Ovviamente, l’aumento prolungato del prezzo dell’oro, del franco svizzero e del petrolio per ora sono solo supposizioni, anche perché gli scenari sono in continua evoluzione. A dire il vero, le evoluzioni degli ultimi giorni (terza settimana di gennaio) potrebbero instillare un po’ di ottimismo. L’invito, però, è a non dare nulla per scontato.</p>
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